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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere Braille

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Numero 1-1sup del 2012

Titolo: Contributo di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto


Articolo:
Esame e approvazione del bilancio di previsione anno 2012 al Consiglio Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - 25-26 novembre 2011
Signor presidente, signori consiglieri, con un certo disagio intervengo nella discussione relativa all'approvazione del bilancio di previsione per il 2012. Disagio per la realtà che ci si para dinanzi; disagio per la preoccupazione, vivissima, che ho avvertito negli interventi dei colleghi consiglieri che mi hanno preceduto e anche nei silenzi di quanti non hanno inteso prendere la parola in questa circostanza. I timori espressi dal presidente e ancor più le inquietudini che la situazione di per sé proietta su ciascuno di noi, sono la spia di uno stato di cose che non ci consente di immaginare un futuro tranquillo per la nostra Unione.
E nondimeno, la franchezza, anche se talvolta può suonare impietosa, deve rimanere alla base delle nostre osservazioni e delle nostre critiche, perché esse possano davvero risultare efficaci e perché contribuiscano a trovare, tutti insieme, le strategie e le misure più idonee a portarci fuori dal pantano nel quale stiamo oggi annaspando pericolosamente.
Il bilancio di previsione che ci viene proposto per il 2012, presenta un difetto di impostazione e un limite strutturale che lo rendono «non votabile».
Il difetto di impostazione riguarda la previsione di entrata di oltre due milioni di euro che dovrebbero provenire da contributi dello Stato, in questo momento fondata soltanto su una speranza che la rende contabilmente non realistica.
Vero che la legge di stabilità rimanda a una successiva definizione l'ammontare di un finaziamento comunque riconosciuto alla nostra associazione, ma altrettanto vero è che di questa definizione non abbiamo oggi alcuna certezza o alcuna traccia.
Magari ne arriveranno dieci, di milioni di euro, come tutti noi fervidamente ci auguriamo, però, come si fa a impostare previsioni senza la certezza dell'importo di una entrata così significativa da rappresentare quasi la metà dell'intera somma in bilancio?
Si viene meno, in tal modo, a uno dei principi fondamentali prescritti per la compilazione di un documento di bilancio, cioè la sua veridicità.
Il limite strutturale, invece, riguarda la natura delle entrate, basate per quasi l'80% sui contributi dello Stato e per quasi un altro 10% sui proventi del tesseramento, riferiti a un totale di 48.000 soci nel 2012.
Appare dunque evidente che non possiamo contare su entrate proprie di natura stabile e certa, mentre, nonostante tutto, poco o nulla si dice e si prevede circa la necessità divenuta oramai inderogabile di rendere efficace la gestione del patrimonio e di attivare adeguate iniziative di fund raising, o di raccolta fondi, se vogliamo essere chiari e precisi.
L'attuale struttura del bilancio ci conferma che siamo quasi completamente dipendenti dal pubblico finanziamento statale, la certezza del quale, dati i tempi che corrono, è del tutto aleatoria, comunque con una tendenza irreversibile alla contrazione e all'esaurimento nel breve volgere di pochi, pochissimi anni, come sottolineato nella relazione tecnica di accompagnamento la quale, molto opportunamente ricorda che il contributo straordinario erogato in forza del Dpcm del 19 marzo 2010 per un importo di 1.349.813 euro verrà comunque a cessare a partire dall'anno finanziario 2013.
Manca infine, in questo documento di bilancio, una rappresentazione analitica della gestione, basata sulla definizione e sul monitoraggio di centri di costo che oggi costituirebbero la chiave per l'effettivo controllo della finanza e per indirizzare al meglio le varie attività associative tramite una ragionata e ragionevole scala di priorità.
Dati gli elementi fin qui riassunti, ogni approfondimento nel merito delle singole voci di bilancio potrebbe suonare superfluo e tuttavia alcune di esse richiedono comunque un accenno, una sintetica parola di commento.
Della incertezza e aleatorietà strutturale delle entrate abbiamo già detto, ma vogliamo rilevare comunque la previsione di entrata di 320 mila euro, quale quota parte della eredità Celestina Carpani che lascia molto perplessi perché impiegata per coprire spese correnti di esercizio, invece di essere posta in conto capitale e reinvestita allo scopo di accrescere la consistenza patrimoniale, come sarebbe doveroso.
