Numero 1 del 2012
Titolo: I tre investigatori
Autore: Redazionale
Articolo:
Investigatori in azione
«Come faremo a sbarazzarci di un fantasma?» chiese Josh in ascensore. «Ammesso che io ci creda, ovviamente».
«Non lo so ancora» rispose Dink. «Ma non permetteremo a quelli dell'agenzia immobiliare di demolire lo Shangri-la!».
La porta dell'ascensore si aprì. Il signor Linkletter si trovava ancora nel suo ufficio. Era in piedi dietro la scrivania e scrutava il vuoto con occhi assenti.
«Andiamo a casa mia» bisbigliò Dink. «Possiamo elaborare un piano d'azione mentre mangiamo qualcosa».
«Sì!» esclamò Josh con entusiasmo. «Quei biscotti non avrebbero saziato nemmeno una pulce!».
Dink rise. «Non tutti hanno la pancia come il Grand Canyon, Josh!».
Percorsero Main Street, girarono intorno alla scuola e arrivarono a casa di Dink.
Dink tirò fuori pane e cioccolata. Josh trovò una scatola di biscotti. Rose versò latte per tutti.
«Il mio panino lo voglio extra-imbottito!» ordinò Josh. «Svengo dalla fame!».
Dink spinse verso Josh la cioccolata e il pane. «Ehi, ma per chi mi hai preso? Preparatela da solo la merenda!».
Josh fece una smorfia e cominciò a imbottire il suo panino.
«Okay» sospirò Dink, sedendosi a tavola. «Come ci si libera di un fantasma?».
«Per prima cosa, bisogna dimostrare che c'è un fantasma» borbottò Josh dando un grosso morso al panino.
«Non sei ancora convinto che allo Shangri-la ci sia un fantasma?» chiese Rose.
Josh inghiottì e scosse la testa. «No» rispose. Poi allineò quattro biscotti sul tavolo. «Ascoltate» cominciò. «Abbiamo parlato con Livvy, e lei ci ha detto di non aver mai visto il fantasma».
Prese un biscotto e lo mangiò.
«Poi abbiamo interrogato il signor Linkletter, e anche lui non ha mai visto il fantasma» disse, e mangiò un altro biscotto. Prese gli ultimi due biscotti. «Nemmeno gli Spivets hanno visto il fantasma. Hanno sentito solo rumori terribili e voci lamentose!».
Infine prese una manciata di biscotti. «Ragazzi» concluse con la bocca piena, «nessuno di quelli che abbiamo interrogato ha mai visto il fantasma! E allora, forse non esiste nessun fantasma!».
Dink e Rose lo fissarono.
«Ha ragione» ammise Rose dopo un momento. «Tutti quelli con cui abbiamo parlato ci hanno detto che qualcun altro ha visto il fantasma» osservò.
«Cosa facciamo allora?» chiese Dink.
«Dobbiamo riuscire a vederlo con i nostri occhi» dichiarò Rose.
Dink era d'accordo con lei. «Ma come faremo?» chiese.
Josh si leccò la cioccolata dalle dita. «Be', potremmo cominciare trovando qualcuno che lo ha visto davvero».
«Ma tutti i clienti dell'albergo sono andati via!» obiettò Rose.
Dink inghiottì l'ultimo boccone del suo panino. «Dobbiamo parlare con loro» esclamò. «Forse, se glielo chiediamo, il signor Linkletter ci aiuterà».
«Buona idea!» approvò Rose. «Torniamo subito allo Shangri-la».
«Niente dessert?» chiese Josh.
«Dai, Josh, pulisciti i baffi di latte e muoviti!» ordinò Dink.
I tre amici ritornarono di corsa all'albergo. Il signor Linkletter al sopraggiungere dei ragazzi alzò lo sguardo dalla scrivania. «Ho sentito che avete fatto quattro chiacchiere con i miei zii» disse.
«Ci hanno assunto per sbarazzarci del fantasma!» lo informò Dink.
Gli angoli della bocca del signor Linkletter si mossero rapidamente. Era quasi un sorriso. «E avete un piano?».
«Una specie» ammise Rose. «Ma abbiamo bisogno dei nomi e dei numeri di telefono di tutti i clienti che hanno visto il fantasma».
