Skype e la questione delleintercettazioni.

Scritto da Piero Babudro.

Non  la prima volta che Skype finisce nel mirino di autorit e istituzioni. L'impossibilit di intercettare le chiamate VoIP  vista come una pericolosa seccatura, nonch come un concreto vantaggio nelle mani ora della criminalit organizzata, ora del terrorismointernazionale.

In questo senso, le recenti dichiarazioni del ministro Maroni , disposto a richiedere l'intervento dell'Unione europea, non sononuove.

Nel gennaio del 2006, a puntare il dito contro Skype e altre piattaforme VoIP era stato il Communication Research Network , gruppo di lavoro fondato presso il Mit di Boston, che comprende imprenditori, esperti, policy makers ed esponenti del mondo accademico. La tesi era la simile a quella usata dal Viminale in questi giorni, ma in qualche modo pi ingenua: le tecnologie proprietarie e le comunicazioni criptate, si disse, possono fornire a cybercriminali e malintenzionati una piattaforma sicura per lo spamming oppure attaccare i siti web. Da qui la necessit, sempre secondo il Communication Research Network, di mettere mano ai vari Skype e Vonage e renderli pi "trasparenti", almeno per l'occhio vigile dellecyber-polizie.

L'anno seguente, Joerg Ziercke - presidente dell'ufficio di Polizia federale tedesca - ha rilanciato: Skype crea grosse difficolt nella lotta contro il terrorismo internazionale, disse, poich il sistema di cifratura non  pubblico. Da qui la volont di creare una task force con il preciso compito di mettere a punto una sorta di "spyware di stato" in grado di intercettare telefonate e chat e supportare le indagini tradizionali.

In entrambi i casi, ci siamo chiesti: tra il bisogno di tutelare la sicurezza nazionale e quello di difendere la privacy e i diritti dei cittadini, chi deve avere la meglio? Tuttavia, le dichiarazioni del Communication Research Network e della Bundespolizei tedesca generarono una serie abbastanza contenuta di risposte e prese diposizione.

Niente a che vedere con il polverone nato in un altro momento, quando si  saputo che Skype, assieme alla consociata Tom Online, controllava e "filtrava" il traffico degli utenti VoIP in Cina : la polemica divamp per giorni e lo stesso Niklas Zennstrom (fondatore assieme a Janus Friis) dovette intervenire per placare gli animi. Skype  obbligata a conformarsi alle leggi locali, disse da Londra, e quindi questa era l'unica strada percorribile in Cina. Paese che tra l'altro rappresentava all'epoca uno dei tre mercati principali di Skype, assieme a Usa e Germania.

Ora, se Skype un giorno dovesse consegnare agli inquirenti i codici necessari a decriptare i contenuti VoIP, molto probabilmente perderebbe in termini di credibilit e fiducia da parte degli utenti stessi. E fin qui siamo tutti pi o meno d'accordo. Tuttavia l'arcano rimane: perch se la Cina "sorveglia" Skype subito si agita lo spettro della censura, mentre se  il civilissimo Occidente a proporre una cosa simile non ci indigniamo allo stessomodo?

Piero Babudro.


