http://www.mytech.it/internet/articolo/idA028001066626.art.
È appena uscita una nuova versione di eMule, la 0.047b: è la prima a mettere in atto una tecnica per sfuggire ai filtri anti peer-to-peer che qualche provider Internet potrebbe attivare. eMule punta il dito in particolare contro Libero: la nuova versione viene incontro "alle esigenze di tutti quegli sfortunati utenti rallentati o bloccati dal loro provider (es. Libero), che si sono presi la libertà di decidere cosa e quanto un loro abbonato può e non può fare", si legge sul sito italiano.
Nessun provider è citato invece nella versione inglese del sito.
In sostanza, adesso tra le opzioni di eMule c'è la possibilità di "offuscare" il protocollo (protocol obfuscation): rende più difficile riconoscere i pacchetti eMule tra i tanti scambiati dall'utente. Senza offuscamento, i pacchetti eMule hanno infatti una struttura ben definita, che può essere riconosciuta da chi analizza il traffico dell'utente. Un provider può quindi penalizzarli, dando loro una priorità più bassa e rallentando così il file sharing. Una volta offuscati, i pacchetti eMule appaiono invece come dati random a un primo sguardo. Resta possibile identificarli, con un'analisi più approfondita, ma ci sono buone possibilità di riuscire a sfuggire a eventuali filtri del proprio provider. Un solo svantaggio: cresce il consumo di risorse della Cpu.
A quanto pare, nel mondo ci sono molti provider che, in modo nascosto o dichiarato, filtrano l'attività peer-to-peer: o per bilanciare la banda tra gli utenti oppure (in particolare in Nord America) per evitare grane con le major di musica e film.
In Italia i newsgroup traboccano di accuse ai provider di filtrare il p2p; ma di certo c'è solo una dichiarazione di Libero: di avere attivato un sistema per ottimizzare l'uso della banda. Nei momenti di congestione e solo sulle Adsl che Wind acquista all'ingrosso da Telecom, dà priorità ai pacchetti relativi ad applicazioni dove la lentezza è più dannosa per l'esperienza dell'utente (il browsing, la posta elettronica, il VoIP).
Wind ha ribadito che non è un filtro al p2p: "finché sarò io il direttore marketing di Libero, il peer-to- peer non sarà mai penalizzato", mi ha detto Antonio Converti.
Il filtro è indiretto e teso a tutelare alcune applicazioni, più importanti. Se è così, il problema contro cui gli utenti dovrebbero protestare non è tanto il filtro applicato da Libero ma l'insufficienza di banda. Se non ci fosse il filtro, infatti, nei momenti di congestione l'uso di Internet sarebbe frustrante.
Ma se quello di Wind è soltanto un filtro indiretto allora l'offuscamento ideato da eMule non servirà ad aggirarlo. E quindi, molto probabilmente, si dimostrerà inefficace.
Ci sarebbe bisogno di un mascheramento, invece: che faccia apparire i pacchetti di eMule come quelli provenienti da un sito Web, per esempio. Ma, a patto che sia tecnicamente possibile, non era questo il fine dei programmatori di eMule, i quali vogliono battersi proprio contro una discriminazione diretta del peer-to-peer.
Giulio Boresa.
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