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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Gennariello

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Numero 1 del 2012

Titolo: Scelte da voi

Autore: Redazionale


Articolo:
Natale, tempo di neve (II parte)
Non appena Tigro si rese conto che stava nevicando, uscì di casa e cominciò a fare dei tigri di neve. «Perché questa è la cosa che i tigri sanno fare meglio, quando nevica», esclamò ridendo.
Ih-Oh guardava con un'aria un po' triste i fiocchi di neve che piroettavano, svolazzavano e facevano capriole nel cielo.
«Almeno i buchi del tetto della mia casa avranno qualcosa da lasciar entrare e saranno contenti», disse.
Allora, una volta tanto, l'asinello riuscì a sorridere, perché non c'era nessuno che potesse vederlo e perché la neve gli piaceva così tanto che non aveva davvero nulla in contrario a dividere la sua casa con lei.
Poi, quasi subito, su ogni faccia del Bosco dei Cento Acri - da quella di Pooh a quella di Ih-Oh - si dipinse la stessa espressione di stupore e meraviglia, perché tutti ebbero lo stesso pensiero quasi nello stesso momento.
«Santo cielo!» esclamò Pooh.
«Sta nevicando...» cominciò Tappo meravigliato.
«... e questo significa...» fischiò De' Castor stupito.
«... che è quasi Natale» disse Pimpi, nervoso.
«E Natale vuol dire...» aggiunse Tigro incredulo, grattandosi la testa.
«... che bisogna consegnare i regali», concluse Ih-Oh, «e che non ci rimane più molto tempo per farlo!».
Poco dopo, in tutto il Bosco dei Cento Acri ci fu un gran via vai di gente, carica di pacchi e pacchetti da lasciare a casa di questo o quell'altro abitante.
Mentre i regali arrivavano a destinazione, tuttavia, la normale nevicata si era trasformata in una tormenta di neve. La cascata di fiocchi bianchi cadeva così fitta, che era impossibile dire se avevi un sentiero sotto i piedi o un albero di fronte al naso. Il risultato fu che si formarono molti finti sentieri, che non portavano da nessuna parte, e che qualcuno andò a sbattere contro un albero e si ammaccò il naso.
L'unico che non ebbe nessun problema a trovare la strada di casa, nonostante la tempesta di neve e il buio della sera, fu il piccolo Ro. E questo non era poi così strano, a pensarci bene. Casa, infatti, era per lui il luogo dove lo aspettava la mamma e nulla, nemmeno la più terribile delle tempeste, può tenere lontano un piccolino dalla sua mamma.
Ma mentre saltellava, cercando a ogni balzo di scrollarsi la neve di dosso, Ro incontrò una creatura molto strana. Nel bel mezzo di quello che, prima di essere completamente imbiancato, era il sentiero, c'era un pupazzo di neve, che sembrava immerso nei suoi pensieri, proprio alla maniera di Pooh.
«Ciao» lo salutò Ro sorpreso, gridando per riuscire a farsi sentire sopra il rumore della tormenta.
«Ciao, Ro» gli rispose il pupazzo di neve. Ro fu ancora più sorpreso, perché non aveva mai sentito un pupazzo di neve parlare, e tantomeno chiamarlo per nome. E poi, la sua voce assomigliava molto a quella di Pooh!
«Dev'essere la tempesta di neve che mi gioca degli scherzi» decise. «Perché, altrimenti, un pupazzo di neve dovrebbe assomigliare all'orsetto Pooh e parlare come lui?».
«Pare proprio» gridò il pupazzo di neve, «che io abbia qualche difficoltà a trovare la strada di casa».
«Perché non vieni a casa mia?» propose Ro.
«Ma che bella idea» rispose il pupazzo di neve. «Dopotutto, qualsiasi casa è casa, nel mezzo di una bufera».
Così, Ro continuò a saltare verso casa, mentre il pupazzo di neve lo seguiva, facendo dei passi molto pesanti sulle sue gambe molto corte.
Ma le sorprese di quella sera non erano ancora finite. Dal buio, uscì infatti un altro pupazzo di neve, con due lunghe protuberanze sulla testa che sembravano le antenne di un bruco. Ro lo invitò ad andare con loro. Il secondo pupazzo di neve, che tremava così forte da non riuscire a parlare, fece segno di sì con la testa. A Ro sembrò molto strano: «S'è mai sentito dire di un pupazzo di neve che ha freddo?» si chiese.
«Deve avere qualcosa a che fare con la Vigilia di Natale» concluse il cangurino. Solo la magia di quel giorno speciale, infatti, poteva spiegare tutte queste strane creature di neve, che camminavano, parlavano e avevano freddo.
Il pupazzo di neve che incontrarono poi aveva quattro gambe e due teste! Sembrava che un animaletto dalle grandi orecchie rosa sedesse in groppa a un altro animale, con le lunghe orecchie penzolanti.
«Caspiterina!» esclamò Ro. «Certo che chi ha fatto questo pupazzo deve avere una bella fantasia!».
L'ultima creatura di neve che si unì alla compagnia teneva in braccio un'altra creatura, che quando parlava fischiava. Quella voce gli sembrò familiare, ma Ro cominciava a sentirsi stanco e aveva voglia di arrivare a casa, così non cercò nemmeno di immaginarsi chi gli ricordava.
