Da Windows a Macintosh.
Di Vainer Broccoli.
Parte quarta: navigazione tra File e Cartelle.
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Premessa:
Dopo alcuni argomenti legati ai componenti principali di Snow Leopard quali finder, doc status bar, eccetera, proviamo a vedere, sempre con l’intento di condividere esperienze con tutti, un pochino come affrontare la navigazione nel “file system” del nostro MAC.
Come sempre, sono ben conscio di essermi avventurato nella splendida scoperta dell’acqua calda, ma, magari, un ripassino non fa male ed io, che in fondo ho un’età, ho bisogno di riprendere qualche concetto, o no?
Ovviamente il tentativo di mantenere un parallelismo con il mondo Windows resterà una caratteristica di queste “farneticazioni”, in modo da rendere più chiari i concetti a coloro che da Windows arrivano in questo mondo nuovo.
detto questo, direi che possiamo partire, mettetevi comodi e, magari, preparatevi un drink, così passa meglio no?
File e cartelle
Come per Windows, anche nel mondo MAC, abbiamo un sistema che si organizza in file e cartelle; esattamente come per i sistemi Microsoft, anche Snow leopard vede diversi livelli di importanza dei suoi oggetti ed, altrettanto ovviamente, questo genere di concetti risulta utile, sopratutto, per capire dove non muoversi per evitare danni…
Cartelle di sistema
Il nostro sistema operativo Snow leopard racchiude il suo cuore in cartelle di sistema le quali vanno, consiglio spassionato, lasciate in pace, ma, per onor di cronaca, potremo dire che le troviamo in radice, sul nostro disco fisso, di solito chiamato Macintosh hd, dentro una cartellona chiamata sistema.
per ora, diciamo così, facciamocelo bastare e proseguiamo nelle altre dissertazioni ok?
La cartella utente
Il nostro sistema operativo Snow Leopard ci mette a disposizione diversi ambienti di lavoro tra i quali la cartella del nostro utente, cartella che ci verrà vocalizzata come “inizio”.
Questo contenitore può esser paragonato, in Windows, alla cartella: “c:\document and settings\utente\" e vi troveremo, navigandola, sottocontenitori quali: la cartella documenti, la cartella downloads, la cartella musica, eccetera.
Facciamo un piccolo passo indietro, riferito alla pillola numero uno:
se avremo settato la vista a colonna, potremo navigare muovendoci con le frecce verticali, riproponendo la navigazione ad albero, nell’esplora risorse di Windows… questo parallelismo, decisamente, quando si inizia, a mio avviso, aiuta parecchio.
tornando alla nostra cartella inizio, eccoci dunque, a navigarla; subito salta all’occhio come sia presente, in ordine rigorosamente alfabetico, anche la cartella scrivania che, come già fatto notare in alcune dissertazioni parallele, ci fa capire meglio come anche Snow Leopard sia organizzato secondo un concetto nato con i sistemi a linea di comando, ovvero, il concetto dei file e delle directory.
Sempre come esercizio, entriamo ed usciamo dalle varie cartelle attraverso l’utilizzo delle frecce laterali, per renderci ben conto di come possiamo muoverci.
Creazione di una nuova cartella
Dopo aver fatto un po’ di ginnastica nella navigazione tra le cartelle, proviamo a crearne una nuova, ok?
andiamo a posizionarci sulla cartella documenti.
Ecco la prima vera differenza che dobbiamo riscontrare rispetto a Windows:
per creare un nuovo contenitore in Documenti, dovremo limitarci a restare posizionati sul nome della cartella, senza entrarci, altrimenti, se avremo una sottocartella in documenti, andremo a creare il nostro nuovo oggetto in quella sottocartella e non in documenti.
Stavamo dicendo?
ah sì, la nuova cartella in documenti.
bene, siamo posizionati su “Documenti”, vogliamo creare la nostra nuova cartella, magari la prima… digitiamo la combinazione di tasti: cmd più shift più n, seguita dal nome che sarà: “la mia prima cartella” e diamo invio.
A questo punto, il sistema ci posizionerà sulla cartella appena creata, dentro a documenti.
Per fare la riprova, premete freccia sinistra e vedrete come andremo ad “atterrare” su documenti.
Il comando per creare una nuova cartella, ricordiamolo sempre, lo troveremo anche nel menù archivio, esattamente come troveremo questo genere di voci nel menù file di windows.
Ordine alfabetico in Snow leopard
Spostiamo per un secondo la nostra attenzione su di un concetto un filino più generale, ovvero, l’ordine alfabetico in Snow Leopard.
Nel nostro sistema MAC OSX avremo una gestione dell’ordine alfabetico un po’ diversa, rispetto a come vien effettuato il tutto in Windows, ovvero: con Microsoft, lo sappiamo, potremo muoverci attraverso elementi, in gestione risorse, che iniziano con la stessa lettera, attraverso la pressione ciclica di tale lettera, mentre in Snow Leopard no.
Se abbiamo una cartella, ad esempio, chiamata: “allegati posta elettronica” ed un’altra chiamata: “album fotografico” non ci muoveremo tra esse digitando sempre la lettera “A”, bensì, la pressione del tasto “A” ci lascerà posizionati sull’elemento “Album fotografico” il quale, secondo l’ordine alfabetico stretto, vien prima.
per una navigazione tra diversi elementi, conviene digitare l’iniziale e proseguire con le frecce verticali per muoversi agilmente.
Mentre, se vogliamo “atterrare” direttamente su “allegati posta elettronica” ecco che potremo digitare, in successione, “alleg” per finirci direttamente sopra.
