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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Kaleîdos

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Numero 1 del 2012

Titolo: Fatti sotto troll

Autore: Guia Soncini


Articolo:
(da «D» anno XVI n. 771-2011)
Donne e web. Le molestie sessiste che dilagano sulla rete non devono fare paura: sono la palestra migliore per allenarsi contro i bulli non virtuali
La verità è che ci piace abbastanza. La verità è che la molestia in rete è una versione adulta e molto vantaggiosa di tutti i fangosi campi da gioco su cui ci siamo allenate lungo la giovinezza: compagni di classe prepotenti, capuffici sussiegosi, passanti smaniosi di ostentare virilità. La verità è che, se vi prendete la briga di venire sul nostro sito a dire quanto non vi piacciano, abbiamo già vinto. Sulla stampa inglese e americana, il dibattito ha un «cancelletto», in linguaggio moderno «hashtag», ovvero un'etichetta che lo caratterizza e lo rende tema caldo del giorno se non addirittura della settimana. Il fatto che quell'«hashtag» sia #mencallmethings, #gliuominimidiconolecosebrutte, dovrebbe già essere esaustivo circa il livello da scuola elementare. Fanno così, fin da piccoli. Impariamo a gestirli, fin da piccole. Ci dicono che siamo brutte, che nessuno ci vuole, che siamo quattrocchi e ciccebombe e qualunque altra sciocchezza vi vergognereste di usare come argomentazione in un dibattito. A volte ci restiamo male. In quel caso ci sono due spiegazioni possibili: abbiamo meno di otto anni, e ancora non abbiamo imparato i trucchi del bisticcio; o siamo in una giornata di particolare fragilità, di quelle in cui qualunque cretino è in grado di sembrarci metafora delle ingiustizie del mondo in generale e della nostra vita in particolare.
A volte ci restiamo male, ma il più delle volte è uno spasso. Davvero: non c'è niente di più godurioso che mettere un cretino di fronte al suo essere un cretino. Fargli notare la sua totale mancanza di strumenti dialettici. La sua incapacità di fare un'obiezione che sia anche vagamente in tema. Non importa se accade in rete o nel mondo reale (cui la rete somiglia sempre più, e su questo torniamo tra poco). Importa solo che anni di allenamento ci hanno fatto capire che non possono vincere. Non perché siamo delle Demostene del dibattito noi: perché sono un disastro di dibattenti loro.
Davvero: uno che ti dice «puttana» perché sei stata più veloce di lui a vedere il parcheggio è uno che troppo facilmente viene annichilito da un finestrino abbassato e da un suadentissimo «E, mi dica, in che modo la pochezza della sua vita sessuale inficia invece le sue doti di guidatore?». Uno che ti dice «cicciona» somigliando più al ragionier Filini che a George Clooney, e lo dice allorché tu stai argomentando sulla finanziaria e non candidandoti a miss Italia, si espone a un numero di sottolineature della sua inadeguatezza che quasi vien da intenerirsi. E ci sarà sempre quell'uno che, in rete, dice la cosa che, implacabile come le tasse e il Natale, non può non venire prima o poi detta in ogni dibattito on line: «Devi scopare di più». Non avete bisogno che vi suggerisca risposte: ogni donna adulta ne ha almeno cento.
La rete, quindi, somiglia al parcheggio, col tizio che t'insulta perché sei stata più abile di lui; alla strada, dove il tizio ti fischia e si offende se non gli dai corda; all'ufficio, dove il caporedattore ti dice «Tu occupati di belletti», certificando in questo modo che l'opinione che hai appena espresso sulla crisi di governo è informata, sensata, e così superiore alla sua che l'unico modo che ha di gestirti è, come avrebbe detto suo nonno, rimetterti al tuo posto. Dev'essere una vita durissima, quella vissuta sapendo che tu sei in grado di avere pareri informati sui belletti e anche sui ministri, e lui su nessuna delle due cose. Nessuno stupore che si sfoghi dicendoti le cose brutte. Avrai notato (sei una donna sveglia) che, dopo ogni débâcle di quel certo capufficio in riunione, sul tuo blog compare un commento di Lupacchiotto65 che ti dice che sei una cessa e tuo marito ti riempie di corna. È con un certo sollievo che, rispondendogli nei commenti del blog, articoli ciò che pensi di lui e della sua evidente invidia del pene (altrui): in riunione non potresti. Se solo ci mettesse la faccia, sarebbe costretto a contenersi. E anche tu. Sarebbe davvero un peccato.
Qualche mese fa ho risposto, nei commenti della pagina Facebook di un'amica, a un tizio mai visto che aveva scritto una sciocchezza, dicendogli appunto che era una sciocchezza. Dopo un'ora e un quarto, sul mio blog c'erano 43 commenti del tizio in questione. La gamma (copio testualmente) andava da «non so cosa darei per incontrarti e spaccarti i denti con un cazzotto» a «piantala di far finta di essere magra in foto ritoccandoti in photoshop, tanto si sa che sei una buzzicona che fa schifo al cazzo» passando per «prima o poi vedrai che qualcuno ti farà la pelle, spocchiosa di merda» e «ma sai che fisicamente sei proprio un cesso di donna?». Fino all'immancabile (ve l'avevo detto: sempre lì si finisce) «sei una figa di legno che non ha di meglio da fare che odiare i maschi perché non trovi mai qualcuno che ti scopa». (So c



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