Internet che "Stanca"?

Di Pierpaolo De Lauro e Paolo Tosatti.

Sedetevi davanti ad un computer, accendetelo e guardate attentamente lo schermo. Adesso provate a chiudere gli occhi. Che fare? Aprire un file word diventa impossibile, per non parlare della navigazione in rete. I computer a prima vista sembrano strumenti da usare solo con gli occhi, ma non è così. Oltre 350mila persone in Italia sono affette da disabilità visiva: non vedenti e ipovedenti (persone con un residuo visivo molto ridotto, al di sotto dei tre decimi) per usare un pc utilizzano mani e orecchie.
Dalla fine degli anni 90, in concomitanza con la notevole accelerazione del processo d'informatizzazione della società, ha cominciato a porsi per queste persone il problema delle cosiddette web barriere: gli ostacoli incontrati nell'utilizzo delle nuove tecnologie, primo tra tutti internet. Il web ha rappresentato in un primo momento un mondo completamente inaccessibile a quanti erano affetti da disabilità visiva. Solo negli ultimi anni, grazie allo sviluppo di tecnologie e software, anche i non vedenti e ipovedenti hanno cominciato a sfruttarne le potenzialità.
Per capire meglio il rapporto tra i disabili visivi e la rete siamo andati all'Unione italiana ciechi dove abbiamo incontrato Nunziante Esposito e Massimiliano Martines, membri della Commissione dell'osservatorio siti internet (Osi). "La prima cosa da capire quando si parla di computer e informatica, è che cecità e ipovisione sono due mondi diversi, ciascuno con i suoi problemi e le sue esigenze - spiega il Signor Nunziante - . Gli strumenti utilizzati da un non vedente per navigare su internet sono sostanzialmente diversi da quelli impiegati da un ipovedente, che usa dispositivi che gli permettono di sfruttare al meglio il suo residuo visivo. Questo non è possibile per una persona priva della vista, che si avvale principalmente di programmi chiamati screen reader (letteralmente "lettori dello schermo"), che leggono il testo presente su una schermata". Mentre spiega, Nunziante ci fa vedere con il suo computer come funziona uno di questi programmi: un sintetizzatore vocale legge il nome delle varie cartelle e icone presenti sul desktop, mentre con le frecce direzionali ci si sposta tra le une e le altre. Per entrare in internet basta individuare il browser che si usa normalmente e premere invio. "Lo screen reader è un software che legge tutte le finestre di tutti i programmi che sono stati installati, come ad esempio Windows o Acrobat. Ovviamente è necessaria una buona conoscenza della tastiera e del sistema operativo e dei comandi stessi". Il programma legge le parti scritte delle pagine aperte da Nunziante. Colpisce la velocità di lettura con cui il sintetizzatore vocale procede: la stessa che si potrebbe avere scorrendo un testo con lo sguardo. Il nostro orecchio da vedenti non è abbastanza allenato, e Nunziante è costretto a diminuire la velocità dello screen reader. "Alcuni disabili utilizzano anche un display braille per usare un computer e navigare in rete. Si tratta di una periferica aggiuntiva che viene collegata al pc, e che traduce il testo scritto in segni braille in rilievo che l'utente può leggere sul display".
Esistono molti tipi e molte versioni di screen reader, ma quelle più usati sono Jaws, Window Eyes e Hal. Ci sono anche tipi diversi di periferiche Braille: le più sofisticate ad 80 caratteri corrispondono alla dimensione di una normale riga dello schermo e rappresentano le informazioni così come sono. Uno dei problemi principali legati a questi strumenti è quello del loro prezzo elevato: uno screen reader può costare dai 500 ai 1500 euro, un display braille ha un costo molto più elevato, dai 2500 ai 7mila euro. A ciò si deve ovviamente aggiungere il prezzo di un computer, e anche quello del sistema operativo. Fino a poco tempo fa l'unico sistema operativo utilizzabile da un non vedente era Windows, non esistendo programmi di sintesi vocale per Macintosh. Oggi però esiste anche Suse Blinux, parte integrante del sistema operativo Suse Linux 7.0, che permette ai disabili visivi di lavorare comodamente con il free software di Linux, risparmiando sui costi.
Pero' purtroppo, al momento, non esistono degli screen-reader per questo sistema operativo e si e' costretti ad usare i costosi display braille, cosa che non tutti possono permettersi.
