Convegno "Applicazione della legge Stanca: realta' e prospettive".

Di Franco Pagliucoli.

Cordinatore Commissione OSI.

Torino, 10 e 11 Giugno 2006.

A questo importante incontro che ha come cornice le realizzazioni normative recenti in tema di accessibilità e, sullo sfondo, le prospettive annunciate della società dell'informazione, il mio compito, per certi aspetti immeritato perché solo da poco tempo ho assunto l'onore e l'onere del coordinamento dell'OSI, è quello di introdurre, con orgoglio e molte aspettative, il lavoro compiuto in questi anni, l'impegno prospettico, della Commissione OSI.
Potrei sintetizzare il mio intervento con il titolo di una nota apparsa, recentemente, sulla nostra stampa associativa:
OSI:una sfida per il futuro.
Parlare di Osservatorio dei Siti Internet significa, quindi, ripercorrere l'affascinante ed impegnativa sfida lanciata dall'Unione italiana dei Ciechi per garantire l'accessibilità e l'usabilità nella fruizione dei siti web e dei prodotti multimediali in favore dei minorati della vista e di tutti i disabili; significa ripercorrere una sorta di "stagione eroica" che tra incomprensioni e slanci, consapevolezze e speranze, ha, se non altro, contribuito al formarsi di una -coscienza comune- che ha coadiuvato e sostenuto, nell'immaginario collettivo, una nuova consapevolezza del concetto di superamento delle barriere non solo fisiche, ma anche di quelle sensoriali.
Significa anche, affrontare con occhio critico e con la consapevolezza di dover ancora fare molto, il complesso delle evoluzioni tecnologiche: sfide costanti alla volontà di affermazione dei minorati della vista nel nostro Paese.
Significa, insomma, guardare all'esperienza del passato per programmare il futuro in un settore in effervescente evoluzione; settore in grado di offrire nuove occasioni di inserimento nel mondo del lavoro, della integrazione scolastica,della cultura, della fruizione del tempo libero, etc.
Oggi viviamo in un'era definita "digitale" che caratterizza la fine del XX secolo ed il presente: questa epoca è contraddistinta dall'indipendenza dell'informazione dal supporto fisico.
L'informazione, oggi, non ha necessariamente bisogno di carta, di un CD-rom o di altro supporto materiale: l'informazione è sempre disponibile, veicolata non più da unità atomiche ma da bit, il DNA dell'informazione, come direbbe Negroponte.
Viviamo in una società basata sulla conoscenza in cui l'informazione ha assunto un'importanza centrale. La nostra economia dipende sempre più da fattori "intangibili", come i servizi, piuttosto che dalla produzione industriale in senso stretto. Sono i contenuti informativi che realizzano il maggior valore economico: una risorsa che, attraverso le tecnologie digitali ed Internet, può essere resa disponibile a tutti in tempo reale, per una durata illimitata ed a un costo spesso irrilevante.
Le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione costituiscono sempre più il mezzo per scambiare, conservare e creare l'informazione: esse hanno un indiscusso valore economico e sono una determinante della produttività, quindi del processo di creazione e di distribuzione della ricchezza. Il loro contributo non si limita, tuttavia, a questi importanti aspetti, ma si estende anche alla dimensione sociale connessa alle prospettive di una Società dell'Informazione basata sulla conoscenza, sulla qualità della vita, su una maggiore coesione e partecipazione. Chi viene escluso dall'utilizzo di queste tecnologie nella loro capacità di promuovere, ad esempio, le attività di apprendimento, di lavoro o di impiego del tempo libero, subisce un'emarginazione così forte da configurare un segnale di democrazia imperfetta.
L'accessibilità alle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione rappresenta dunque un diritto primario per tutti i cittadini, nessuno escluso. Se partiamo dal presupposto che è importante far muovere le idee e le informazioni, più che le persone, si comprende come sia fondamentale per i portatori di disabilità poter accedere alla Rete. Accessibilità significa infatti rimuovere quelle barriere virtuali che sono di fatto l'equivalente delle barriere architettoniche.
I contenuti digitali rivestono infatti un ruolo sempre maggiore nelle economie dei Paesi OCSE, la cui produzione è sempre più focalizzata su beni intangibili piuttosto che fisici. I contenuti digitali, pertanto, sono destinati a diventare sempre più un'infrastruttura creativa di fondamentale importanza, alla base dell'economia della conoscenza e al centro di settori quali la salute, l'istruzione e la cultura dai quali anche i minorati della vista non possono e non vogliono rimanere esclusi.
Per realizzarsi appieno, l'era digitale, basata sull'informazione in quanto tale e sul concetto di società dell'informazione, deve riuscire a portare l'informazione stessa a tutte le persone. Solo quando l'informazione, il vero valore economico e sociale del XXI secolo, sarà a disposizione di tutti gli uomini, indipendentemente dal tipo di eventuale supporto o dalle modalità di fruizione della medesima, potremo arrivare all'era evolutiva successiva, di cui ancora ignoriamo completamente gli scenari.
