Musica: major colpevoli di pirateria in Canada

Scritto da Nicola Battista.

Clamoroso: 45 milioni di dollari di risarcimenti per gli artisti. I veri pirati della musica in Canada? Non vengono da Internet.
Erano le major del disco...(!)

I frequentatori assidui di siti e reti p2p per scaricare materiale condiviso da chi capita, senza stare a guardarne la provenienza?

I duplicatori abusivi che - a volte prima dell'uscita del disco ufficiale - gi ne spacciano copie di pessima qualit in cd-r?

I pirati di professione che in estremo oriente o Europa dell'Est stampano a livello discretamente professionale raccolte mai esistite nella discografia ufficiale, senza alcuna licenza, e in alcuni paesi sono quasi l'unico mercato discografico esistente?

In Canada, la risposta alla domanda di cui sopra  stata una sorpresa: a quanto pare esiste una forma di "pirateria" operata perlomeno in alcuni paesi e in alcuni ambiti, dalle stesse major del disco. E questo scherzetto, che andava avanti da circa tre decenni,  appena costato la ragguardevole cifra di 45 milioni di dollari.

L'incredibile notizia viene riportata da TorrentFreak: colpa delle compilation, a quanto pare. L'uso di brani sciolti in raccolte era diventato soggetto a una pratica per cos dire "allegra"; si usavano i brani liberamente, mettendo poi "in conto" su una lista di sospesi. In altre parole, non si perdeva tempo a chiedere singoli permessi: si pubblicava e basta; in seguito il problema sarebbe stato sanato.

Senonch, questa procedura  andata avanti per circa tre decenni, spesso accumulando permessi mai concessi e quindi royalty non pagate. E per ogni brano di fatto si verificava una violazione di copyright. Risultato: nel solo Canada, trecentomila brani per i quali gli aventi diritto non percepivano nulla da anni.

Nel 2008 una class action da parte di un gruppo di autori ed interpreti contro le quattro major (Warner, EMI, Universal e Sony).

Come aggravante, la parte attrice aveva citato i double standard, i "due pesi e due misure" applicati dai discografici: "la condotta delle case discografiche convenute  aggravata dal loro rigoroso e severo approccio al rispetto dei propri interessi in tema di copyright nei confronti dei consumatori".

Azione legale che non arriva a sentenza, ma comunque si chiude con un accordo che sembra una discreta ammissione di responsabilit (anche non la pensano ovviamente cos i rappresentanti delle case discografiche): 45 milioni di dollari sborsati dalle etichette, scongiurando per il rischio di pagare fino a 6 miliardi di dollari in danni.

Problema risolto, dunque? Solo temporaneamente. A leggere quanto riferito da TorrentFreak, si desume che di certo si chiude la controversia aperta nel 2008, ma questo pagamento non cambia il sistema di licenze n la pratica dei discografici. In altre parole, si ricomincia. La lista dei sospesi torner ad allungarsi, e un giorno o l'altro i nodi verranno ancora una volta al pettine.

Ironia della sorte, comunque: i quattro maggiori avversari della pirateria musicale, soprattutto quella online, ridotti a pagare per una colossale violazione di copyright...

(Si ringrazia Nicola D'Agostino per la collaborazione)

Nicola Battista.

