Phishing, minaccia senza fine.

Di Roberto Carminati.

Mytech, 28/2/2005.
http://www.mytech.it/internet/articolo/idA028001061618.art.
Aumenta del 42% nel giro di soli 30 giorni il totale degli attacchi effettuati con la tecnica del phishing.
La truffa si basa sulla falsificazione di siti e messaggi di posta elettronica appartenenti a banche o organizzazioni finanziarie, allo scopo di carpire informazioni riservate e delicate ai loro (reali) utenti.
Secondo Anti phishing working group ( Apwg) fra dicembre e gennaio i tentativi di frode sono stati 12 mila e 900, mentre i siti dai quali sono partite le incursioni hanno toccato la quota record di 2.560 unità: un progresso da ben 47 punti percentuali, sempre fra fine 2004 e inizio 2005.
NavigatoriOltre ad aver rilevato che i marchi contraffatti sono stati 64 a gennaio contro i 56 di dicembre, grazie fra l'altro a nove new entry assolute, la squadra antitruffa con sedi a Menlo Park e Cambridge ritiene di poter descrivere qualche interessante mutamento nelle abitudini e nei bersagli privilegiati dei cattivi phisher.
Mentre in precedenza le vittime predestinate erano soprattutto grandi entità come Citicorp o Paypal, attualmente anche le realtà più piccole sembrano sotto tiro.
Il portavoce di Apwg Peter Cassidy sostiene tuttavia che la diversificazione e la miniaturizzazione dei bersagli costringerà i malfattori a sfruttare una più vasta porzione di infrastruttura Internet e a cercare di esercitare un controllo anche sulle macchine casalinghe.
Se i rimedi contro queste intrusioni sono (prudenza a parte) largamente alla portata dell'utenza, più difficoltoso è risalire ai loro autori. In genere, hanno notato gli stessi esponenti dello working group, l'aspettativa media di vita di una home page fraudolenta è inferiore ai sei giorni.
Gli utilizzatori privati non sono i soli a rischiare: di recente ha suscitato scalpore il caso di Choicepoint, società georgiana specializzata fra l'altro nella gestione e nella fornitura di dati critici all'industria assicurativa.
Avvicinata da interlocutori dalle sembianze a prova di bomba, l'azienda di Atlanta ha venduto loro un database da circa 140 mila nomi di clienti, corredati da dati personali, finanziari, medici. Solo in seguito la (tragica) scoperta: si trattava di una gang di phisher in uno dei suoi più diabolici e più riusciti travestimenti.
Roberto Carminati.
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