Numero 7-8 del 2010
Titolo: Attualità- Alla ricerca della vacanza perfetta
Autore: Drake Bennett
Articolo:
(da «The Boston Globe» (Usa) - su «Internazionale» n. 855-2010)
Qual è il modo migliore per passare le vacanze: un unico lungo viaggio o tanti brevi? Le risposte degli scienziati del comportamento umano
Tempo di vacanze. Dove andare? Quando partire? Che fare? Meglio provare una meta esotica o tornare nel nostro posto preferito? Stare sulla spiaggia senza far niente o passeggiare tra le rovine? Accumulare i giorni di ferie per fare un lungo viaggio o consumarli un po' alla volta durante l'anno? Queste decisioni dipendono in parte da questioni soggettive, ma la scienza comportamentale propone comunque alcune risposte: psicologi ed economisti hanno studiato a fondo le vacanze e hanno fatto delle scoperte inattese.
Per esempio, la durata delle ferie è meno importante di quanto si creda e, nel complesso, fare molti viaggi brevi dà più soddisfazione di pochi viaggi lunghi. Spesso siamo più felici mentre organizziamo una vacanza di quanto lo siamo dopo la partenza, e interrompere le ferie può farcele apprezzare di più. Il modo in cui finisce il viaggio è più importante di quello in cui comincia e la compagnia conta quanto la destinazione. Per conservare un ricordo intenso, dobbiamo fare almeno una cosa mai fatta prima. E, anche se può sembrare ovvio, la cosa più importante è soprattutto costringersi a prendere una pausa.
«Come ottenere il massimo dalle ferie?» si chiede Dan Ariely, docente di economia comportamentale alla Duke university, che ha da poco pubblicato il libro «The upside of irrationality» (I benefici dell'irrazionale). «In una vacanza si intrecciano tre momenti distinti: l'attesa, l'esperienza e il ricordo». Le persone non vanno in vacanza solo per puro piacere, ma per conoscere nuovi paesi, mettersi alla prova, placare i figli o suscitare l'invidia di amici e colleghi. Si potrebbe dire che, banalmente, una vacanza lunga è meglio di una breve. Ma in realtà, quando richiamiamo alla mente un'esperienza e le sensazioni collegate la sua durata non è fondamentale. Lo dimostrano alcuni esperimenti di psicologia sociale in cui dei volontari si sono sottoposti a vari tipi di stimoli piacevoli e spiacevoli. Lo studio più noto è stato condotto dal medico Donald Redelmeier e da Daniel Kahneman, lo psicologo che ha contribuito a lanciare la disciplina dell'economia comportamentale. Alcuni pazienti sottoposti a un esame piuttosto doloroso come la colonscopia sono stati sedati in modo lieve e per qualche minuto dopo l'intervento gli è stato fatto provare un dolore meno intenso. In genere questi pazienti hanno avuto un ricordo più positivo degli altri e hanno definito l'esame meno doloroso e sgradevole, anche se il dolore era durato più a lungo. Kahneman ha ottenuto risultati simili con dei filmati di cuccioli che giocano e paesaggi rilassanti: un'esperienza positiva non lascia ricordi più piacevoli solo perché dura di più.
Il picco e la fine
Che si tratti di entusiasmo, dolore o soddisfazione, i ricordi sono determinati soprattutto dall'intensità della sensazione. Quello che ci torna in mente non è una media dell'esperienza nel suo insieme, ma come ci siamo sentiti nei momenti più intensi e poi alla fine. Gli psicologi la chiamano la regola del «peak-end» (del picco e della fine). Le ricerche sulla regola del peak-end si sono concentrate su sensazioni di breve durata - per fortuna la colonscopia dura meno di una vacanza - ma gli psicologi ipotizzano che si possa applicare anche a esperienze più lunghe. Se è così, vuol dire che non vale la pena prolungare a tutti i costi una vacanza. Se per passare qualche notte in più in albergo dobbiamo rinunciare a una cena in un bel ristorante, alle lezioni di surf o a un concerto, e la scelta è tra un viaggio più lungo e uno più intenso, allora è meglio accorciare la durata del soggiorno e fare più cose divertenti.
Ovviamente le ferie possono essere ricordate anche per i loro momenti peggiori, per esperienze di viaggio così traumatiche da avere la meglio su tutto il resto: dai disturbi gastrointestinali al furto del passaporto. Ma gli studi che analizzano il nostro rapporto con le vacanze indicano che tendiamo a ricordarle con molta più partecipazione di come le viviamo.
Gli psicologi Leigh Thompson, della Kellogg school of management della Northwestern university, e Terence Mitchell, della Foster school of business dell'università di Washington, pubblicarono nel 1997 uno studio sulle sensazioni associate alle vacanze. Chiesero a delle persone che facevano tre vacanze differenti - un viaggio in Europa, un ponte per il giorno del ringraziamento e un tour della California in bicicletta di tre settimane - di compilare un inventario delle loro sensazioni prima, durante e dopo. In tutti e tre i casi gli intervistati risultavano meno felici durante la vacanza. Prima della partenza erano impazienti e carichi di aspettative, e a pochi giorni dal rientro ricordavano la vacanza con nostalgia. Ma durante il viaggio erano spesso di cattivo umore.
Un recente studio