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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Voce Nostra

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Numero 10 del 2002

Titolo: Chi cerca trova

Autore: Antonio Russo


Articolo:
Se per un attimo facciamo il punto della integrazione vera o presunta dei disabili nel nostro tempo, vorrei farvi condividere una mia entusiasmante esperienza. A Napoli, la città problema, si stanno ponendo le basi per una scelta di vita legata al progresso di tutti. Sono stato per voi alla città della scienza: non immaginate un luogo magari con sale grandissime, ricche di quadri o altri oggetti d'arte, ma una struttura dove le lezione della storia è vista come mezzo per guardare avanti. I giovani sono chiamati a dedicare la loro attenzione al senso stesso della ricerca come formazione di una nuova sensibilità per affrontare e forse risolvere le difficoltà della diversità che certamente esiste. La facoltà di ingegneria elettronica e il dipartimento di biomedicina, collegato alle discipline mediche dell'università Federico ii della nostra città, stanno conducendo un progetto che si propone di aiutare chi non vede, e non solo, ad utilizzare al meglio le nuove tecnologie. Cosa in concreto noi disabili possiamo fare con un sistema di apparecchi che sommano a programmi informatici la loro semplicità d'uso nel nostro impegno di vita quotidiano? E' presto detto: stabilire col mondo quel collegamento che ai sordociechi manca: come? Con l'entusiasmo di questi giovani universitari capaci e fortemente motivati: e l'esperienza del professor Alessandro Pepino che li guida. Perché è stata scelta la città delle scienze come punto operativo? Da sempre Napoli tiene alto il livello della ricerca scientifica in Italia; se vi dicessi che la matematica con uno sforzo di buona volontà può essere appresa magari giocando da bambini non vedenti: mi credereste? Ebbene questo è possibile, leggendo il discorso geometrico e matematico in rilievo. C'è un problema legato all'apprendimento dei simboli matematici che per chi non vede sono legati al limite proprio del Braille: mentre i vedenti si servono di metodi improntati alla versatile penna: che per noi diventa elettronica se guidata da un computer che ci accompagna, ed usando una carta che rende valida la lettura. Si può valorizzare tutto questo? Certamente, ho letto e riconosciuto per ora forme semplici ma mi sono riproposto di approfondire; se poi questo ci aiuta anche nella gestione della nostra autonomia è tutto da imparare, ma se potessi davvero controllare i miei avari bilanci e le mie scarse finanze, anche con un lettore che mi aiuterebbe in elettronica mi potrei dare da fare ad interpretare le bollette e fare da solo i conti della mia spesa. Se si pensa a disabili motori che debbono servirsi della loro voce per gestire un minimo di autonomia personale allora dobbiamo considerare l'informatica come un modo serio di affermare noi stessi. Con internet e la rete mi sono riappropriato della voglia di comunicare alla grande; mi è ritornata la gioia di vivere, la speranza non mai sopita di non far appiattire la mente nel buio e nel silenzio. Ora la vita mi sembra più accettabile, la perdita o quasi dell'udito non mi dà angoscia, mi dispiace solo non ascoltare la musica. Cari amici lettori, le nostre pagine stanno crescendo e dicono che se lo si vuole la mente può darci una mano per superare in meglio il nostro disagio grazie a chi mette a disposizione la sua capace iniziativa per i più deboli. E' questa una forma concreta di democrazia legata ai bisogni veri di qualsiasi cittadino. Grazie ragazzi studenti, modello per nuove certezze: il vostro entusiasmo mi fa sentire giovane dentro. Un grazie alle Istituzioni pubbliche e private che valorizzano questo tipo di esperienze.



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