Il signor Linkletter scosse la testa. «Spiacente. Non posso assolutamente rivelarvi i nomi dei nostri clienti».
«Ma è rimasto ancora qualcuno in albergo?» chiese Rose.
Il signor Linkletter indicò un uomo e una donna che stavano leggendo in un angolo dell'ingresso.
«I Jeffers non sono ancora partiti. Ma non so se hanno visto il fantasma».
«Allora andiamo a chiederglielo!» esclamò Dink attraversando l'atrio.
L'uomo indossava jeans, scarpe da ginnastica e un maglione bianco.
La donna aveva i capelli neri e indossava una maglia blu scuro e jeans scoloriti.
«Buon giorno» esordì Dink. «Mi chiamo Dink e questi sono i miei amici Josh e Rose. Stiamo indagando sul fantasma. Voi l'avete visto?».
«Perché volete saperlo?» chiese l'uomo.
«Perché siamo stati assunti dai proprietari dell'albergo per trovare il fantasma e sbarazzarcene!» spiegò Rose.
«Sempre che ci sia davvero un fantasma...» mormorò Josh.
«C'è» disse il signor Jeffers. «E mi ha spaventato a morte!».
«E così lei lo ha visto?» chiese Dink.
«L'abbiamo visto tutti e due» ammise il signor Jeffers, posando il suo libro. «Ieri notte siamo rimasti qui giù nell'atrio a giocare a carte fin verso mezzanotte. Quando siamo saliti in camera nostra, è apparso dal nulla!».
La signora Jeffers rabbrividì al ricordo. «Prima abbiamo sentito dei rumori terrificanti» mormorò. «Poi il corridoio è diventato gelido all'improvviso».
Rose la guardò stupita. «Che aspetto aveva il fantasma?» chiese.
Il signor Jeffers chiuse gli occhi e cercò di concentrarsi.
«Mi sembrava che risplendesse mentre camminava. Aveva i capelli bianchi tutti spettinati ed era vestita con un lungo abito bianco e lucente».
«E aveva due spaventosi buchi neri invece degli occhi!» aggiunse la signora Jeffers con voce tremante.
«Ha detto vestita?» chiese Rose. «Allora era un fantasma donna?».
Il signor Jeffers la guardò. «Be'... immagino di sì. Almeno, il suo vestito sembrava da donna».
«E ha detto che il fantasma camminava» precisò Dink. «Allora aveva i piedi?».
«Piedi?» esclamò il signor Jeffers. «Non ne sono sicuro... siamo scappati subito in camera nostra».
Proprio in quel momento il signor Linkletter venne verso il divano. «Scusami, Dink» disse. «C'è mio zio al telefono, e vuole parlare subito con te».
«Il signor Spivets vuole parlare con me?» chiese Dink.
Il signor Linkletter annuì e Dink lo seguì al telefono.
«Pronto?» disse Dink.
Rimase al telefono un paio di minuti, e quando riattaccò tornò di corsa da Josh e Rose.
«Non ci crederete mai!» dichiarò.
«Non dirmi che hanno visto il fantasma!» esclamò Josh.
«No, ma forse potremo vederlo noi» spiegò Dink. «Il signor Spivets vuole che dormiamo qui in albergo, stanotte!».
Una notte in albergo
Josh e Rose fissarono Dink.
«È la verità!» disse Dink.
«Ma perché?» chiese Rose.
«Lo Shangri-la è praticamente vuoto» spiegò Dink. «E il signor Spivets ha detto che così gli faremo un favore. Se la gente ci vede qui, forse penserà che la storia del fantasma era solo uno scherzo».
«Allora restiamo!» esclamò Josh. «Ho bisogno di una notte lontano dai gemelli!».
Dink fece una smorfia. «Il signor Spivets ha invitato anche le nostre famiglie. E intanto noi indagheremo sul fantasma!».
Josh scoppiò a ridere. «Quando i miei fratelli saranno qui, il fantasma dovrà stare in guardia!».
Per l'ora di cena era già tutto organizzato. Le tre famiglie avrebbero passato la notte allo Shangri-la.