Ma cosa può favorire l'evoluzione e la realizzazione dell'era digitale e permettere la diffusione capillare delle informazioni? Se la risposta è la possibilità da parte di tutti gli uomini della nostra epoca di fruire dell'informazione, parliamo di accessibilità.
L'accessibilità, intesa non solo come accozzaglia accidentale e incidentale di regole tecniche, ma concepita come missione sociale e morale per il superamento delle barriere di accesso.
La vera accessibilità si traduce quindi in un cambiamento prospettico essenziale che sposti il problema dagli asettici aspetti tecnologici per abbracciare invece la sfera sociale ed umana. Affinché ciò avvenga, è necessario comprendere che la vera sfida non consiste in una fanatica conformità a norme e regole instillate da sovrastrutture, ma che l'accessibilità è un'azione corale di cambio culturale, di comprensione e analisi del percorso e del reale disegno nel quale ci muoviamo e in cui si possono anche inserire aspetti meramente tecnici, ma questi tecnicismi non sono e non possono essere considerati il traino per una rivoluzione culturale epocale che ci condurrà dritti nel futuro.
La realizzazione dell'era digitale non può essere un'imposizione, ma è un procedimento spontaneo di acquisizione e di interiorizzazione dei concetti e delle innovazioni da parte degli individui che costituiscono la società globale.
Analogamente, l'accessibilità richiede tempo affinché non venga più considerata un qualcosa di innovativo, progressista e positivo, ma diventi un naturale atteggiamento mentale, presupposto logico ed imprescindibile di qualunque progetto destinato a veicolare informazioni.
I temi affrontati rispondono alle problematiche trattate anche in ambito internazionale e tengono conto della rapidissima evoluzione tecnologica del settore.
Su tutto questo si impernia il lavoro e la determinazione dell'OSI.
Il nostro cammino, spesso, è più ricco di sforzi che di successi, di impegno che di soddisfazioni! Ebbene, tuttavia, oggi, siamo qui a riflettere con voi sul lavoro compiuto, in una prospettiva più ampia,tendenzialmente rivolta ad un futuro che già stiamo vivendo.
Trarre un bilancio di questi anni vissuti in prima linea, con i nostri limiti, ma anche con il nostro entusiasmo e la nostra passione, non è facile:
Abbiamo più volte elencato, negli incontri che si sono succeduti, gli ostacoli con cui siamo stati costretti a confrontarci, gli eventi politici, i fenomeni culturali, le tendenze economiche e sociali o di costume che hanno attraversato, in questi anni, la società contemporanea e che hanno imposto ineludibili istanze di cambiamento.   Sarebbe superfluo ed inutile ripercorrere qui, ancora una volta, le linee di tendenza che attraversano (anche in questo settore) la società italiana e che trovano puntuale riscontro negli orientamenti espressi ad ogni livello, dalle Istituzioni.   Del resto, l'impressione dominante è riconducibile ad un fastidioso senso di indeterminazione, certo più carico di timori che di speranze, sulla direzione del cambiamento che stiamo vivendo e sulla destinazione finale che ci attende.
E se l'OSI, tutti coloro che gravitano intorno alle sue attività e coadiuvano la Commissione nel suo lavoro di sensibilizzazione e, a volte di denuncia,è stata percepita come una "scommessa", certamente e con legittimo orgoglio, possiamo dire che, oggi, molti passi in avanti sono stati compiuti: passando dalle improvvisazioni a volte passionali ad una metodologia di lavoro e ad una varietà di contatti e di interventi che qualifica l'Unione Italiana dei Ciechi per la lungimiranza e la bontà di quella scelta.
Ebbene, noi dobbiamo adoperarci per poter disporre di strumenti operativi e di una Associazione autenticamente vitale che viva con passione la propria avventura nella società di oggi. Ma poiché la passione nasce dal desiderio e il desiderio, a sua volta, trae origine da uno stato di mancanza e di privazione, cioè, in ultima analisi, dal bisogno per generare passione occorre, prima di tutto, conoscere i bisogni, colmare il difetto di conoscenza che ancora permane all'interno della nostra Società il che è possibile predisponendo efficaci strumenti di analisi e rilevazione e di altrettanto efficaci strumenti di comunicazione che chiariscano i termini della risposta associativa a quei bisogni e sappiano creare le condizioni per camminare insieme verso la meta.
Nel passato, la passione si radicava in bisogni elementari e, quindi, immediatamente visibili; oggi i bisogni non sono più quelli primari della sopravvivenza e, per questo, sono, al tempo stesso, più estesi, più nascosti, più differenziati e meno visibili. E qui torniamo al punto cruciale che abbiamo indicato fin dall'inizio e che si chiama preparazione, aggiornamento, professionalità, abnegazione disponibilità: e, in questo, la "passione" dei componenti dell'O.S.I. non è mai venuta meno in passato e, certamente, non mancherà per il futuro.
Una "scommessa"....forse! Ma alla quale vogliamo partecipare da protagonisti e non da semplici spettatori.
Franco Pagliucoli.
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