UICIECHI.IT: FEBBRAIO 2008 - Numero 2.
Utenti peer to peer minacciati da più fronti.
Di Giulio Boresa.
Mytech, 6/2/2008.
http://www.mytech.it/internet/articolo/idA028001070576.art
Le leggi, le major, persino le strategie dei provider stanno stringendo la tenaglia sugli utenti peer to peer, restringendo loro ogni via per fare file sharing. Quali sono infatti i tre baluardi, che proteggono e consentono il peer to peer pirata?
Tre, almeno: economiche tariffe flat (senza le quali il p2p sarebbe impossibile), le norme sulla privacy, che proteggono l'identità dell'utente dalle attività investigative dei detentori di diritto d'autore; e i siti che mettono a disposizione risorse necessarie al peer to peer.
Tutte e tre questi baluardi stanno vacillando. È notizia di qualche giorno fa: l'operatore AT&T, il più grande negli Usa, aumenterà di cinque euro il canone mensile banda larga per chi fa molto traffico (cioè, per chi fa peer to peer); il che vale- dice- per la maggior parte dei suoi utenti.
Motivo ufficiale: chi consuma più banda deve pagare di più, perché per l'operatore è un costo crescente adeguare il network alle sempre maggiori richieste di traffico. AT&T è però anche un operatore che sta facendo avanguardia negli accordi con le major: ha comunicato di stare costruendo un filtro per rendere non scambiabili dagli utenti alcune file identificati come pirata. Un altro operatore Usa, Comcast, ha invece cominciato a sperimentare tariffe a consumo, pure per contrastare il peer to peer.
In Europa, la Corte di Giustizia Europea ha detto che nulla impedisce l'arrivo di leggi nazionali che ridisegnino i rapporti tra tutela del diritto d'autore e difesa del copyright.
Ad oggi il primo prevale sul secondo e infatti la stessa Corte ha sentenziato che l'operatore Telefonica non può essere obbligato a comunicare ai detentori di copyright l'identità dei propri utenti peer to peer. In futuro però le leggi potrebbero cambiare, perché secondo la Corte nessuna norma comunitaria lo vieterebbe.
Il problema è sentito anche in Italia, dove il Garante della Privacy e le associazioni dei consumatori sono riusciti a bloccare le azioni investigative (sugli indirizzi Ip degli utenti) di produttori di contenuti come Peppermint. Ci sono riusciti appunto appellandosi ai principi della tutela della privacy.
Se le leggi dovessero cambiare in modo da meglio tutelare il diritto d'autore, questo appiglio crollerebbe.
Così come adesso a vacillare è Pirate Bay: le major di musica e cinema sono riusciti per la prima volta a formalizzare, presso la magistratura svedese, le accuse contro questo motore di ricerca di torrent, i cui gestori vanno quindi verso il processo. Un'eventuale sentenza contraria a Pirate Bay,costituirebbe un precedente nell'estendere la responsabilità della pirateria anche a quei portali che finora si sono presentati come strumenti neutri, incolpevoli degli scambi fatti dai propri utenti.
Il prossimo passo sarebbe, in teoria, estendere la stessa responsabilità anche a chi produce software peer to peer; in tal caso la vita di chi fa file sharing diventerebbe davvero difficile.
Giulio Boresa.