Relazione sull'esperienza vissuta a Konigs Wusterhousen.
Di Gabriele Battaglia.
Coordinatore nazionale per ICC 2006.
La prima volta che sentii parlare di ICC mi trovavo in Belgio, durante l'estate del 2004. Avevo avuto la fortuna di poter prendere parte ad un summer camp organizzato dalla VIEWS, una organizzazione ONLUS che promuove l'integrazione sociale dei giovani d'Europa con problemi di vista. Ci trovavamo nella splendida cittadina di Louvaine La Neuve, tutti quanti assieme a vivere per 21 giorni un'esperienza che per molti di noi avrebbe rappresentato un'ottima opportunità di crescita interiore ed un'insostituibile banco di prova per le nostre competenze linguistiche, sociali, di autonomia e di mobilità. Eravamo solamente in 2 dall'Italia e data questa scarsa presenza non avevamo potuto costituire un gruppo vero e proprio, com'era invece per quasi tutte le altre nazioni presenti, così Beatrice, colei che ebbe l'idea di fondare la VIEWS, ci unì ad altri gruppi.
Durante una di queste splendide 21 serate insomma, subito dopo cena, stavo chiacchierando con Lara, una ragazza che faceva parte del gruppo proveniente dalla Gran Bretagna; si chiacchierava del più e del meno e fra le tante domande che rimbalzavano fra noi per conoscerci meglio le chiesi quali fossero i suoi piani una volta rientrata a casa. Lara mi disse che sarebbe ripartita subito per l'ICC, International Computer Camp. Fantastico pensai, una vacanza come questa ma completamente a tema informatico, la mia passione. Voglio venire anch'io, la informai immediatamente, ma come scoprii poco dopo, la cosa non era fattibile data la mia età... non avrei potuto partecipare: ICC accetta studenti che non abbiano superato i 20 anni di età. Con la sensazione che sempre mi galleggia sullo stomaco quando ritengo di aver perso qualche treno importante nella mia vita, mi rassegnai, non c'era altro da fare, e ripromisi a me stesso di diffondere la voce nel mio paese, in modo da consentire ad altri di non lasciarsi scappare una simile occasione.
Trascorse un anno durante il quale mi capitò raramente di pensare di nuovo ad ICC, ma il destino aveva qualcosa che bolliva nella sua imperscrutabile pentola, e quel qualcosa era una succulenta pietanza tutta per me. Un giorno d'autunno dell'anno scorso, ricevetti una e-mail di Mario Barbuto, direttore dell'istituto Cavazza, - Gabriele - Mi scriveva, - La direzione centrale dell'U.I.C. sta cercando un coordinatore nazionale per ICC, dato che la persona che se ne occupava, ora non è più disponibile. Penso che tu possa avere le caratteristiche per poter ricoprire questo ruolo. Potrebbe interessarti?
Già, poteva interessarmi? Si, mi interessava e come, ma partecipare come studente senza doversi preoccupare di nulla è un conto, organizzare un'esperienza all'estero ed essere responsabile per altre persone è tutto un altro paio di maniche... Senza contare poi che ero alla mia primissima volta, non avevo mai fatto prima di allora nulla di nemmeno lontanamente simile, temevo di sbagliare, di dimenticare qualcosa, di non essere in grado. Ci pensai su per un po, poi decisi di salire sul treno.
Dopo le feste di Natale mi misi all'opera, iniziai a raccogliere tutti i numeri di telefono dei vari istituti che si occupano di disabilità visive, sul territorio italiano, li chiamai uno per uno cercando di parlare con i responsabili dei ragazzi. Scrissi decine e decine di e-mail ad amici e conoscenti descrivendo l'iniziativa e pregandoli di mettermi in contatto con genitori di ragazzi ipovedenti o non vedenti. Scrissi articoli e tempestai le redazioni di tutte le testate online che riuscii a raggiungere. Inviai inviti alle mailinglists a cui ero iscritto e, dove mi era possibile, mi sono anche recato di persona per prendere contatto direttamente con persone potenzialmente interessate.
Alla fine, nella primavera di quest'anno, i miei files di appunti contenevano ben 7 candidati per il primo gruppo, quello dei ragazzi di età compresa fra 18 e 20 anni e 6 per il secondo gruppo, ragazzi di età compresa fra i 15 ed i 17 anni. Li chiamai tutti per un colloquio preliminare, per rendermi conto, per quanto una semplice telefonata possa assolvere a questo difficile compito, del loro background di vita, delle loro esperienze, e non da ultimo per conoscere i loro genitori.
