UICIECHI.IT: SETTEMBRE 2008 - Numero 9.
Google Chrome, le voci fuori dal coro.
Scritto da Guido Sintoni.
In mezzo a un coro di voci concordi, che spaziano da un tiepido entusiasmo alle lodi sperticate a Big G, per Google Chrome è il momento di incassare le critiche. Che fanno parte del gioco, è vero, ma che danno sempre fastidio. E che, se interpretate in maniera costruttiva, possono aiutare a migliorare il proprio prodotto, cosa in parte già avvenuta.
L’episodio più eclatante arriva dalla Germania, dove uno dei telegiornali più seguiti in prime time, Tagesschau , ha mandato in onda un servizio dal titolo inequivocabile: “Attenzione al browser Internet“, riferendosi ovviamente a Chrome.
Riprende la notizia, rincarando la dose, il Berliner Zeitung . “Il Bundesamt für Sicherheit in der Informationstechnik [l’agenzia governativa che si occupa di sicurezza delle Tlc e dell’informatica in Germania, ndR] mette in guardia gli utenti Internet contro il nuovo browser Chrome. L’applicazione di Google non dovrebbe essere usata per navigare su Internet” ha detto al quotidiano un portavoce di BSI. Il problema è che “Chrome è distribuito come una versione non ancora definitiva. Inoltre è rischioso che i dati dell’utente rimangano in mano a un singolo vendor. Con il proprio motore di ricerca, il servizio di posta e il nuovo browser, Google copre ora tutte le più importanti aree di Internet”.
Rischio-privacy, insomma. Discorso che, a prescindere dall’implementazione, si può estendere anche a più di un rivale di Google. Un nome a caso? Beh, ovviamente Microsoft. Che ha anch‘essa il proprio motore di ricerca, il servizio di posta e il browser Web. E che ha di recente criticato Google proprio sul fronte-privacy.
Sulla homepage dell’agenzia federale, tuttavia, non compaiono ancora - al momento in cui scriviamo - riferimenti di sorta a Google e a Chrome. Ma la questione legata alla riservatezza va di pari passo con una delle funzioni-chiave di Chrome, il completamento automatico di quanto viene immesso nella barra degli indirizzi: ciò che viene scritto viene inviato a Google ancor prima di confermarne l’immissione con il tasto Invio o con un clic del mouse; se viene disattivata, la funzione ricompare dopo avere eliminato i cookie, risultando abbastanza invasiva.
Big G ha già cambiato alcuni giorni fa, in seguito a critiche unanimemente raccolte, il punto della licenza di Chrome in cui inizialmente attribuiva a se stesso ogni diritto sui contenuti inviati mediante il browser Web a un ben più conciliante “Puoi mantenere il copyright e ogni altro diritto in tuo possesso dei Contenuti inviati o visualizzati, su o attraverso, i Servizi”. Dove, ovviamente, i Servizi sono i sopracitati applicativi Google.
Guido Sintoni.