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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere Braille

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Numero 8 del 2008

Titolo: Non facciamoci illusioni

Autore: Vitantonio Zito


Articolo:
Nei frequenti contatti che capita di avere con i minorati della vista o «compagni d'ombra», com'era solito chiamarci il secondo Presidente Nazionale dell'Unione, Paolo Bentivoglio, nei frequenti contatti, dicevo, specialmente durante le assemblee associative statutarie, dopo essermi spolmonato parlando a lungo delle innumerevoli conquiste dell'Associazione e dei molteplici problemi ancora irrisolti, nonché della necessaria unità fra i ciechi, non manco mai di concludere i miei interventi, spesso troppo lunghi ed infervorati, con l'invito a rinnovare la tessera associativa. Spesso mi sento rispondere: «Da tempo ormai mi è stata riconosciuta l'indennità di accompagnamento; un lavoro sicuro mi ha consentito di crearmi una famiglia. Dunque ritengo non mi manchi proprio nulla. A che serve la iscrizione all'Unione? Ritengo la stessa ormai inutile». A questi compagni d'ombra, nemici di se stessi, e a quelli che, tratti in inganno, si sono definitivamente allontanati, convinti di aver ottenuto ormai tutto dalla vita, mi permetto di ricordare che la manna dal cielo è scesa una sola volta e che molte conquiste realizzate sono costate ai nostri antenati e a noi stessi fede, coraggio ed immani sacrifici. E' comodo, oggi, godere il frutto delle lotte altrui. Anzi, si tratta di un comportamento egoistico e tutt'altro che onesto. Bisogna comunque avere presente che nella vita non v'è nulla che possa essere dato per scontato. E' purtroppo sempre possibile vedere compromessi gli obiettivi conseguiti. Molti sono purtroppo gli esempi che lo dimostrano; io mi limiterò a citarne solo qualcuno per i miei pochi lettori e soprattutto per coloro che «non mancano di nulla». Naturalmente, si tratta di esempi di incontestabile verità per la narrazione dei quali faccio appello alla mia memoria che, senza presunzione, non è certamente tra le più labili e faccio tesoro dell'esperienza vissuta. L'occupazione della «sala gialla» al Senato della Repubblica al fine di ottenere l'affermazione del diritto all'indennità di accompagnamento; l'occupazione della «sala Borromini» per una settimana, sempre al fine di migliorare l'indennità di accompagnamento che, nel 1994 sarebbe stata sottratta se con una grande manifestazione di protesta della categoria, il Presidente Nazionale non avesse costretto ben tre Ministri del Governo di allora a scendere in piazza per assicurarci che il Governo aveva fatto marcia indietro e che, quindi, non avrebbe recato danno. La particolare situazione politica ed economica del Paese non può lasciarci tranquilli neppure oggi. Già iniqui provvedimenti non ci hanno lasciato indenni neppure questa volta. Infatti è stato notevolmente ridimensionato il beneficio che i ciechi potevano fruire con il Servizio del Volontariato Civile. Ciò è accaduto a vantaggio di organizzazioni più potenti, ma meno bisognose della nostra. Nella primavera del 1985, dopo due anni di dura lotta con il Parlamento, che ha sempre fatto tanta fatica a comprendere le esigenze dei minorati della vista, siamo riusciti, con manifestazioni di protesta, ad ottenere una legge-quadro più completa e concreta per l'assunzione al lavoro dei centralinisti telefonici ciechi. Più tardi, abbiamo coraggiosamente lottato per un altro traguardo: abbiamo ottenuto la legge per l'assunzione obbligatoria dei terapisti della riabilitazione minorati della vista. Ci sembrava aver toccato il cielo con un dito. Presto, però, durante uno dei convegni nazionali sul lavoro, l'analisi obiettiva degli eventi che caratterizzavano la vita del nostro Paese ci richiamò alla realtà per indicarci che l'inserimento lavorativo e soprattutto l'integrazione scolastica dei ciechi erano obiettivi ancora molto lontani, giacché la particolare situazione era tutt'altro che rosea, anzi lasciava intravedere l'elusione della legislazione in nostro favore e soprattutto quella riguardante il collocamento obbligatorio. Dunque, l'avvenire sarebbe stato certamente difficile. Questi esempi e mille altri non meno importanti debbono spronarci a rendere più forte l'Associazione e i nostri soci debbono convincersi che risolto un problema sono da risolverne mille altri. Dunque, nessuno deve pensare di non aver più bisogno di aiuto: ciò farebbe cadere in un madornale errore. Nessuna guerra può essere combattuta da soli, nessuna vittoria può essere realizzata da soli. Per combattere le loro battaglie e conseguire una vittoria, i ciechi e gli ipovedenti devono essere uniti. Nessuno si illuda di aver raggiunto l'obiettivo della piena integrazione sociale, esso è ancora lontano, molto lontano; e solo marciando tutti insieme sull'impervia via delle difficoltà e dei sacrifici lo si può intravedere, superando, uniti, gli innumerevoli ostacoli, anche quelli causati dal falso e persistente pregiudizio. .avnc{position:absolute;clip:rect(431px,auto,auto,431px);}



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