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UICIECHI.IT: MAGGIO 2012 - Numero 5.

Google Knowledge Graph, la ricetta per un motore di ricerca intelligente.

di Fabio Deotto.

Google ha un’ossessione, si chiama rilevanza: vuole fare in modo che i suoi utenti siano sicuri che se devono cercare qualcosa, la troveranno più facilmente e più velocemente sul suo motore di ricerca. Google ha anche un’utopia: arrivare al punto in cui l’utente potrà esser certo di trovare sempre, al primo click, quello che sta cercando. Ma Google ha trovato una soluzione, seppur parziale: si chiama Knowledge Graph, ed è un primo coraggioso tentativo di rendere un po’ meno stupido il più famoso motore di ricerca della storia.

Sostanzialmente, Knowledge Graph è una sorta di infrastruttura che Google ha perfezionato nel tempo per mettere in relazione tra loro quell’enormità di contenuti che vanno accumulandosi nell’infosfera. L’obiettivo dichiarato è quello di passare da una ricerca basata sulle parole a una ricerca basata sulle cose che quelle parole rappresentano. Questo significa che se vado a cercare “John Lennon”, Google non andrà solo a trovarmi tutti i link contenenti la parola John Lennon ma andrà a raccogliere e ordinare una serie di contenuti relazionabili alla figura del frontman dei Beatles: il luogo di nascita, le canzoni scritte, le relazioni di parentela, etc. Questo non è solo utile per rendere più fluida la ricerca, è fondamentale per aiutare l’utente a trovare quello che davvero sta cercando.

A questo punto, prima di proseguire, è necessario fare un ragionamento. Google negli anni ha fatto progressi enormi ed è uno strumento fondamentale per chiunque utilizzi costantemente il Web. Ma si tratta di uno strumento ancora pieno di difetti e, sotto un certo punto di vista, persino presuntuoso. L’ossessione con cui Google negli ultimi anni si è concentrato nel rendere il più freschi possibile i suoi risultati di ricerca a volte può portare l’utente a faticare nella ricerca di un contenuto banale. Per avere prova di quanto Google possa dimostrarsi stupido, basta fare una semplice ricerca.

In questi giorni, uno degli argomenti più discussi in Rete è lo sgombero del collettivo Macao dalla torre Galfa, occupata a Milano lo scorso 5 maggio. Come fa notare Massimo Mantellini sul suo blog, interrogando il motore di ricerca di Google con la keyword “Macao”, si ottiene una pioggia di link che fanno riferimento all’attualità, e pochissimi che fanno riferimento alla regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese (Macao, appunto) che tra le altre cose è una nota destinazione turistica, nonché il primo paese al mondo come aspettativa di vita.

Ecco, per evitare risultati imbarazzanti come questo, è fondamentale che il motore di ricerca sappia che la parola Macao può rappresentare due oggetti radicalmente diversi tra loro, ognuno con il suo corredo di contenuti correlati. Per fare ciò, dal 2010 Google ha cominciato a mappare più di 500 milioni di oggetti, per un totale di 3,5 miliardi di contenuti correlati. Ma per ottenere risultati veramente rilevanti c’è bisogno di qualcosa di più. Per questo, Google punta a rendere sempre più intelligente il suo motore di ricerca analizzando il percorso di ricerca compiuto dagli utenti e imparando come correlare i diversi contenuti (se la maggior parte degli utenti, ad esempio, dopo aver cercato David Cronenberg, va a cercarsi la filmografia, Google saprà che il contenuto più rilevante correlato all’oggetto Cronenberg sono i suoi film, e non le sceneggiature che ha scritto).

“Questo è un primo fondamentale passo verso la costruzione della nuova generazione del search” spiega Amit Singhal di Google “Che attinge dall’intelligenza collettiva del web e capisce il mondo in modo più umano”

Come ho scritto sopra, Google sta lavorando a Knowledge Graph da più di due anni, e non è un caso che proprio in questi giorni abbia deciso di annunciarne il lancio. Venerdì scorso infatti Bing aveva debuttato nella sua nuova incarnazione social, integrando i risultati di Facebook nel servizio. Una mossa da molti giudicata più convincente della sventurata Search Plus Your World di Google. Facebook è indiscutibilmente più rappresentativo di Google+, inoltre Bing ha deciso di separare nettamente i risultati tradizionali da quelli social, consentendo all’utente maggiore chiarezza e libertà d’azione. Insomma, con Bing che annuncia rivoluzioni social e Facebook che si appresta a debuttare in borsa, Google non poteva rimanere sugli spalti.

Così, a partire dai prossimi giorni, Google Knowledge Graph comincerà ad essere integrato in tutte le versioni del motore di ricerca di Mountain View (a partire da quella americana). Magari non sarà un frutto del tutto maturo, ma a giudicare dalle premesse sembra avere tutte le carte in regola per imporsi sull’accoppiata Bing-Facebook, su knowledge engine rivali come Wolfram Alpha e, volendo, anche su intelligenze artificiali del calibro di Siri.

Fabio Deotto.



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