Bob, il fratello piccolo di Rose, non vedeva l'ora di incontrare il fantasma.
«Voglio che diventi mio amico!» esclamò Bob tutto contento. «Giocheremo insieme con i dinosauri!».
Le famiglie di Dink e Rose viaggiarono insieme su una sola macchina. Quando arrivarono allo Shangri-la, la macchina dei genitori di Josh era già nel parcheggio. Josh si teneva stretto i due gemelli, Brian e Bradley, che avevano in braccio due orsetti gemelli.
Dopo aver chiuso le macchine, si avviarono tutti e dodici all'albergo.
Gli Spivets li stavano aspettando nell'atrio. Erano agghindati come per un'occasione speciale.
«Buona sera a tutti!» esclamò il signor Spivets. «Benvenuti allo Shangri-la!».
Gli adulti si strinsero le mani.
«Tutto questo è molto gentile da parte vostra» disse la mamma di Dink.
La signora Spivets sorrise ai ragazzi.
«È il minimo che possiamo fare. Questi tre investigatori stanotte andranno fino in fondo alla questione del fantasma!».
Il padre di Dink sogghignò. «Purché lo facciano prima dell'ora di andare a letto!».
«Ma dai, papà...» protestò Dink alzando gli occhi al cielo.
Proprio in quel momento il signor Linkletter si unì a loro. «Dov'è?» gli chiese Bob. «Voglio vedere il fantasma!».
Il signor Linkletter lanciò un'occhiata a Bob, e poi distribuì le chiavi delle stanze.
«Credo che troverete le camere confortevoli» mormorò. «Ho fatto portare delle brandine per i più piccoli».
Dink li guidò tutti all'ascensore.
«Che numero avete, ragazzi?» chiese Josh. «Noi siamo nella stanza 203».
«Io invece sono dall'altra parte del corridoio» disse Rose, «nella 204».
«Anch'io» disse Dink. «202».
Cinque minuti dopo, tutte e tre le famiglie erano nelle loro stanze. Dink appoggiò lo zaino su una stretta brandina.
La stanza era bella grande, con la tv a colori e il frigobar. Aprì lo sportello e trovò una montagna di bibite e merendine.
«Possiamo mangiare questa roba, papà?» chiese Dink.
Suo padre gli lanciò uno sguardo di ammonimento. «Hai appena finito di cenare, Dink!».
Lui fece una smorfia. «Sì, lo so. Fino a che ora posso stare sveglio?».
«Fino alle nove» disse sua madre. «Ricordati che domani è lunedì».
«Ma mamma, ti sei dimenticata che domani è festa!» le ricordò Dink con un sorriso. «Quindi, niente scuola!».
«Va bene, allora fino alle dieci» concesse lei, «ma non un minuto di più!».
Dink uscì di corsa da camera sua e bussò alla porta di Josh. «Entra!» strillò uno dei gemelli.
Dink aprì la porta.
La stanza era più grande della sua. Tre piccoli letti erano allineati di fronte a uno grande.
Brian e Bradley indossavano due pigiamini di Batman identici e stavano colorando i loro album da disegno. Josh era in piedi davanti al frigobar e ingurgitava manciate di noccioline.
«Josh può venire fuori a giocare?» chiese Dink con un sorriso d'intesa.
Il papà di Josh annuì: «Certo, basta che torni per la prima colazione».
Josh rise. «Dai, sbrighiamoci, andiamo a chiamare Rose» bisbigliò a Dink.
Andarono alla stanza 204 e bussarono, Rose aprì la porta e uscì in corridoio. «I miei stanno cercando di mettere a letto Bob» sussurrò.
«Scendiamo nell'ingresso a preparare un piano» suggerì Dink.
«Io ne ho già uno!» annunciò trionfante Rose.
«Davvero?» chiese Dink.
Rose annuì. «Il signor Linkletter ci ha detto che il fantasma si fa vedere a mezzanotte, giusto? E i Jeffers hanno raccontato la stessa cosa».
Josh sbuffò. «E allora? Quale sarebbe il tuo piano?» chiese. «Saltare fuori e dire «ciao» al fantasma quando l'orologio batte le dodici?».
Rose sogghignò. «Hai indovinato!».
(continua)