Peer to peer, la caccia non finita.

Scritto da Giulio Boresa.

La sensazione  che il peggio debba ancora venire. E' vero, il parlamento francese ha rigettato il progetto di legge dei tre colpi per cacciare gli utenti peer to peer da internet. Ma non penserete che basti cos poco per scoraggiare l'industria discografica e i parlamentari suoi fiancheggiatori? Certo che no, la proposta di legge sar ripresentata il 27 aprile all'AssembleaNazionale.

Tanta ostinazione non deve sorprendere. Per prima cosa, pu darsi che paghi: dopotutto, la dottrina Sarkozy sta facendo proseliti nel mondo; in Corea del Sud  stata appena approvata una legge analoga. Ci si prova anche in Italia.Seconda cosa: comunque, anche se l'efficacia di queste leggi  dubbia allo stato pratico, nell'immediato hanno perlomeno un effetto deterrente. Spaventano gli utenti peer to peer, che si sentono sorvegliati speciali, con il faro dell'industria puntato contro. E questo di per s potrebbe rallentare il fenomeno. Lo dimostrerebbe il fatto che  bastata una legge in Svezia (secondo cui i provider sono obbligati a rivelare gli estremi degli utenti p2p) per ridurre di un terzo il traffico internetdellanazione.

Infine- terza considerazione- c' anche da dire che l'industria dell'audio video non sa quale altra strada battere. Ora sta puntando tutto nelle azioni di lobby, per ottenere leggi cheimpongano ai provider di collaborarecon i detentori di copyright (in vario modo, per aiutarli a denunciare gli utenti o per disconnetterli da internet). E' fallita la strategia precedente, che passava da denunce dirette agli utenti o dalla ricerca di accordi spontanei con iprovider.

L'industria insister ancora per un bel po', prima di rinunciare anche a questa strada. Che sar comunque in salita, come dimostra il caso francese, perch le leggi che l'industria vorrebbe impattono su alcuni principi fondamentali deicittadini.

Giulio Boresa.


