Numero 2 del 2009
Titolo: Segnalibro
Autore: Renato Terrosi
Articolo:
Colpo di stato a Ciecagna
Eventi surreali, spaccati tragicomici di quotidianità
Era ora. Per tanta gente il mondo dei ciechi è come le stelle dell'universo: le vedi (quando le vedi) ma non ne sai molto. Per tanta altra gente è un assemblaggio di luoghi comuni, di sentito dire e stop.
Per pochi saggi - si fa per dire - è da studiare approfonditamente. Per non pochi cretini - come quella signora che, anni orsono, insisteva per dare l'elemosina ad una nostra gentile conoscente non vedente, che vestita elegantemente attendeva un'amica a Piazza di Spagna per andare a cena - vuol dire essersi fermati alle letture dei libri dell'Ottocento o peggio.
Per un numero cospicuo di volenterosi sensibili, disponibili e intelligenti questo mondo dei ciechi è semplicemente un mondo di diversamente abili. E il resto è consequenziale.
Era ora, quindi, di avere tra la mani un libro come "Colpo di stato a Ciecagna", leggerlo, divertirsi molto e capire un mucchio di cose. Essenziali. Un mucchio di cose che abbiamo un po' capito lavorando con i ciechi (o con i non vedenti che dir si voglia) ma che questo scattante volume di Sergio Prelato e Marco Pronello ci caccia con graziosa prepotenza - quella dell'ironia e del paradosso - sotto gli occhi.
Già con la nota introduttiva gli autori toccano dove devono toccare.
"Immaginiamo il mondo di Ciecagna - recita la nota - come una comunità apolide e globale. Immaginiamolo governato da istituzioni composte da associazioni simili a quelle terrestri che hanno - o dovrebbero avere - il compito di rendere ai ciechi più facile la vita sulla terra che li ospita. In questo mondo, ormai privo anch'esso di ideali, due non vedenti e un ipovedente decidono di agire in modo drastico verso i dirigenti di Ciecagna con l'intenzione di prendere in mano la sorte dei ciecati e operare un cambiamento in meglio della loro vita sulla terra".
Questo è l'assaggio. Che dovrebbe bastare a capire quello che viene nelle 116 pagine successive. Io, comunque, vi garantisco che è uno spasso, una lezione di vita donata da persone simpatiche e burlone. Il tutto con un linguaggio diretto e trascinante. Un intreccio intelligente, composto da un ventaglio di avventure tra le quali c'è lo spazio necessario per vivere a tu per tu con quella umanità che tutti invocano e di cui poi, in concreto, se ne fottono.
Sergio Prelato
e Marco Pronello
Colpo di stato a Ciecagna
Edizioni Nuovi Poeti
Pagg.116 - euro10
Il Maestro Vagabondo
Alla scoperta delle meraviglie della natura e della grandezza del genere umano
Lo chiamavano Sabba e lui era contento di quel soprannome curioso, esotico, evocante artifizi e stregonerie. Per la verità il Sabba, che ho conosciuto bene perché sfaccendava tutto il giorno in casa nostra, alla sera s'infilava a dormire in un bugigattolo con una finestrella modesta ("A me va anche troppo bene questa stanzetta" diceva) e dormiva otto ore filate. Al mattino, quieto e disponibile, riprendeva il suo vai e vieni. Nella controra, soprattutto in estate, si riposava un po' all'ombra di un pino e quanto gli passavo vicino mi chiamava. Mi insegnava sempre qualcosa: le nuvole vaganti nell'azzurro, l'andatura del cavallo, del bue o dei contadini affaticati. Un uomo bonario e saggio. Un maestro. Modesto.
"Sono un vagabondo" mi disse un giorno. Che è venuto da lontano, si è fermato e che prima o poi avrebbe ripreso il suo viaggio.
Come Dario, in un certo senso.
Dario, il protagonista del bel libro di Diego Barca, dal titolo suggestivo "Il Maestro Vagabondo". Giustamente con tutte le maiuscole al posto adatto.
Il romanzo di Barca è ambientato attorno al 1890 mentre la mia frequentazione con il Sabba è degli anni Trenta. Tutto sommato tra questi due periodi c'è poca differenza di tempo e di modi di vivere. Tempi da Albero degli zoccoli in entrambi i casi.
