Tfr degli italiani, una bufala che si avvera.

Di Pier Luigi Tolardo.

Negli anni scorsi era circolata in rete una email sul futuro delle liquidazioni. Oggi in parte si avvera.

ZEUS News.

http://www.zeusnews.it.

08-10-2006.

Negli anni scorsi ha fatto il giro della rete una email, scritta probabilmente, da un gruppo di attivisti dei sindacati Cobas, che annunciava l'intenzione del governo (allora Berlusconi) di requisire o comunque impossessarsi delle liquidazioni, cio il trattamento di fine rapporto, ossia il denaro che il datore di lavoro, pubblico e privato, deve corrispondere al dipendente quando questi lascia il lavoro per licenziamento, dimissioni o pensionamento, e che corrisponde a circa una mensilit per ogni anno lavorato in quell'azienda.

Allora c'era ancora il governo Berlusconi e non c'era niente, di fatto, che prevedesse il passaggio allo Stato o all'Inps del Tfr, ma solo un accordo tra le parti (cio aziende, governo e sindacati) che prevedeva che dal 1 gennaio 2007 il Tfr del lavoratore che avesse aderito a un fondo di previdenza complementare o integrativo, costituito da aziende e sindacati a livello aziendale o interaziendale o di territorio, o presso societ assicurative private, avrebbe visto la sua quota di liquidazione da maturare (non quella maturata fino a quel momento che restava presso il datore di lavoro) versata automaticamente presso il fondo; se non voleva questo versamento lo doveva dire chiaramente entro i primi sei mesi dell'anno, cio con il principio del silenzio-assenso (se non vuoi, devi dirlo). Quindi non c'era niente dal punto di vista legislativo che supportasse la paura che lo Stato si prendesse i soldi del Tfr del tutto o in parte.

Cosa succede con la Finanziaria 2007 approvata dal governo e che ora deve essere approvata dal Parlamento? Dal 1 gennaio 2007 il 60% del Tfr dei lavoratori non iscritti a un fondo complementare dovr essere versato presso un fondo appositamente costituito nell'Inps, cio l'ente pubblico per la previdenza dei lavoratori privati, e questo senza che il lavoratore possa dire di no.

In questo momento chi si sta battendo contro questa prospettiva sono le organizzazioni degli imprenditori privati, specie piccoli e medi, come Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confapi e Confagricoltura. Oggi i soldi del Tfr sono in pratica non accantonati ma utilizzati correntemente dal datore di lavoro per la vita dell'azienda: senza queste risorse l'imprenditore dovr ricorrere alle banche, spesso poco disponibili nei confronti degli imprenditori non grandi.

Gli imprenditori sostengono anche che cos il dipendente potr contare su meno soldi da chiedere in anticipo per costruire o ristrutturare una casa per s e i figli o per spese mediche gravi, che sono i casi in cui ci si pu far anticipare una parte del Tfr senza doversi licenziare. Il governo ribatte che agli imprenditori viene concessa la riduzione del 3% del costo del lavoro e facilitazioni per l'accesso al credito che compensano il prelievo del Tfr.

Questa concentrazione del Tfr presso l'Inps serve a tappare le falle del nostro grave debito pubblico. Anche l'Unione Europea potrebbe ritenere che, comunque, il debito cos non si riduce, e quindi i soldi del Tfr non verrano investiti per accumulare profitti e interessi, ma serviranno per pagare stipendi, pensioni, la spesa corrente dello Stato; a un certo punto lo Stato potrebbe essere in difficolt a restituirli agli italiani, non essendo nemmeno in una situazione simile di difficolt per il bilancio pubblico, CCT o Bot, cio titoli di stato con tasso fisso ed esigibili. Quindi non  certo che il Tfr all'Inps poi torni davvero nelle tasche dei dipendenti.

In pratica lo scenario descritto in un'email che fece il giro di milioni di mailbox di lavoratori italiani, generando molte discussioni in rete e fuori, e che sembrava lontano dalla realt, oggi dventa non una bufala ma qualcosa di concreto, molto concreto.

Pier Luigi Tolardo.