Altra particolarità settata di default, per il finder, resta quella che l’ordine alfabetico è rispettato in maniera stretta, mescolando file e cartelle, senza differenziare la tipologia dell’elemento, mettendo, quindi, lo swicther da Windows, di fronte ad una situazione che può creare un po’ di disorientamento e la sensazione di dover lavorare di più per raggiungere gli obiettivi che ci si propone.
Per ora, ci limiteremo a dire che questo status di cose può esser cambiato allineando le cose in maniera molto semplice.
Nomi ed estensioni dei file
Anche in ambiente MAC, come si può intuire, i nostri file hanno un nome ed un estensione, esattamente come per Windows e, per molti casi, le cose non variano, vediamo di fare una carrellata legata alle situazioni più usuali.
Per i file di testo, praticamente, non cambia niente ed avremo:
txt, rtf, pdf, html, doc, docx eccetera, esattamente come per l’ambiente di Redmond, con l’aggiunta delle estensioni che provengono da suite office con il timbro della mela, come, ad esempio: pages (per il wordprocessor pages), number (per il foglio elettronico) eccetera.
I file compressi, invece, praticamente non vedono particolari differenze in quanto, a bordo di MAC OSX, già viene compreso un tool per la gestione di file zippati nei formati più conosciuti.
L’unica differenza, che necessita di componenti esterni, resta il formato “rar” peculiarità e proprietà di Winrar, non presente, a quel che io sappia, in ambito MAC.
In questa carrellata di presentazione, in vero parecchio spiccia, dei vari formati dei file, dobbiamo includere, invece, un’entità presente solo in Snow Leopard, o più generalmente, nei sistemi unix, ovvero, i file con estensione “dmg”.
Consentitemi una piccolissima divagazione in merito.
“dmg” è un acronimo che identifica le parole: “disk image” il che fa intuire che si stia parlando di un immagine disco all’interno della quale, nella maggior parte dei casi, avremo applicazioni da installare.
I file dmg vengono usati, spessissimo per mettere in rete i pacchetti che contengono programmi da installare.
A corredo di questa ultima affermazione, ecco che arriviamo a dire qualche parola sui file eseguibili in ambito MAC.
Se in windows identifichiamo i nostri programmi con l’estensione “exe” in Snow Leopard il corrispettivo è “app” (chiaramente abbreviazione di application).
L'apertura, quindi, di un file con estensione app implica, ovviamente, il lancio di un programma.
Per coerenza, i file con estensione “app” vanno sempre posizionati nella nostra cartella “applicazioni”, raggiungibile, nel finder, con cmd più shift più a. Però non dimentichiamoci che, non esistendo un registro di sistema, potranno essere lanciate, quasi sempre, da ogni parte del nostro disco rigido.
A corredo di quest’area, ricordiamoci sempre che noi apriamo/lanciamo un file attraverso l’uso delle combinazioni di tasti: cmd più freccia giù, oppure, cmd più o e non con invio, il quale, invece, attiva la funzione di “rinomina” (l’f2 in Windows).
A conclusione di questo frammento, diciamo anche che il nome.estensione di un file può esser lungo fino a 256 caratteri e che, come convenzione, l’estensione, difficilmente viene messa in una cartella, ma può capitare; ovviamente, il nostro Voiceover recita la tipologia dell’elemento ad ulteriore sicurezza dell’utente.
Conclusioni
In verità, la mia intenzione, quando ho messo le mani sulla tastiera per scrivere queste righe, era di affrontare un numero maggiore di argomenti, ma come spesso accade, ecco che ci si rende conto che il papiro diventerebbe di una lunghezza tale da renderlo, più che una pillola, un pranzo in stile matrimonio.
Ho quindi deciso di fermarmi, così, per dare modo a chi legge, eventualmente, di far sedimentare concetti che ritengo fondamentali nel nostro cammino assieme.
Ovviamente, i più i intraprendenti potranno dirmi che, ad esempio, ho parlato di estensioni dei file e che tali estensioni, esattamente come per un sistema Windows vergine, non vengono visualizzate, di default, che dire?
Confesso, è vero!
Ma andare ad esplorare le preferenze del finder, così, non mi pareva opportuno e, magari, chi avrà voglia di farsi un altro drink, potrà leggerlo nella prossima pillola…
E’ vero che oramai praticamente ogni programma per MAC adotta questa convenzione mutuata direttamente dal mondo windows, ma non è detto che necessariamente un file su MAC debba avere una sua estensione, in verità il MAC non necessita affatto di estensioni nei nomi dei file, quindi potrebbe anche capitare di imbatterci in file che non hanno alcuna estensione, ma che il sistema è in grado di associare correttamente alla sua applicazione. Adesso qualcuno di voi si chiederà, ma come è possibile tutto ciò?
La risposta è che la maggior parte dei file MAC, anche se la cosa risulta trasparente all’utente, è suddivisa in due parti: una chiamata datafork, che è in pratica il file vero e proprio cioè quello che contiene i dati che vengono letti dal programma che lo gestisce, mentre l’altro file invece si chiama resource fork al cui interno sono memorizzate tutta una serie di informazioni accessorie, chiamiamoli pure metadati, che fanno capo al file stesso, come, per esempio, l’associazione al programma di riferimento, l’icona, i dati del programmatore, eccetera.
Non tutti i file seguono questo schema, visto che Apple ha deprecato l’uso delle resource fork, ma in realtà ancora molti programmatori usano questo meccanismo. Quando si manipola un file MAC bisogna avere bene in mente questa struttura.
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Per ulteriori informazioni, scrivere a: Vainer Broccoli