Delle spese più significative, diamo conto, con un sintetico cenno di commento che accompagna ogni singola voce:
Risorse umane
Oneri diretti e riflessi al personale (71 unità) e ai collaboratori fissi (9 unità)
1.699.000 bilancio istituzionale,
1.295.000 gestioni speciali.
Si osserva un incremento di oltre 200 mila euro sulla quota istituzionale, dovuto alla presa in carico di quattro unità provenienti dal cessato Cnt.
Organi dell'ente 401 mila euro
I costi per la Presidenza e per la Direzione nazionale incidono per quasi il 10% dell'intero bilancio?
Senza contare gli altri 30 mila euro previsti per la presenza dei dirigenti nazionali sul territorio!
Gettoni, indennità e rimborsi vari ai dirigenti nazionali, non vanno soltanto sospesi, come ha fatto la Direzione, accogliendo parzialmente una nostra raccomandazione. Essi vanno semplicemente aboliti una volta per tutte e per sempre.
Non è ammissibile, non è spiegabile, non è moralmente accettabile, soprattutto in tempi così difficili, che una associazione come la nostra, destini quasi il 10% del proprio bilancio per erogare compensi a una decina di dirigenti centrali.
Pubblicazioni in nero e in braille 430 mila euro.
In sostanza, cioè, il Corriere, nella sua doppia versione.
Una somma che sembra davvero molto elevata.
Possibile che non si riesca a realizzare anche una sia pur minima economia di spesa?
Centro Nazionale Tiflotecnico 170 mila euro
La chiusura era stata annunciata come un opportuno decentramento dell'attività e una razionalizzazione della spesa.
Si continuano invece a sostenere tutte le spese per il mantenimento di una sede in via del Tritone.
Serve proprio una sede di quelle dimensioni per un Centro che ha cessato la propria attività?
Si continua, inoltre, a pagare tutto il personale che risultava in forza al Centro all'atto della chiusura: quattro unità, infatti, sono state poste in carico al bilancio istituzionale della sede Centrale; per le rimanenti due unità non più in carico, invece, viene erogato un contributo alla cooperativa Cnt di Lecce, in misura pari al loro costo effettivo.
A questa cooperativa, dunque, che tra l'altro è un soggetto privato esterno all'Unione, non solo regaliamo tutta l'attività tiflotecnica costata decenni di investimenti e di sacrifici, ma a maggiore sostegno, paghiamo, non so per quanti anni, le prestazioni di personale esperto.
Dunque, per riepilogare, dopo aver maturato negli ultimi due anni una passività di oltre 500 mila euro, si continua a mantenere a Roma la sede vuota di un Centro ormai chiuso, invece di metterla a reddito; si finanzia a fondo perduto una cooperativa nel Salento, donandole personale, portafoglio clienti e forse il magazzino residuo, mentre si insiste a parlare di una supposta ricerca tiflotecnica, per la quale si aggiunge a bilancio una ulteriore spesa di altri 15 mila euro.
L'intera operazione è così imbarazzante da lasciare davvero senza parole!
Ulteriori rilievi sono inutili. I dati esposti parlano da sé.
Spese postali e di telecomunicazione 170 mila euro.
Una somma francamente enorme, considerato che l'uso della posta elettronica e l'abolizione delle circolari su carta avrebbero dovuto contribuire ad abbattere questa voce di spesa.
Va tenuto presente, inoltre, che il sito web ha funzionato poco e soprattutto male nell'anno in corso e che tanta inefficienza rende ulteriormente ingiustificabile l'ammontare spropositato di questa spesa.
Collaboratori fissi 101 mila euro
La somma potrebbe essere giustificata ove si riscontrasse una progressiva riduzione della spesa per il personale dipendente che invece, per il 2012, prevede un ulteriore incremento di oltre 200 mila euro.
Attività internazionale 100 mila euro
Come ha precisato l'amico Rudy Cattani intervenuto nel dibattito, considerato che non sono comprese in questa somma le spese relative all'esercizio delle sue funzioni all'estero, allora abbiamo una ragione in più per chiederne la riduzione.
Limitare i viaggi; sfoltire le delegazioni partecipanti agli eventi all'estero; evitare la presenza di interpreti retribuiti, avvalendosi di volontari o incaricando della missione solo dirigenti a conoscenza della lingua inglese.