Dopo aver accuratamente segnato e vagliato le informazioni raccolte, feci un secondo giro di telefonate vestendo questa volta gli scomodi panni del professore. Non intendevo fare loro una vera e propria interrogazione tuttavia avevo bisogno di conoscere le loro competenze a proposito dell'informatica e della lingua inglese, così come indicato dal regolamento di ICC. Dedicai circa mezz'ora per ciascun ragazzo invitandoli a dialogare con me in inglese, simulando una lezione di informatica, ponendo loro problemi da risolvere sempre riguardanti il mondo del computer, dell'accessibilità, degli screen reader ed alla fine assegnai loro 2 punteggi che annotai nei miei appunti.
Terminata questa fase, comunicai ai 5 di ciascun gruppo che avevano ottenuto la somma più alta di entrambi i voti, che avrebbero potuto partecipare al campo.
Iniziava così la fase di ricerca dei voli utili a raggiungere Berlino, la raccolta e la sistemazione di tutti questi numeri ed orari in maniera logica e comprensibile in modo da poterli poi inviare in Germania affinché potessero organizzare un buon servizio di accoglienza.
Altre nazioni partecipanti avrebbero scelto 2 soli voli, uno per l'andata ed uno per il rientro facendo in modo che tutto il gruppo dei loro partecipanti, le guide vedenti ed il coordinatore nazionale, si riunissero tutti assieme in un aeroporto e, tutti assieme, prendessero lo stesso aereo. Questa era ed è senza dubbio la soluzione ottimale ma per noi non fu praticabile: le compagnie aeree infatti, non accettano a bordo dello stesso aereomobile, più di 2 non vedenti senza accompagnatore. Si poneva per tanto il problema dell'altra persona che, assieme al sottoscritto, avrebbe costituito lo staff italiano.
Fu diramata dalla sede centrale una richiesta al fine di trovare un volontario che si unisse a noi e diventasse la nostra guida vedente. Fui contattato da 7 od 8 persone, le chiamai tutte per conoscerle ed alla fine la mia scelta cadde su Elisa, una ragazza di soli 17 anni, di Torino.
Ci sarebbe molto da scrivere su Elisa, qui mi limiterò a dire che mai scelta fu più azzeccata. Nonostante la sua giovane età, Elisa si è dimostrata assolutamente responsabile, sveglia, intelligente, pronta a reagire con coerenza e sensibilità a tutti gli imprevisti che per forza di cose, in una esperienza come la nostra, sempre capitano. Di lei mi piacque immediatamente la sua età: essendo così giovane poteva integrarsi nel gruppo in una maniera che sarebbe stata impossibile per qualsiasi altra persona adulta che avessi potuto scegliere, mi piaceva in particolare l'idea che fosse vista come un'amica, una coetanea più che come una persona che controlla, a cui chiedere aiuto quando qualcosa cade sul pavimento e non si riesce a trovarla. Volevo che si creasse un legame forte all'interno del gruppo, volevo che i ragazzi e le ragazze miei partecipanti riuscissero a mettere via quanto prima le loro paure, le vergogne e i tabù che sempre si erigono a muro fra noi e gli sconosciuti e potessero aprirsi immediatamente, legando con lei, con me e fra loro imparando immediatamente a parlare dei problemi, ad esprimere dubbi e perplessità e, di conseguenza, ad affrontarli assieme, come una unità coesa e compatta.
Faccio un passo indietro, stavo dicendo che, a causa del fatto che c'era una sola persona vedente con noi e che le compagnie aeree non vogliono più di 2 non vedenti senza accompagnatore a bordo dello stesso aereo, ho dovuto chiedere ai miei partecipanti di scegliersi la compagnia, il volo e la città che più gli faceva comodo, sia per la partenza che per il ritorno. Per qualcuno questo è stato positivo perché ha avuto la possibilità di risparmiare qualcosa sui biglietti e di farsi accompagnare direttamente dai genitori all'aeroporto più vicino ma ha complicato di molto le cose al servizio di accoglienza in Germania. Come è facile immaginare infatti, mentre le altre nazioni arrivavano e partivano con un volo singolo, l'Italia aveva molti orari, molti voli e addirittura nemmeno lo stesso aeroporto di arrivo a Berlino per tutti. Io ed Elisa, nemmeno possedendo il dono dell'ubiquità avremmo potuto essere fisicamente presenti per accogliere tutti al loro arrivo o per accompagnare tutti all'imbarco per il rientro in Italia. In questo il servizio dei volontari tedeschi ci è stato di grandissimo supporto svolgendo a mio avviso un lavoro impeccabile.
