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UICIECHI.IT: OTTOBRE 2008 - Numero 10.

L’allarme di Opera Software: “Il web non rispetta gli standard W3C”.

Scritto da Piero Babudro.

Continua la battaglia di Opera Software per un web “pulito”, rispettoso degli standard e più accessibile. L’azienda norvegese, creatrice dell’omonimo browser , ha appena reso noti i risultati preliminari di una ricerca tuttora in corso su qualità e struttura dei contenuti presenti in Rete.

Lo studio si basa sul lavoro di MAMA , motore di ricerca costruito da Opera Software per indicizzare i siti sulla base del codice Html usato e che finora conserva nei suoi archivi qualcosa come 3,5 milioni di pagine web.

Una questione per specialisti e appassionati di programmazione, verrebbe da dire.

Non è del tutto vero: dall’analisi degli script utilizzati per dar forma alla tripla w così come la conosciamo (o meglio, la vediamo) l’azienda ritiene di poter ricavare informazioni importantissime riguardo a trend e sviluppi futuri del web design, e soprattutto studiare il livello generale di compatibilità con gli standard espressi dal World Wide Web Consortium .

Fondato nel 1994 da Tim Berners Lee, il W3C si è sempre speso per migliorare protocolli e linguaggi di programmazione, sulla scorta di parole d’ordine come interoperabilità, accessibilità e usabilità.

Ebbene, secondo Opera sembra che le indicazioni fornite finora siano state ignorate. Solo il 4,13% dei siti analizzati da MAMA è compatibile con le linee guida del W3C : inoltre ci sono molte imperfezioni anche in diversi siti tra quelli certificati come validi, spesso “sporcati” in seconda battuta dal progressivo inserimento di nuovi contenuti o istruzioni Html e Css.

La presentazione della ricerca è stata anche l’occasione per una stoccata a Dreamweaver , uno dei più famosi software per la realizzazione di pagine web. Solo il 3,4% dei siti sviluppati grazie al programma della Adobe rispetta le indicazioni del W3C e finisce così per venir surclassato da iWeb . L’applicazione di casa Apple, infatti, produce codice pulito nell’81% dei casi.

Piero Babudro.