Mozione PER I GENITORI DEI MINORI CIECHI ED IPOVEDENTI. XXI CONGRESSO DELL'UNIONE ITALIANA DEI CIECHI.
OROSEI (NU) - 17 / 19 NOVEMBRE 2005.
COMMISSIONE PER I GENITORI DEI MINORI CIECHI ED IPOVEDENTI.
RISOLUZIONE:
L'occasione congressuale dell'Associazione rappresenta il momento formale per rinnovare le cariche associative, ma soprattutto la circostanza ideale in cui si fa il punto di una situazione appena trascorsa, dalla quale partire per definire le linee strategiche di sviluppo dell'associazione medesima. Un momento di riflessione a cui il Comitato Nazionale dei Genitori dei minori iscritti all'Unione Italiana dei Ciechi intende partecipare compiendo, in primo luogo, un ragionamento valutativo su ciò che è stato fatto e/o proposto per i minori ciechi, ipovedenti e pluriminorati nel periodo che precede questo Congresso di Orosei.
La fase temporale presa a riferimento è quella che ci porta al Congresso del 2001 a Roma, con la risoluzione adottata dalla Commissione dei genitori di allora, da cui vogliamo estrapolare i problemi posti e le soluzioni che effettivamente sono state adottate dagli attori politici e sociali che hanno avuto ruolo in questi quattro anni appena trascorsi.
Si richiama, pertanto, uno stralcio di quella risoluzione in cui vennero evidenziate le problematiche di cui si chiedeva la soluzione:
disparità dei servizi e dell'assistenza tra Provincia e Provincia.
discontinuità o inesistenza di attività integrative extrascolastiche.
interventi riabilitativi differenziati a seconda delle A.S.L. di appartenenza, ecc..
carenza di specializzazione per buona parte dei docenti per il sostegno, con conseguente inadeguatezza di programmazione didattica.
eccessivo numero di alunni per classe in presenza di alunni disabili.
persistenza di alcuni problemi legati alla trascrizione di testi scolastici in braille.
carenza di supporto psico-pedagogico alle famiglie fin dai primi momenti dell'accertamento della cecità o della pluriminorazione.
Senza volere calcare la mano con l'ulteriore elencazione di questioni irrisolte, peraltro già ben note, pensiamo si possa affermare che le problematiche evidenziate permangono, e che il progresso sulla strada dell'integrazione scolastica e sociale dei nostri ragazzi risulta tradito nelle attese a causa dell'insufficiente impegno delle Istituzioni che, pur manifestando a parole nelle occasioni d'incontro (convegni e conferenze) il loro sentito coinvolgimento, non riescono a produrre azioni concrete con l'emanazione di disposizioni normative coerenti, ma quando queste disposizioni normative intervengono, lo fanno nella direzione sbagliata. Vedasi ad esempio la riforma Moratti, la quale, nonostante sia accompagnata da forti voci di dissenso, sta andando avanti, innestando, secondo il punto di vista di molti, un processo di liquidazione della scuola pubblica, che è inteso non come una risorsa in cui investire, ma come una fonte di "risparmi". Mentre investire, significa farlo nella scuola privata con l'aumento progressivo dei finanziamenti, con i bonus per le famiglie che vi iscrivono i figli, ecc.
E se i tagli alla spesa per la scuola pubblica sono sotto gli occhi di chiunque voglia vederli, quelli relativi al sostegno li tocchiamo con mano giacché si chiede anche all'handicap, di dare il suo contributo al risparmio della spesa. Infatti, il rapporto alunni/docente di sostegno sale piuttosto che diminuire e ciò perché gli alunni portatori di handicap sono ritenuti troppi e troppi, di conseguenza, gli insegnanti di sostegno. Infatti, anche la revisione dei criteri per la certificazione dell'alunno portatore di handicap è stata cambiata, con regole più rigide per il riconoscimento delle minorazioni.
A completare il quadro nefasto, ancora qualche elemento. Sono spariti da qualche anno i finanziamenti per sussidi didattici e tecnologici, quello per la formazione degli ATA, quello per i Gruppi di Lavoro Interistituzionali Provinciali. Sono stati ridotti i fondi erogati alla scuola per l'applicazione della L. 440/97 per l'arricchimento e l'ampliamento dell'offerta formativa.