Elisa ed Io siamo partiti un giorno prima dell'arrivo previsto per il primo gruppo, l'idea era quella di permettermi qualche ora per fare un po di orientamento sul luogo e magari di iniziare a conoscere qualcuno, organizzare nel modo migliore l'accoglienza per gli studenti che sarebbero arrivati il giorno successivo. In realtà le cose non andarono proprio così, il nostro aereo atterrò alle 9 meno 20 di sera con un discreto ritardo sulla tabella di marcia. Al ritiro bagagli ci vennero in contro 2 volontari dell'ICC: Tim, che noi ribattezzammo in seguito Vodaphone, ed un altro ragazzo di cui non ricordo il nome. Lì iniziò la nostra piccola Odissea di benvenuto: qualche errore coi treni... cambi e ricambi in stazioncine piccole ed isolate, con tanto di valige e zaini al seguito e finalmente tirando un enorme sospiro di stanchezza e gioia, verso l'una e mezza di notte riuscimmo a raggiungere la nostra "Itaca" per cadere immediatamente in quello che più che un sonno, era una specie di coma irreversibile. Addio orientamento serale perciò, ma al mattino seguente eravamo all'opera.
ICC si è svolto in un bellissimo complesso costituito da 12 palazzine circondate da una cancellata con guardiani agli ingressi. Tutta l'area non è niente di meno che una fetta di bosco recintata, all'interno della quale sorgono questi edifici, i Buildings, numerati da 0 a 11 e fra i quali corre una intricata rete di sentieri di mattoncini, un po' come nella favola del mago di Oz.
"Segui il sentiero di mattoncini gialli" - recitava la fiaba, e così facevamo anche noi non vedenti nel tentativo di imparare come muoversi fra il building numero 2, con gli uffici, ed il numero 8, con le sale da pranzo; fra il numero 7, con la piscina, e lo 0, con l'ingresso principale.
Anche in questo, l'incredibile precisione ed organizzazione teutonica è stata eccezionale, ognuno di noi ha ricevuto una borsettina di stoffa contenente, oltre ad un sacco di cd pieni di materiale informativo, anche delle mappe tattili che rappresentavano, su varie scale, tutta l'area della Blind School. Non è stato facile orientarsi su quelle mappe ma, almeno a me, sono state utili per farmi un'idea sui percorsi principali.
Ogni Building era specificatamente dedicato a qualcosa: ve n'erano alcuni che contenevano solamente camere, i dormitori, altri erano adibiti ad aule, alcuni ad attività sportive, alcuni fungevano da uffici, altri solo per il personale. Immediatamente fuori dall'area recintata, ad un centinaio di metri di distanza sulla stessa strada, altri 2 grossi edifici costituivano la Financial school, siccome durante la prima settimana eravamo in ben 18 nazioni, con oltre 160 persone presenti, alcuni di noi hanno dovuto dormire all'esterno dell'area recintata, nella financial school per l'appunto. Il gruppo italiano, quello irlandese e non ricordo chi altro, erano fra questi. La cosa ci ha complicato un po la vita in quanto la strada da fare fra i nostri alloggi e l'area ove si svolgevano tutte le attività era parecchia, priva di punti di riferimento ed Elisa ha dovuto accompagnarci ogni volta. Non sempre, perciò, era possibile fare... "un salto in camera", soprattutto quando il tempo a disposizione non era molto, comunque tutti abbiamo accettato di buon grado questa cosa e, una volta abituati, non ha rappresentato un grosso problema.
A parte queste, ed altre piccole difficoltà, il gruppo della prima settimana era davvero fantastico, entrambi lo sono stati ma per motivi e con modalità differenti. Il primo gruppo è stato estremamente sociale, divertente, rumoroso, simpatico, vivace. Più o meno tutti hanno socializzato con i ragazzi di altri gruppi, i rapporti fra noi, fermo restando ovviamente il mio ruolo di leader in caso di bisogno, erano comunque poco marcati, più che staff e studenti eravamo un gruppo di amici in vacanza. Ho dei ricordi stupendi sia della prima che della seconda settimana: le serate trascorse al bar, le chiacchierate, le barzellette, le gite. E come sempre, ma questo dipende da una mia personale inclinazione, i ricordi più belli di questo e di altri miei viaggi, non sono mai legati ne a monumenti ne a chiese, ne alla visita al parlamento di Berlino, ne alla porta di brandeburgo... neanche alla gita in barca sul fiume, ne tanto meno ad altre attività organizzate. I ricordi più intensi sono stati i momenti fra noi, le risate per le piccole divertentissime cose che capitano in qualsiasi gruppo, le nostre notti trascorse a chiacchierare, quando ci siamo persi per i sentieri del mago di Oz, le serate trascorse sul prato a cantare ed a suonare la chitarra, le pause pomeridiane con tè e pasticcini. Questa è per me l'essenza di una simile esperienza, la parte sociale che da spessore a quello che, altrimenti, sarebbe solo un album bidimensionale di fotografie da osservare.