L'accordo governo-regioni dell'8 agosto 2001 sul trasferimento alle regioni delle funzioni gestionali e organizzative in materia sanitaria, invece di semplificare il quadro dell'assistenza ai disabili visivi per l'accesso alle tecnologie, ha finito per complicarlo rendendo di fatto diversa da regione a regione l'assistenza economica prevista. "Quello che è accaduto - prosegue Nunziante- è che di fatto ogni regione e ogni comune decide quale tipo di assistenza fornire e quante risorse destinare al disabile. Così ci si trova di fronte a grandi disparità: alcune zone sono molto avanti, mentre altre riservano a questo problema solo una minima parte del loro bilancio. Torino, per esempio, è una città che fornisce agli interessati quasi tutti i supporti necessari per l'utilizzo di un computer, ma la situazione più diffusa è quella che si ha in altre regioni, dove è previsto un certo budget per ogni portatore di disabilità, sufficiente a coprire solo una parte delle spese necessarie all'acquisto di supporti tecnici: l'altra parte è a carico del disabile".
Un discorso analogo può essere fatto per l'ipovisione, anche se generalmente gli strumenti di cui si avvale un ipovedente sono meno costosi. A questo punto è Massimiliano Martines a prendere la parola: "Il principale dispositivo utilizzato da persone con scarso residuo visivo è il magnifier un software che consiste in uno zoom digitale che migliora la visibilità degli oggetti presenti sullo schermo, siano essi immagini o scritte". Mentre parla, Massimiliano ci mostra il funzionamento di questo programma: un riquadro rettangolare compare sul suo desktop, ingrandendo le parti dello schermo su cui si sposta, proprio come una normale lente d'ingrandimento controllata dal mouse. In questo modo un ipovedente utilizza il computer nello stesso modo di una persona senza problemi di vista. "Esistono fondamentalmente due tipi di ingranditori: quelli semplici e quelli supportati dalla sintesi vocale, attivabile a comando. Il loro costo si aggira intorno ai 500 euro". Paradossalmente, ci spiega il signor Martines, l'ipovisione presenta molti più problemi della cecità per quanto riguarda il rapporto con il computer e internet "perché ognuno di noi vede in modo diverso. Questo significa che non esiste un vero standard per le persone con scarso residuo visivo, e che i problemi incontrati da una persona che ha un tipo di visione tubolare, ad esempio, sono molto diversi da quelli di una persona con una scarsa visione periferica. Per le forme meno gravi di ipovisione, è sufficiente utilizzare una personalizzazione elevata del pc, ingrandendo al massimo i caratteri e le figure, e utilizzando colori contrastati, cosa purtroppo non sempre possibile, ma in altri casi neppure gli ingranditori vanno bene".
Parlando con Nunziante Esposito e Massimiliano Martines ci si accorge che, dopo aver acquisito una certa familiarità con alcuni strumenti, non vedenti e ipovedenti sono in grado di interagire con il loro computer senza particolari difficoltà. "I veri problemi cominciano navigando in internet".
Nel 2000 l'Unione Italiana Ciechi effettuò uno studio sull'accessibilità dei siti internet. Cosi nacque l'Osi, l'Osservatorio siti Internet, composto da volontari non vedenti, ipovedenti, vedenti, disabili motori e sordociechi. "Abbiamo iniziato a controllare i siti istituzionali - spiega Nunziante - Non ne esistevano di accessibili, poco più del 20 per cento era usabile, il resto tutto un guaio". Da questo gruppo nacque una commissione nazionale che ha continuato l'opera di monitoraggio. "I nostri sono test sommari ma non grossolani: per controllare un sito ci vuole molto tempo". La commissione consegnava i risultati ai webmaster, indicando i principali problemi. Questo fino alla legge Stanca. Approvata nel gennaio del 2004, stabilisce i criteri di usabilità per i siti internet, in modo da garantirne l'accesso anche ai portatori di disabilità. Con il decreto attuativo del luglio 2005, sono stati inoltre stabiliti 22 criteri cui i webmaster dovranno attenersi per garantire che i loro siti siano navigabili da tutti. "A partire da luglio prossimo tutti i controlli sui siti dovranno essere fatti in base a questi principi - spiegano Esposito e Martines -. Se continuassimo a dare pareri non saremmo più a norma. Quindi saremo obbligati ad allinearci a questi parametri". Sembrerebbe che la legge Stanca possa risolvere il problema dei disabili visivi. Le cose non stanno esattamente così: "I 22 criteri elaborati sono sufficienti, ma non completamente. Ad esempio si richiede che le immagini presenti in un sito siano accompagnate da un commento testuale per consentire anche ai disabili visivi di comprenderle. Se però questo testo non è realizzato in un certo modo, rispettando delle specifiche tecniche che non sono indicate dalla legge, posso comunque avere dei problemi a leggerlo con uno screen reader. In alcuni casi i principi sono troppo vaghi, e si limitano ad enunciare che un sito deve essere fruibile da tutti senza però fissare requisiti rigidi per la sua realizzazione. Si è garantito un minimo di accessibilità, ma la strada da percorrere è ancora lunga".
Pierpaolo De Lauro e Paolo Tosatti.
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