Class action contro il cartello delle major musicali.

Di Dodi Casella.

Le grandi etichette americane avrebbero violato le regole sulla concorrenza, accordandosi sottobanco sui prezzi dei brani online.

Prima storica battaglia persa dalle major dell'intrattenimento che si erano opposte davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti all'azione collettiva intentata dai rappresentanti di un gruppo di consumatori.

EMI, Universal, Warner Music e Sonic Music - unitamente alla potente RIAA, che rappresenta gli interessi dei detentori del copyright - sono accusate infatti di aver costituito un "cartello" sin dal 2001 per accordarsi sui prezzi dei brani musicali venduti sul web.

L'accordo fraudolento avrebbe preso corpo attraverso la realizzazione di siti Internet quali MusicNet e Pressplay, che sovraintendevano alla distribuzione online, la creazione di appositi forum e altri servizi e mezzi digitali che avrebbero operato in sinergia a danno dei consumatori.

Il primo sito era un negozio online che operava nel 2002-2003 creando una vera e propria joint venture con Sony e Universal Music, che con Pressplay commercializzavano in abbonamento prodotti anche di BMG e vari altri gruppi indipendenti che oggi sono scomparsi o hanno mutato la propriet.

La pratica commerciale scorretta avrebbe violato le rigide regole americane sulla concorrenza.

La Corte Suprema, nonostante le ragioni addotte dalla difesa, ha ritenuto la richiesta fondata su fatti e prove inoppugnabili e ha perci convalidato la class action.

Dodi Casella.