In tale contesto le differenze permangono e si aggravano. Negli ultimi tempi si è verificato che alcuni minorati della vista non venissero ammessi a corsi di aggiornamento professionale o anche che per l'accesso alle Università vi fossero dei posti riservati a specifiche categorie e non ai portatori di handicap in genere ed ai minorati della vista in particolare. Si chiede all'Unione Italiana dei Ciechi un intervento autorevole atto a ottenere le pari opportunità nei corsi di aggiornamento e riserve di posti per i minorati della vista nelle varie facoltà dove è previsto il numero chiuso.
Questo stato di cose lascia intravedere l'evoluzione di un modello di scuola che non combatte l'esclusione sociale, che certamente non aiuta l'integrazione degli alunni portatori di handicap, ma che piuttosto aumenta le disuguaglianze anziché tendere ad eliminarle.
Una risposta a questi gravissimi problemi deve scaturire dall'Unione Italiana dei Ciechi, dalla vita associativa che si svolge al suo interno, dalla collaborazione tra l'istituzione stessa ed i genitori dei minori con disabilità visiva. Perché tra i pochi mezzi che abbiamo per far sentire la nostra voce, per addivenire al soddisfacimento delle necessità educative dei nostri figli, c'è quello della presenza fattiva e della cooperazione all'interno dell'organizzazione.
Anche in passato l'Unione Italiana Ciechi ha svolto il ruolo di denuncia e di proposta finalizzata alla preparazione di un'intensa azione rivendicativa nei confronti del Ministero della Pubblica Istruzione. Ha predisposto documenti guida con gli standard minimi per la formazione degli insegnanti dei minorati della vista, ha elaborato questionari per la rilevazione degli indicatori di qualità relativi alla presenza di alunni minorati della vista nelle scuole. Ha proposto un programma di formazione e aggiornamento per gli insegnanti per il sostegno che necessitano di specializzazione. Si è assunta l'onere di focalizzare le altre difficoltà che incidono nella formazione dei ragazzi non vedenti.
Oggi, che davvero si può ritenere a rischio tutta l'esperienza di integrazione della scuola italiana, occorre, che ancora una volta, l'Unione Italiana dei Ciechi si faccia carico d'intervenire, con la collaborazione delle famiglie e ricercando tutte le sinergie utili al conseguimento dell'obiettivo.
L'insieme delle valutazioni non positive sul sistema d'istruzione pubblico, riporta periodicamente alla ribalta il dibattito sulle scuole speciali in cui si sono formati i non vedenti italiani fino agli anni '70, queste scuole non più riproponibili per innumerevoli ragioni sociali, psico-pedagogiche, logistiche ed anche economiche, potrebbero essere sostituite adeguandosi all'"andazzo" prevalente della politica scolastica italiana. In altre parole, se le scuole paritarie hanno la possibilità di "crescere" economicamente e qualitativamente, anche l'UIC potrebbe cimentarsi nella gestione di un certo numero di questi istituti offrendo un elevato standard qualitativo ai normodotati (che attirerebbe utenza e risorse) e facilitando, per ovvie ed intrinseche ragioni, la frequenza dei non vedenti. Una questione che il Comitato nazionale dei genitori ha già posto e che non ha trovato il favorevole accoglimento nelle valutazioni dalla Direzione Nazionale.
Questa Commissione, non volendo far scadere ogni azione propositiva comprensiva dell'esperienza dei genitori impegnati a qualsiasi livello all'interno dell'Associazione, auspica e sollecita l'Unione Italiana dei Ciechi affinché nel corso dei prossimi quattro anni possano essere affrontate le seguenti tematiche:
Individuazione di strumenti legislativi per far sì che i servizi e l'assistenza offerti sul territorio siano più paritari e il più vicino possibile all'utenza.
Adeguamento della struttura dell'UIC alle logiche di decentramento delle competenze statali in materia di pubblica istruzione che, in virtù della riforma costituzionale in atto, vengono trasferite alle regioni.
Posto che l'insegnamento dell'informatica è diventata disciplina curriculare sin dal primo ciclo dell'istruzione, è necessario adoperarsi presso le Istituzioni affinché vengano fornite metodologie e strutture per l'insegnamento ai bambini non vedenti che frequentano la scuola pubblica.
Individuazione di attività integrative speciali extrascolastiche e interventi riabilitativi, che tengano conto della diversità delle patologie e delle diverse fasce di età, da divulgare in modo omogeneo su tutto il territorio.
