http://www.mytech.it/internet/articolo/idA028001061618.art.
Aumenta del 42% nel giro di soli 30 giorni il totale degli
attacchi
effettuati con
la tecnica del phishing.
La truffa
si basa sulla falsificazione di siti e messaggi di posta elettronica appartenenti a
banche
o
organizzazioni finanziarie,
allo scopo di
carpire informazioni riservate
e delicate ai loro (reali) utenti.
Secondo
Anti phishing working group
(
Apwg)
fra dicembre e gennaio i
tentativi di frode
sono stati 12 mila e 900, mentre i siti dai quali sono partite le incursioni hanno toccato la quota record di 2.560 unità: un progresso da ben 47 punti
percentuali, sempre fra fine 2004 e inizio 2005.
NavigatoriOltre ad aver rilevato che i marchi contraffatti sono stati 64 a gennaio contro i 56 di dicembre, grazie fra l'altro a nove new entry assolute,
la squadra antitruffa con sedi a Menlo Park e Cambridge ritiene di poter descrivere qualche interessante mutamento nelle abitudini e nei bersagli privilegiati
dei
cattivi phisher.
Mentre in precedenza le vittime predestinate erano soprattutto grandi entità come Citicorp o
Paypal,
attualmente anche le realtà più piccole sembrano sotto tiro.
Il portavoce di Apwg Peter Cassidy sostiene tuttavia che la diversificazione e la miniaturizzazione dei bersagli costringerà i malfattori a sfruttare una
più vasta porzione di infrastruttura Internet e a cercare di esercitare un controllo anche sulle macchine casalinghe.
Se
i rimedi
contro queste
intrusioni
sono (prudenza a parte) largamente alla portata dell'utenza, più difficoltoso è risalire ai loro autori. In genere, hanno notato gli stessi esponenti dello
working group, l'aspettativa media di vita di
una home page fraudolenta
è inferiore ai sei giorni.
Gli utilizzatori privati non sono i soli a rischiare: di recente ha suscitato scalpore il caso di Choicepoint, società georgiana specializzata fra l'altro
nella gestione e nella fornitura di dati critici all'industria assicurativa.
Avvicinata da interlocutori dalle sembianze a prova di bomba, l'azienda di Atlanta ha venduto loro un database da circa 140 mila nomi di clienti, corredati
da dati personali, finanziari, medici. Solo in seguito la (tragica) scoperta: si trattava di una gang di phisher in uno dei suoi più diabolici e più riusciti
travestimenti.
Roberto Carminati.
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