Alla fine della prima settimana, sono andato a parlare con il responsabile degli alloggi e gli ho chiesto la cortesia di sistemare il nostro prossimo gruppo, tutto quanto all'interno dell'area blind school, lui mi ha accontentato e sabato 12 agosto abbiamo potuto accogliere gli altri ragazzi nello splendido building number four, esattamente al centro del complesso e con tanto di sentieri di mattoncini che, dall'ingresso, portavano praticamente ovunque. Il secondo gruppo era più calmo, più pacato, i ragazzi possedevano ovviamente una minor esperienza di viaggi, quindi una maggior timidezza e maggiori difficoltà con l'inglese, quindi nella socializzazione. Avevano inoltre anche un livello inferiore, parlo facendo una media fra tutti, di mobilità ed autonomia personale. Perciò, Elisa ha dovuto svolgere con ancor più impegno e dedizione il proprio ruolo di guida vedente, nonostante le stradine di mattoncini gialli! E' stato tuttavia straordinario e davvero soddisfacente osservare con quale impegno i partecipanti di questo gruppo si siano applicati per migliorarsi, per inserirsi in questa nuova realtà. Non amo troppo i toni eccessivamente enfatici ma credo di aver assistito a dei piccoli miracoli sociali, nell'arco di una sola settimana. Una mia studentessa, giovanissima, fuori Italia per la prima volta, la quale arrossiva alla domanda "What's your name", che alla fine della settimana partecipava agli workshops senza altri italiani, che capiva e rispondeva alle domande, senza quasi più imbarazzo. Oppure un altro ragazzo che con il bastone, strumento del quale non si serve normalmente, ritrova la strada per il building con la piscina dopo averla vista un'altra volta solamente.
Anche questo è ICC, anche e soprattutto questo significa vivere queste realtà.
La parte relativa ai Workshops è stata per me la più impegnativa. Innanzitutto ero, anche in questa occasione, alla mia primissima esperienza di questo genere, la prima volta che insegnavo ad una classe, la prima volta che dovevo farlo in inglese. La lezione che mi ero preparato verteva sul gioco degli scacchi: come insegnare a ragazzi con problemi di vista questo splendido sport mentale, le regole del gioco, le scacchiere accessibili, come imparare a sfidare i motori software che giocano a scacchi ed anche come giocare fra loro o contro giocatori di tutto il mondo attraverso siti dedicati o altri programmi che utilizzano la rete quale mezzo di connessione. Non è stato facile seguire quanto avevo preparato perché la diversità degli studenti che mi venivano assegnati 2 volte al giorno era parecchia. A volte avevo in classe gente che non sapeva nulla sugli scacchi, persone a cui insegnare tutto partendo dall'inizio, alcuni di loro erano completamente non vedenti, altri invece possedevano un buon residuo di vista ed erano in grado di leggere sul monitor del computer senza l'ausilio di uno screen reader; altri ancora possedevano invece già ottime competenze di gioco ed erano interessati ad acquisire livelli avanzati, altri erano bravi ma non sapevano nulla di come si gioca in rete o contro i motori scacchistici... a volte queste diverse tipologie di studenti erano tutti quanti mescolati assieme nello stesso gruppo. Ho perciò dovuto adattare la mia lezione e darle un grande livello di elasticità cercando nel contempo di essere utile ed interessante per tutti, mi auguro di esserci riuscito. Anche la lingua ha rappresentato un ottimo coefficiente di difficoltà, il mio livello di inglese è medio ma alcuni di coloro che partecipavano alle mie lezioni ne non arrivavano nemmeno alla sufficienza, in taluni casi ho dovuto ospitare in aula addirittura un'interprete nella loro lingua madre, cosa che, come si immaginerà facilmente, complica di parecchio il tutto e richiede tempi quasi raddoppiati. Dopo sei ore di lezione, a cena mi sentivo davvero spossato e temevo di non avere energie sufficienti per affrontare la serata.
Comunque Ambrogio, Clara, Michele B, Fabio, Michele L, Vanessa, Noè, Jessica, Manuele, Giulia, con le loro individualità, il loro bagaglio di esperienze, i loro diversi modi di affrontare e vivere la cosa sono stati tutti quanti fantastici e ci hanno permesso di vivere un'esperienza che mi auguro costruttiva ed arricchente per tutti. Molti di loro hanno già espresso il desiderio di ritornare la prossima volta e questo, per me, è il ringraziamento più grande.
Last but not least, non posso esimermi dal rivolgere un plauso anche tutta quanta l'organizzazione ed il supporto fornitoci dall'Ufficio affari internazionali dell'U.I.C. di Roma che mi ha seguito ed aiutato con precisione, solerzia e simpatia. Senza di loro, questo viaggio non si sarebbe potuto realizzare.
Spero di poter ripetere, ed offrire questa splendida opportunità ad altri ragazzi, anche il prossimo anno, in Finlandia.
Tutti coloro che volessero fare due chiacchiere con me per saperne di più, o semplicemente per conoscermi, sono invitati a scrivermi ad