Quest'ultimo pupazzo di neve faceva dei gran balzi sulla coda, e Ro fu felice di scoprire che i pupazzi di neve potevano saltare come lui.
Finalmente, Ro vide le luci di casa brillare attraverso la tempesta di neve. Con un ultimo salto, si lanciò in avanti e spalancò la porta.
«Mamma!» gridò. «Sono tornato, come avevo promesso!».
Cangu corse ad abbracciarlo: «Meno male, tesoro!» disse sorridendo. E cominciò a scrollargli di dosso la neve.
«Sembri un pupazzo di neve!» esclamò ridendo.
«Ho portato qualcuno con me» le disse Ro emozionato, indicando le creature di neve sulla veranda. «Guarda!».
«Oh, che bella idea!» rispose Cangu. Ma con grande sorpresa di Ro, la mamma non sembrò meravigliarsi poi molto per l'aspetto curioso che avevano i suoi strani ospiti.
«Mi occuperò io di loro» gli disse mentre spingeva Ro verso la camera da letto. «Tu va' a toglierti quei vestiti bagnati e infilati subito un pigiamino caldo».
Ro si cambiò più svelto che poté. Infatti, non vedeva l'ora di chiedere alle magiche creature di neve qualcosa sul Natale, e qual era la neve migliore per fare a palle di neve. Ma quando tornò in soggiorno, i pupazzi di neve erano spariti! Seduti vicino al fuoco c'erano invece i suoi amici - Pooh, Tappo, Pimpi, Ih-Oh, De' Castor e Tigro - che sorseggiavano cioccolata calda. Vicino ai loro piedi, c'erano piccole pozze d'acqua.
«Dove...» farfugliò Ro, guardandosi intorno deluso: «Dove sono i pupazzi di neve?».
«Quali pupazzi di neve, tesoro?» chiese Cangu.
«Quelli che sono venuti a casa con me» rispose Ro con voce piagnucolosa. «E potevano muoversi, parlare e tremare...».
«Oh» fece Tappo, scambiando uno sguardo d'intesa con gli altri. «Quei pupazzi di neve».
«Era... faceva un po' troppo caldo qua dentro, per loro» disse Pimpi, un tantino più nervoso del solito.
«Già» confermò Tigro. «Sono tornati fuori al fresco».
«Dopotutto» fischiettò De' Castor, «avevano parecchie cose da fare. E possono farle solo la notte di Natale».
«Erano dispiaciuti di non averti salutato» aggiunse Ih-Oh.
«Oh, rabbia» sospirò Pooh. «Anche a me dispiace di essermeli persi».
«Be'» disse Ro con tristezza, «almeno li ho incontrati».
«E c'è sempre l'anno prossimo, Ro» lo consolò Pooh, e aggiunse: «Forse anch'io riuscirò a vederli».
Cangu abbracciò affettuosamente Ro. «Sono certa che loro sono stati felici di incontrarti» gli disse.
«Oh, questo è sicuro!» esclamò Tappo. «E proprio al momento giusto».
«E non ti dimenticheranno, ragazzo», aggiunse Tigro.
«Davvero?» gli chiese Ro speranzoso.
«Vero, come è vero che il mio nome è T-i-g-r-o!».
E così, quella notte, dopo che la tempesta di neve si fermò e lui ebbe dato la buonanotte a tutti, Ro andò a dormire.
E sognò dei suoi nuovi amici, e sperò che anche loro passassero una meravigliosa Vigilia di Natale, facendo qualunque cosa un pupazzo di neve può fare la Vigilia di Natale. Ma, più di tutto, Ro sperò che li avrebbe incontrati di nuovo.
Quando si svegliò, la mattina di Natale, Ro trovò non solo i regali sotto l'albero, ma anche il giardino davanti a casa pieno di pupazzi di neve. Intorno a loro c'erano le impronte di tutti i suoi amici. Ro sapeva che non c'era posto migliore di casa sua dove passare il Natale. (E, ovviamente, anche i pupazzi di neve, dopo aver trascorso una magica Vigilia, l'avevano capito).
Sapeva che, se anche non avesse mai più rivisto le magiche creature di neve camminare e parlare e tremare per il freddo, non li avrebbe mai dimenticati. Dopotutto, pensò, Natale non è fatto anche di bei ricordi e piccole, misteriose magie?
«Quello è stato un modo bellissimo di passare la Vigilia di Natale» disse Pooh tutto contento, mentre lui e Christopher Robin camminavano verso casa sotto la neve. Tutti gli altri avevano augurato loro la buonanotte ed erano andati a letto, in attesa del magico mattino di Natale.
«Mi piace cantare canzoni» continuò l'orsetto allegramente, «specialmente quando le ultime parole di ogni riga terminano con lo stesso suono».
«È proprio questo il bello» rispose Christopher Robin.
«Però ho una domanda, Christopher Robin» fece Pooh, corrugando la fronte e guardando il suo amico.
«E qual è questa domanda, orsetto Pooh?».
«Devo invitarla a colazione?» chiese Pooh. «Oppure sarà lei a invitare me?».
Anche se sapeva già la risposta, Christopher Robin cercò educatamente di non ridere, mentre gli domandava: «Di chi stai parlando, Pooh?».
«Ma come di chi sto parlando: di Carola Di Natale, naturalmente» ridacchiò Pooh. «Sarei proprio felice di poterla incontrare».
«Forse un giorno succederà, Pooh» rispose Christopher Robin, mettendo affettuosamente un braccio intorno alle spalle del suo migliore amico.
«Bene!» esclamò Pooh, con un sospiro di sollievo. «Allora buon Natale, Christopher Robin».
«Buon Natale, sciocco di un orsetto».
Walt Disney
(Fine)



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