Banda larga del futuro, mancano accordi.
Scritto da Giulio Boresa.
Telecom Italia ha un proprio piano e vuole il supporto di altri e dello Stato solo nelle zone non redditizie. Entra in crisi l’idea di un progetto comune per la banda larga in fibra ottica nelle case
Il problema può essere riassunto anche con le parole di Corrado Calabrò, presidente di Agcom (Autorità garante delle comunicazioni): “al tavolo per fare una società della rete, presso il ministero dello Sviluppo Economico, ciascuno dei soggetti pensa solo al rendimento immediato. Mentre l’Ngn ha ritorni che si misurano in 50-60 anni”.
Telecom Italia dice infatti che vuole fare investimenti comuni, con altri operatori, solo nelle zone meno redditizie. In quelle a fallimento di mercato, invece, sostiene che è necessario l’intervento dello Stato. Nel frattempo. prosegue comunque con il proprio piano, che prevede 500 mila abitazioni coperte entro il 2010, 1,3 milioni nel 2012, 2,5 milioni nel 2013 e il 50 per cento della popolazione italiana entro il 2018. La Cassa depositi è prestiti è pronta a investire nel progetto Ngn per l’Italia (con fondi pubblici) solo se la nuova rete sarà una sola e se sarà redditizia. E’ un impasse.
Senza fondi pubblici né una rete comune, che fine farà il progetto Fibra per l’Italia, dei principali operatori alternativi?
E’ la grossa incognita. Probabilmente qualche città la coprirà lo stesso, ma è dubbio che possa arrivare fino in fondo al piano previsto, senza sinergie con Telecom Italia.
Giulio Boresa.