Numero 8 del 2008
Titolo: L'equivoco della tecnolatria
Autore: Aldo Gonzales
Articolo:
Se, nell'ambito pedagogico, «l'amore non basta», in tiflologia la tecnologia non è tutto. Chi scrive segue da sempre ogni minimo progresso della ricerca tecnologica e lo fa con fervido entusiasmo e ben oltre i confini nazionali, apprezzando a ragion veduta tutte le nuove acquisizioni, eclatanti e meno vistose, che vengono via via segnalate dai diversi paesi. Ospite del Martuscelli, da bambino ammiravo il burbero bibliotecario dell'istituto che «volava» con l'unica mano valida sulla tastiera di una dattilobraille Picht appena giunta dalla Germania, io personalmente avvezzo al diuturno uso dell'umile punteruolo. Oggi, si sa, di dattilobraille ben altrimenti efficienti ce n'è tutta una gamma che va dalla minuscola Minipicht ai solidi modelli americani della Perkins fino alla slovena Tatra Point che realizza una silenziosa scrittura su ben quaranta colonne. L'ampia vetrina tecnologica offre ormai ai privi di vista ben altro che aggiornatissime dattilobraille (negli Usa viene distribuito anche un modello elettrico della robusta Perkins): oggi il campionario d'avanguardia degli ausili tecnologici si arricchisce a getto continuo di apparati che mutano nomi e migliorano funzionalità ad ogni passo, come si constata fra l'altro per quanto attiene alle diverse macchine di riconoscimento, partite dal classico Tecnoreader e approdate agli ultimi modelli di Audiobook multifunzione. Ora, essere grati alla scienza ed alla tecnica è indubbiamente doveroso, scivolare però dal giusto apprezzamento della tecnologia verso una male intesa «tecnolatria» è non soltanto esoso, ma addirittura pericoloso. Sì, pericoloso, giacché una sopravalutazione ingenua della tecnologia può produrre spiacevoli danni, dando luogo alla fine ad una strana «sineddoche tiflologica», portando a scambiare la parte per il tutto, dove la parte rimane in ogni caso la tecnologia, mentre il «tutto» - piaccia o meno - resta pur sempre l'intero arco dell'intervento educativo nella sua inviolabile globalità. Nelle mani di un giovane cieco potrete mettere tutti gli strumenti tecnologici di questo mondo, ma, se avrete allegramente saltato l'imprenscindibile momento pedagogico della normalizzazione sensoriale con tutto ciò che essa comporta, il più avveniristico strumento tecnologico sarà poca cosa, quando pure non diventi pericoloso viatico verso quel tale «ottimismo ingenuo» di cui scrive Silvestro Banchetti nella sua lucida quanto esaustiva «Educazione all'autenticità». C'è di più: complimenti al giovane cieco che ormai «naviga» disinvoltamente in internet o siede pazientemente innanzi al suo pc fruendo del telebook bolognese o bresciano dell'ultima ora; ma non mancate di domandargli cosa poi «scarichi» e legga: la scelta dei contenuti vorrà pur dire qualcosa o no?