Quando la riservatezza pu essere un'opinione.

Di Dodi Casella.

Il Garante della privacy ha stabilito che  illecito spiare chi scambia file in rete. Ma il resto del mondo sembra voler andare in un'altra direzione. La
recente determinazione del Garante della privacy con la quale viene stabilito che, almeno in Italia, si deve osservare il principio di riservatezza, inteso
come valore costituzionalmente protetto e degno di preminente tutela giuridica di fronte agli interessi privati, sembra soffrire gi in partenza di numerose
e importanti eccezioni all'estero, sia in ambito comunitario che altrove.

Per esempio Aircom, il principale fornitore d'accesso irlandese, ha il fiato delle major sul collo affinch si decida a filtrare il peer to peer; infatti
a dar retta alla lobby capeggiata dalla Irish Recorded Music Association (IRMA) il download illegale -secondo quanto riferisce The Irish Times- avrebbe
provocato un danno di oltre 100 milioni di euro nel solo 2007.

A prescindere dal fatto che nessuno tra i produttori di intrattenimento sembra disposto a prendere in considerazione una riduzione di prezzo dei supporti
originali per combattere la pirateria, resta ancora da vedere se e in quale misura la presa di posizione italiana, anomala rispetto a quanto va a delinearsi
nel resto della Comunit Europea, potr resistere nei fatti.

In Francia infatti  stato presentato il progetto di legge antipirataggio, secondo le direttive emerse dal recente accordo Olivennes che prevede quella
famosa "risposta graduale" fortemente voluto dal presidente Sarcozy. In base a quanto sinora emerso, verrebbe creata una nuova autorit amministrativa
con il compito di vigilare sui download illegali, denunciati a iniziativa dei privati che si ritengono danneggiati, che si avvarr di pubblici ufficiali
per verificare la fondatezza delle denunce.

In caso di accertamento positivo, la gradualit prenderebbe forma dapprima con l'invio di una email di avvertimento a opera del fornitore d'accesso, seguta,
in caso di recidiva nel semestre seguente, da una diffida per raccomandata con avviso di ritorno, menzionando le sanzioni di legge in caso di prosecuzione
nell'illecito.

In caso venga constatata una nuova infrazione, l'autorit amministrativa potrebbe proporre una transazione, che consisterebbe in una sospensione dell'accesso
all'internet per un periodo non inferiore a un mese e non superiore a sei, oppure nel deferimento all'autorit giudiziaria per gli eventuali provvedimenti
di competenza.

La transazione prevede sia il divieto di stipulare nuovi contratti con altri fornitori d'accesso sia l'obbligo di continuare a pagare l'abbonamento durante
il periodo di sospensione; e ci evidentemente non tanto per ovviare alla possibile reiterazione del reato quanto per venire incontro agli interessi dei
fornitori di accesso.

Il guaio della soluzione prospettata  che durante il periodo di sospensione chi usufruisce di una soluzione mista (per esempio internet + telefonia + TV)
si vedrebbe penalizzato con il blocco della totalit dei servizi e non solo l'accesso al web; ovviamente alcuni dei fornitori non ne sono propriamente
entusiasti, anche a non considerare l'incongruenza e possibile illiceit di una sanzione accessoria non voluta dalla norma.

Inoltre l'autorit amministrativa di vigilanza ovviamente dovr avvalersi di un'ennesima schedatura su scala nazionale, a disposizione dei fornitori d'accesso
per controllare che nessuno dei "sospesi" violi il divieto di legge; il che implica un riesame complessivo della materia addirittura da perte del Consiglio
di Stato per verificare che non vengano violati i cosiddetti diritti soggettivi dei cittadini sottoposti a controlli e restrizioni.

Sono problemi complessi, che fanno temere la pronta adesione al sistema di un Paese come il nostro, da sempre ammalato di un burocratismo borbonico.

D'altra parte la soluzione richiesta dalla major negli Stati Uniti sembra pi un parto delle menti malate di fiscalit che prosperano dalle nostre parti,
visto che speditamente imporrebbe una tassa ai fornitori di accesso con facolt dei medesimi di rivalersi sulla clientela; una tassa non pi sul supporto
ma sull'utilizzo, una sorta di riedizione dell'imposta sulle concessioni governative. Non c' male, per la patria del liberismo economico.

Dodi Casella.

