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UICIECHI.IT: GIUGNO 2009 - Numero 6.

I provider italiani contro i filtri ai siti.

Scritto da Giulio Boresa.

“Si arriverà a filtrare qualsiasi sito straniero che parla male dell’Italia o di aziende italiane, a fronte di una semplice accusa di diffamazione”. Andrea Monti, avvocato tra i massimi esperti di diritto di internet, spiega così a MyTech perché i provider italiani (nell’associazione Aiip) si sono messi a fare battaglia per l’ennesimo caso di filtro imposto da un tribunale. Adesso è la volta del Gip di Treviso, che ha imposto ai provider di bloccare l’accesso a un sito cinese, belstaffuk.com, che vende vestiti contraffatti.

Lo strumento utilizzato è quello del sequestro preventivo. I provider ribadiscono che c’è una bella differenza tra sequestrare un sito e impedirvi l’accesso. Sostengono quindi che non si può filtrare un sito con lo strumento del sequestro: è una distorsione della normativa; Monti concorda. Il tribunale del riesame di Bergamo aveva confermato che non è una procedura corretta e per questo motivo aveva fatto togliere il filtro su Pirate Bay. Dopo questa vicenda, però, le cose hanno preso una piega diversa. Il tribunale di Milano ha richiesto, sempre con lo strumento del sequestro, il blocco di siti stranieri di sigarette ; i provider si sono appellati contro il provvedimento, ma in questo caso il tribunale ha confermato che è tutto lecito. Schizofrenie della giustizia italiana.

Si noti che, nell’immediato e dal punto di vista pratico, il blocco al sito cinese è poco efficace. E’ solo a livello di dns, quindi basta usare quelli di terze parti per aggirarlo. I provider e Monti sono però allarmati perché vedono lontano. Una volta che passa il concetto secondo cui è possibile bloccare qualsiasi sito anche a fronte di un sospetto di reato (senza processo), allora molte cose diventano possibili. Anche filtri su ip (già adottati contro Pirate Bay), ben più difficili da aggirare di quelli su dns. E filtri per reati di diffamazione- immaginiamo YouTube che viene bloccato in Italia per l’ennesimo video che urta la sensibilità di qualcuno. E c’è dell’altro. “Se viene imposto un filtro su ip, i provider, per applicarlo dovranno ispezionare qualsiasi pacchetto delle connessioni degli utenti”, dice Monti. A danno della privacy di tutti.

Giulio Boresa.