Scaricatori, attenti al software-trappola Miivi.

Di Veronica Ciarumbello.

Un nuovo e poco conosciuto client peer to peer si rivela essere uno specchietto per le allodole, in grado di far scaricare molto velocemente gli ultimi
film proiettati nelle sale ma anche di identificare gli utenti e poterli perseguire, civilmente e penalmente.
ZEUS News.
http://www.zeusnews.it.
10-07-2007.
Non  un segreto che le major disco-cinematografiche battano tutte le strade possibili al fine di tutelare i propri interessi economici, arrivando talvolta
a calpestare persino i diritti dei consumatori.
Le vie principalmente battute dalle major sono quattro:
- la modifica delle normative nazionali e sovranazionali, per rendere perseguibile civilmente e penalmente qualunque uso del materiale audiovisivo da loro
non gradito (vedi ipred1 e ipred2, ad esempio);
- la responsabilizzazione degli Internet provider, affinch rendano tecnicamente impossibile il download dei file sulle reti peer to peer, a prescindere
dalla natura dei file in condivisione (vedi recente sentenza di un giudice belga sulle responsabilit dei provider e sulle misure cautelative che questi
sono tenuti a mettere in atto);
- la massiccia campagna di sensibilizzazione affinch l'uso illecito delle reti peer to peer venga finalmente percepito dalla popolazione come un grave
reato, al pari di una rapina a mano armata (vedi pubblicit in televisione o al cinema);
- le tecniche di intimidazione degli utenti, seguendo letteralmente l'adagio colpirne uno per educarne cento (vedi caso Peppermint).
E' su quest'ultima tecnica che vogliamo porre l'accento in questa sede.
L'ultima trovata (in ordine cronologico) delle major  stata quella di creare un sito che fungesse da specchietto per le allodole ( Miivi.com e Miivi.net
, attualmente irraggiungibili), invitando gli utenti meno esperti a installare un programma che consentisse di accedere a delle reti peer to peer per scaricare
illegalmente gli ultimi film in programmazione nelle sale cinematografiche (ma non solo).
Ovviamente l'applicazione raccoglieva i dati personali degli utenti allo scopo di identificarli e inviare le informazioni acquisite alla MPAA; c' chi sostiene
che fosse il programma stesso a mettere nella coda di download i file pirata da scaricare, a prescindere dalle reali intenzioni dell'utente.
Una semplice interrogazione del database Whois ha permesso di risalire al titolare dei domini, ovvero a MediaDefender, azienda che da anni si batte strenuamente
per debellare il flagello della pirateria.
Ultimamente il pugno di ferro contro i pirati sembra essere diventato una moda: per esempio il senatore statunitense Orrin Hatch auspica da tempo l'implementazione
di una tecnologia in grado di danneggiare irrimediabilmente il pc di chi scarica file multimediali, e sta cercando di far modificare il Copyright Act in
modo da rendere penalmente responsabile chi fornisce informazioni per l'utilizzo delle reti peer to peer al pari di chi scarica materiale protetto. Ma
MediaDefender ha preferito adottare una linea pi morbida.
Una volta diffusasi la notizia, il sito-trappola (on line dal mese di marzo)  stato prontamente oscurato, il dominio rivenduto, e i portavoce dell'azienda
hanno fatto a gara nel rimbalzarsi la responsabilit di quanto avvenuto.
Secondo quanto sostenuto da MediaDefender, il sito-trappola altro non era che un progetto interno a cui i normali utenti riuscivano ad accedere poich le
pagine non erano state debitamente protette da password: tutto il resto - sempre a detta di MediaDefender - sarebbe frutto del caos mediatico creatosi
attorno alla vicenda.

Veronica Ciarumbello.