Organizzazione premio Braille 85 mila euro
Si tratta indubbiamente di una attività istituzionale importante, soprattutto se il premio fosse usato davvero per evidenziare e riconoscere meriti reali, piuttosto che per mendicare qualche compiacenza politica di dubbia efficacia sostanziale.
Data la grave situazione finanziaria, tuttavia, sarebbe opportuno valutare uno svolgimento dell'iniziativa con modalità meno dispendiose, in modo da realizzare qualche riduzione di spesa.
Raid in pedalò 40 mila euro
In una situazione di crisi finanziaria tanto acuta, questa attività andrebbe soppressa, o effettuata solo a costo zero, in presenza di sponsor esterni all'Unione che coprano l'intero costo dell'iniziativa.
Gestione servizio civile volontario 78 mila euro
La voce di bilancio e la spesa prevista lasciano molto perplessi. Non possiedo sufficienti elementi per una valutazione di merito, ma mi domando per quale ragione al mondo, un servizio che dovrebbe offrire prestazioni aggiuntive di accompagnamento e di autonomia personale per i dirigenti, in modo pressoché gratuito, finisca per pesare sul bilancio dell'Unione per una somma così rilevante.
Dichiarazione finale di voto
Come dicevo in apertura, questo bilancio di previsione non è votabile perché non è veritiero. Il pareggio viene conseguito basandosi su previsioni aleatorie, se non addirittura infondate, mentre la sua struttura non viene mininamente interessata da un processo, per quanto graduale, di riequilibrio delle diverse voci di spesa e di entrata, tale da assicurare un futuro vero e duraturo alla nostra associazione.
Se da un lato, infatti, le spese vengono ridotte del 12% rispetto alle previsioni dell'anno corrente, dall'altro le entrate diminuiscono del 15%, dimostrando come la minore spesa non sia il frutto di un programma di contenimento, ma il semplice risultato contabile di introiti più ridotti.
Stupisce, infine, la mancanza assoluta di voci di spesa relative allo sviluppo di una attività per i giovani, agli interventi verso i soci e al centro di documentazione giuridica.
I giovani sono il futuro per noi e per l'Unione. Non investire un centesimo su di essi significa negarsi e negare il diritto al futuro.
I soci sono la linfa di questa nostra associazione, la sua vera ragion d'essere. Su quasi 130 mila ciechi beneficiari di provvidenze economiche, nel 2012 si prevede di associarne all'Unione la miseria di soli 48 mila. Tirate le somme, cioè, noi rappresenteremmo appena un terzo dei ciechi italiani. Eppure il Presidente e la Direzione non ritengono utile investire un solo euro per provare a invertire questa tendenza mortifera.
Il Centro di documentazione giuridica, come risulta dai documenti, sarà trasferito alla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi. Non certo per fare economie di gestione, visto che quanto si risparmia da questa parte si spenderebbe poi da quell'altra.
E allora? Quali sarebbero i motivi insondabili che hanno determinato una simile scelta?
Per non dover scontare dunque sul piano personale le conseguenze eventuali degli esiti di un bilancio compilato mediante dati in gran parte immaginari, oltre che per rimarcare il mio dissenso da una impostazione gestionale che reputo rovinosa, ritengo necessario e legittimo non partecipare alla votazione del documento.
Mi auguro di cuore, naturalmente, come tutti, che i contributi statali possano essere tali da soddisfare l'attesa di entrate indicate in questo documento di bilancio; anzi, spero proprio che possano essere anche più elevate, tanto da consentirci quel respiro e quella capacità di lavoro che la nostra Unione merita.
In tutti i casi, tuttavia, le riforme strutturali sono ormai indilazionabili e al riguardo invito caldamente il presidente e tutti i consiglieri a voler tenere in seria considerazione le proposte di metodo e di merito avanzate in tal senso.
Epilogo
Questo mio intervento in Consiglio Nazionale, ovviamente, non si è mai svolto.
Il «golpe bianco» perpetrato da alcuni «furbetti del quartierino» nel Congresso del 2005 che ha azzerato i termini della democrazia reale all'interno degli organi dirigenti nazionali dell'Unione, mi impedisce infatti di intervenire in quel Consiglio, pur avendo ottenuto un terzo dei voti congressuali nella elezione alla Presidenza nazionale e pur appartenendo a una minoranza che si è manifestata in Congresso con un valore numerico intorno al 30%.
Mario Barbuto



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