Promozione della specializzazione dei docenti per il sostegno con il coinvolgimento degli insegnanti curriculari e del personale A.T.A. in modo da garantire una adeguata programmazione didattica.
L'ottenimento della garanzia, da parte dei Centri di trascrizione dei testi scolastici in Braille o a carattere ingrandito, dello stesso standard di qualità nella trascrizione.
Agire presso le Case Editrici affinché forniscano i testi scolastici su supporto informatico.
Richiedere alle strutture sanitarie che a tutte le famiglie fin dal momento della scoperta della disabilità del figlio sia garantito un supporto psico-pedagogico qualificato che si avvalga dell'opera di personale in possesso di specifiche competenze.
Nel momento della formulazione della Diagnosi Funzionale da parte della Equipe pluridisciplinare, chiedere l'integrazione della stessa Equipe con uno specialista della patologia sofferta dal discente.
Adoperarsi affinchè le ASL osservino in maniera più sistematica le indicazioni di cui alla nota 28/4/2003 del Ministero della Salute, secondo la quale i corsi di Orientamento, Mobilità e autonmia personale sono inclusi fra le attività riabilitative.
Inoltre la Commissione ritiene sia necessario:
Rafforzare i Centri di Consulenza Tiflodidattici con supporto specialistico psicopedagogico in modo che intervengano anche per le consulenze e il sostegno alle famiglie, alle scuole, agli operatori sociodidattici in genere e a tutte le persone che direttamente o indirettamente si occupano dell'integrazione sociale e scolastica degli ipovedenti, non vedenti e anche con minorazioni aggiuntive.
L'istituzione di nuovi Centri di Consulenza Tiflodidattica tuttora insufficienti per rispondere alle esigenze dell'intero territorio nazionale.
La formazione, attraverso l'I.Ri.Fo.R, di Tiflologi ed Istruttori per l'orientamento e la mobilità, da utilizzare nei servizi che le istituzioni pro ciechi offrono ai non vedenti ed agli ipovedenti. In modo particolare la Commissione propone che s'intervenga sui direttori delle SsiS, affinchè nei programmi di tali corsi vengano sempre inserite discipline specificatamente destinate ad educatori che si occupano di minorati della vista.
Favorire iniziative che sviluppino l'autonomia personale (intesa come affrancamento dal nucleo familiare) anche attraverso l'ausilio di strutture di volontariato come l'UNIVOC e similari. Analogamente si proceda nei confronti dell'attività sportiva in funzione ludico-ricreativa.
Agire decisamente a livello regionale affinché la figura del riabilitatore visivo sia presente in maniera capillare nelle strutture della sanità pubblica.
Questa Commissione chiede altresì all'Unione Italiana dei Ciechi di intervenire decisamente per la risoluzione dei gravissimi problemi che investono i ciechi pluriminorati sia nell'età prescolare che nel corso della vita scolastica e in età post-scolare, in particolare la Commissione chiede all'Unione Italiana dei Ciechi di favorire con ogni mezzo la costituzione di "Centri Residenziali" per soggetti pluriminorati che dovessero trovarsi nella condizione di non aver più congiunti che li accudiscono.
La Commissione essendo convinta che la tutela dei minori è affidata prioritariamente alla famiglia, per cui sarebbe improprio prendere decisioni senza concordarle con la medesima, ribadisce ancora una volta, la necessità della presenza dei genitori nei Consigli Regionali e Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e chiede che tale istanza venga soddisfatta almeno in ambito di Regolamento. Si ritiene inoltre quanto meno opportuno che anche i genitori vengano chiamati a far parte delle Commissioni dell'Unione Italiana dei Ciechi, sia a livello Centrale che Periferico ed in particolare a quella relativa ai Pluriminaorati, nonché partecipare con parere consultivo alle riunioni dei Consigli Provinciali, Regionali e Nazionale.
Infine la Commissione chiede all'Unione Italiana dei Ciechi di prodigarsi a livello Centrale e Periferico affinché i "Comitati genitori" Nazionale, Regionali e Provinciali possano assicurare la loro rappresentanza territoriale e diventare strumenti propulsivi ed operativi degli Organi deliberanti anche attraverso incarichi specifici ai componenti che dovranno diventare punto di riferimento per specifiche parti del territorio.
Orosei, 19 novembre 2005.
Il Presidente della Commissione:
Alessandro De Felici.
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