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UICIECHI.IT: FEBBRAIO 2010 - Numero 2.

Prima di scrivere, pensiamo al font da usare!

Di Alessandro Baldi e Massimiliano Martines.

Nota degli autori:

Questo breve articolo ha l'intento di fornire delle semplici indicazioni relativamente al tipo di font da preferire nella stesura di un qualsiasi testo scritto, pertanto non può e non deve essere visto come un trattato sull'accessibilità dei documenti, bensì come un utile spunto da fornire in special modo a chi, vedendo, magari non si è mai posto il problema, lasciandogli poi la possibilità di approfondire la tematica, ben sappiamo quanto vasta e complessa. Insomma, l'idea è quella di far riflettere le persone digiune delle nostre problematiche, ma con un approccio soft evitando così che si spaventino.

I programmi di video scrittura mettono a nostra disposizione tante tipologie di caratteri tutti molto belli e decorativi.

Quando, però, ci si trova a scrivere un documento, è necessario ponderare la scelta del font. Per scegliere un font non esiste una scienza esatta, non esistono dogmi e regole assolute, non esistono schemi di applicazione generali.

La scelta potrà essere obbligata dall'insieme di norme previste per i documenti ufficiali, oppure, dipendere:

  • Dal contesto nell'ambito del quale il documento sarà fruito e dai relativi, eventuali standard riconosciuti per la redazione dello stesso.
  • Dalle nostre personali preferenze.

In ufficio, al lavoro, scriviamo molto, moltissimo, scriviamo messaggi di posta elettronica, promemoria, annotazioni, verbali...

Quando scriviamo occorre tenere presente che il lettore potrebbe leggere a video, in formato elettronico, o in formato cartaceo dopo aver stampato.

Infatti, i caratteri stampati su carta e quelli visualizzati a monitor mostrano delle differenze non trascurabili, poiché la risoluzione del monitor è molto più bassa rispetto alla definizione della carta stampata.

I caratteri possono essere divisi in tre grandi famiglie:

  • I caratteri serif, cioè dotati di elementi decorativi detti anche grazie (ad esempio Times e Times New Roman). Vanno bene per i documenti stampati, ma sono meno leggibili sullo schermo di un computer.
  • I caratteri sans-serif, cioè privi di elementi decorativi (ad esempio Arial e Helvetica). Sono chiaramente leggibili sullo schermo.
  • I caratteri a larghezza fissa (ad esempio Courier e Courier New) che sono come i caratteri di una macchina da scrivere.

La leggibilità o meno di un font dipende soprattutto dalla cosiddetta "altezza x" (l'altezza di una x minuscola) e dalla dimensione generale del carattere. Così un tipo di carattere come Times New Roman ha una leggibilità media sullo schermo del computer perché ha un'altezza x moderata. Invece caratteri quali Georgia e Verdana che sono stati progettati per essere letti su schermo hanno altezze x esagerate e sono molto grandi, se paragonati a tipi di caratteri più tradizionali con la stessa dimensione di punti.

Nella scelta del font va valutato anche l'effetto prodotto da altre opzioni tipografiche (corsivo, grassetto, sottolineato) che aiutano a ravvivare il flusso del documento richiamando l'attenzione del lettore, come fa un abile oratore che varia il ritmo, il tono e il timbro della voce.

Il testo corsivo attira l'occhio perché è in contrasto con la forma del corpo del testo ma non è molto leggibile sullo schermo; per questo motivo è bene utilizzarlo solo per parole o frasi accentuate o straniere e comunque quando proprio non se ne può fare a meno.

Il testo in grassetto conferisce risalto essendo in contrasto con il colore del testo normale. E' abbastanza leggibile su schermo, ma è bene usarlo per evidenziare singole parole e non intere frasi, altrimenti la sua funzione viene a cadere.

Il testo sottolineato è una convenzione tipografica che risale ai tempi delle macchine da scrivere, quando il corsivo e il grassetto non erano disponibili. È buona norma evitare la sottolineatura nei documenti da pubblicare sul web poiché potrebbe essere confuso con un collegamento ipertestuale.

E' bene fare uso di queste opzioni con moderazione poiché se si eccede si può scatenare un indesiderato "effetto confusione".

Per lo stesso motivo, nell'ambito di uno stesso testo è meglio utilizzare sempre pochi font e poche dimensioni, per dare alle pagine un aspetto più chiaro.

Teniamo presente che quando scriviamo abbiamo una duplice responsabilità: la prima nei confronti del lettore, poiché non dobbiamo rendergli la lettura complicata e faticosa; la seconda nei confronti del contenuto. Un buon carattere non migliorerà un pessimo testo ma certamente un brutto font può rendere difficoltosa la lettura di un buon testo.

Altri fattori da tenere presenti nella scelta del font sono le diverse tipologie di utenza, tra queste pensiamo a quella che raggruppa le persone ipovedenti che, per esempio, preferiscono di norma l’adozione di font aventi la stessa altezza tra i qual citiamo: Time New Roman, Arial e Helvetica, l'assenza di parole sottolineate, in quanto complicano l'individuazione delle parole o lettere da parte di apparati oculari non efficienti, avere un contrasto di colori tra il primo ed il secondo piano; quest'ultimo elemento risulta essere determinante nella lettura del testo.

Le tipologie di font serif, come il Times New Roman, risultano di difficile lettura per utenti dislessici perchè alcuni caratteri sono a volte causa di fraintendimento tra loro, per esempio, notare come la g sembri facilmente un numero 8.

E' preferibile dunque utilizzare un font privo di grazie ma più comprensibile a tutti (gli esperti consigliano Arial e Trebuchet MS).

Ove possibile è bene integrare i testi con immagini, molto utili poiché spesso veicolano l'informazione in maniera migliore e più esplicita delle parole.

In questo caso è bene non utilizzare immagini lampeggianti e/o in movimento perché distraggono l'utente dislessico ed ipovedente dalla lettura e possono creare problemi per utenti epilettici. Nel caso si utilizzino immagini. E' necessario predisporre comunque testi alternativi per utenti non vedenti.

Sembra tutto troppo complicato? Troppe regole da ricordare? Troppe cose cui fare attenzione?

Forse, ma se ci muoviamo tenendo presenti i principi della progettazione universale possiamo realizzare documenti accessibili a tutti ed esteticamente gradevoli, sia se li si guardi a schermo che li si legga sulla carta stampata.

Curiosità:

Il termine font deriva da fonte, termine femminile del francese medioevale che significa “fuso”, in riferimento alle matrici di metallo fuso che si usavano nella stampa a caratteri mobili. Font è anche un termine inglese, di genere neutro. In italiano, invece, il genere neutro non esiste e prevale la tendenza a rendere il genere neutro con il maschile. Quindi, si dice il font e non la font.

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Alessandro Baldi. e Massimiliano Martines.