Anche il mio Sabba girava a cavallo per sbrigare certe faccende che mio padre gli affidava. Aveva più di cinquant'anni ma sembrava un nobile hidalgo in groppa a Paone. Non adoperava fruste e frustini, si serviva di qualche carezza e parlava. Parlava al cavallo che, diversamente da quello di Dario, non sapeva rispondere. Sapeva, però, ubbidire. Eccome.
Tornando a bomba, diciamo che l'avventura del Maestro Vagabondo si sviluppa secondo le strade della fantasia. Che non ha barriere e, anche per questo, è molto avvincente e scavalca in un attimo mari e monti, facendosi beffe del calendario e dell'orologio.
Così le cose più stupefacenti della natura sono sempre alla portata di Dario e del suo Amico (il cavallo parlante) e la pratica del bene viene facile.
Con un linguaggio piano l'autore conduce i lettori a godere appieno delle più difficili descrizioni e delle più ardite interpretazioni degli eventi in un viaggio sempre più affascinante.
Di volta in volta uomini, come il grande Giacomo Puccini, uccelli, alberi e bambini si fanno protagonisti o comprimari di questa vicenda e nessuno si meraviglia. Anch'essi parlano. Gli altri ascoltano e tutti capiscono le parole "della bocca" e quelle "del cuore". E non è certo poca cosa. Anche se è proprio la fantasia a metterci molto del suo.
All'ultima pagina, quella dell'epilogo, come talvolta mi accade quando un libro mi attrae davvero, ho visto un disegno a colori delicati apparire nel restante spazio bianco. Un cielo turchese, sbuffi di nuvole, un uomo con le ali che sale sempre più in alto, mentre nel prato sottostante mucche, pecore e uomini sembrano intenti a fargli ciao ciao.
Ho visto, dunque, un quadro di Chagall, il meraviglioso "bambino".
Magia della penna guidata dalla mente di un saggio. Buono e giovinetto di cuore. Chi vuol sognare e scoprire qualcosa di importante non perda tempo e cominci subito.
Diego Barca
Il Maestro Vagabondo
Edizione Il Filo
Pagg. 223 - euro 15
Il mio Dante
Quanto è bello ascoltare la Commedia recitata da Benigni!
Con uno scritto di Umberto Eco
"Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura…"
Il prof. di italiano leggeva le terzine della Divina Commedia e molti sbadigliavano. Gli stessi studenti perugini degli anni Trenta ascoltavano le Letture del Pietrobono all'Università degli Stranieri a Palazzo Gallenga e restavano estasiati. Un miracolo.
Lo stesso miracolo che accade quando Benigni recita in Tv il medesimo capolavoro dantesco. È meraviglioso. Ed è altrettanto degno della massimo attenzione il volume Einaudi di Roberto Benigni intitolato Il mio Dante corredato da uno scritto di Umberto Eco.
Dunque, un libro dottissimo, leggero e scanzonato per quanti con l'impegno del grande Benigni hanno ricominciato ad amare Dante. Un libro con il quale il famoso attore ci parla di amore, di peccato, di Dio e di religione e commenta passi della Commedia, presenta personaggi più o meno noti, incuriosisce e diverte.
"Anche se si presenta sul palco saltellando come un clown - scrive Eco - Roberto Benigni è un uomo di ottime letture e letterato di bocca fine, capace - talvolta - di sorprendere pure chi lo conosce bene, che butta lì tra parentesi il nome di un minore ed emerge che Benigni lo ha letto, magari in originale."
Un libro, insomma, da leggere con il sorriso sulle labbra, ma che non si dimentica certo.
Roberto Benigni
Il mio Dante
Einaudi
Pagg.145 - euro 16
(INCORNICIATO)
Curiosità
"Tante scene esilaranti, come quella che vede la calata dei futuristi, nemici dei maccheroni ma mangiatori di spaghetti."
Le curiosità di Napoli di Camillo Albanese
Newton Compton - da Spazio Libri a cura di Mauro De Vincentiis su "Giornalisti"