Numero 1 del 2012
Titolo: ITALIA- Un anno di battaglie
Autore: Tommaso Daniele
Articolo:
Le conclusioni alla Relazione Programmatica 2012
Carissimi, ho deciso di cominciare queste conclusioni con il mio intervento alla XVI Edizione del Premio Braille tenutasi a Roma, mercoledì 9 novembre nella sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica: "Buona sera a tutti, benvenuti. È bello essere qui con voi a parlare di noi con la musica, attraverso la musica. Purtroppo, le storie che raccontiamo non sono a lieto fine: parlano di speranze deluse, di promesse mancate, di diritti calpestati. Forse è troppo forte parlare di diritti calpestati, proviamo a parlare di diritti ignorati con disinvoltura, suona molto meglio. Ha ignorato con disinvoltura i diritti dei ciechi e degli ipovedenti il burocrate che ha tagliato del 98% i contributi dello Stato alla nostra Unione, finalizzati all'erogazione di servizi indispensabili per la vita dei ciechi e degli ipovedenti. Ha ignorato con disinvoltura i diritti dei ciechi e degli ipovedenti il burocrate che ha disegnato la riforma fiscale e dell'assistenza che hanno pesantemente colpito i ciechi e gli ipovedenti creando le premesse per cancellare l'indennità di accompagnamento dei ciechi lavoratori. Tutto questo con buona pace dei diritti acquisiti; con buona pace della Costituzione del nostro Paese, che garantisce l'uguaglianza dei cittadini; con buona pace della Convenzione delle Nazioni Unite, che obbliga gli Stati firmatari a garantire i diritti delle persone con disabilità senza se e senza ma. Qualora i due provvedimenti, che ora sono all'esame del Parlamento, dovessero diventare legge, farebbero tornare indietro di cento anni i ciechi e gli ipovedenti i quali rischierebbero l'emarginazione sociale. La crisi economica non è una ragione sufficiente: i ciechi e gli ipovedenti sono consapevoli delle difficoltà economiche che attraversa il nostro Paese e vogliono fare la loro parte; tuttavia, vogliono pagare una sola volta come cittadini e non anche come disabili. Ci impegneremo con tutte le nostre energie per respingere il tentativo di farci tornare al buio del Medioevo; ma lo faremo senza andare a bussare con il cappello in mano alle porte della politica; lo faremo con l'orgoglio che ci viene dalla nostra storia, con la forza che ci viene dalla nostra onestà intellettuale che ci ha sempre guidati nel lungo e difficile cammino verso le pari opportunità. Sono convinto che vinceremo anche questa volta. Ora, però, godetevi la musica e soprattutto godetevi le sei storie di solidarietà delle persone che hanno meritato il Premio Braille. Grazie, grazie, grazie". Intervento necessariamente breve, così come richiedono i tempi televisivi, che rappresenta una fotografia del mio stato d'animo in questo momento: da una parte preoccupato, dall'altra fiducioso della capacità di reazione della nostra Associazione. Altre volte ci siamo trovati in mezzo al guado e ne siamo sempre usciti; per uscirne, però, non dobbiamo sperare nel miracolo, dobbiamo contare su noi stessi e fare di necessità virtù. Dobbiamo, innanzitutto, prendere coscienza della grave crisi economica che attraversa il Pianeta, aggravata nel nostro Paese da una classe politica impreparata e impegnata, soprattutto, a difendere interessi di piccolo cabotaggio piuttosto che a tutelare l'interesse generale della Nazione. E tutto questo mentre si celebrano i 150 anni dell'unità d'Italia. Mentre scrivo, l'economia del nostro Paese è vittima della speculazione internazionale e il differenziale tra i Buoni del Tesoro tedeschi e italiani viaggia su cifre da fallimento; un noto economista ha dichiarato che non siamo sull'orlo del baratro, come generalmente si va dicendo, ma siamo dentro il baratro. La Banca Centrale Europea ci tiene in vita comprando grosse quantità dei nostri Titoli di Stato, ma nel contempo esercita pesanti pressioni affinché il nostro Paese adotti le riforme strutturali necessarie allo sviluppo e alla crescita del prodotto interno lordo, quelle riforme che il governo Berlusconi non ha saputo o potuto fare. Vanno in questa direzione la Manovra economica di luglio e la Legge di stabilità che, mentre scrivo, sta per essere approvata definitivamente alla Camera dei Deputati. Provvedimenti che colpiscono pesantemente i disabili e le loro organizzazioni, in particolare l'Unione che viene privata pressoché totalmente delle risorse economiche necessarie all'erogazione dei servizi fondamentali per la qualità della vita dei ciechi e degli ipovedenti. Ma il mercato ha fatto chiaramente capire di non credere nelle capacità del nostro governo di attuare le riforme richieste, anche perché non dispone più della maggioranza alla Camera dei Deputati. Sono attese le dimissioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, unico referente credibile ormai della politica internazionale, è impegnato a dare all'Italia, in tempi brevi, un nuovo governo o a indire le elezioni politiche. Ancora una volta le prime reazioni dei partiti mostrano chiaramente che essi hanno più a cuore gli interessi della bottega che quelli dello Stato. In ogni caso, o nuovo governo o nuove elezioni politiche, non possiamo che aspettarci nuove riduzioni della spesa pubblica, nuovi tagli allo stato sociale, nuove campagne contro i falsi invalidi e i falsi ciechi, nuove speranze deluse, nuove promesse mancate, nuovi diritti calpestati, o ignorati con grande disinvoltura, nuove umiliazioni, nuove sofferenze. Forse nuove emarginazioni, nuove esclusioni sociali. Noi siamo una minoranza sociale, non possiamo arrestare lo tsunami che avanza, tuttavia possiamo alzare le difese, renderle il più alte possibili: la prima difesa è costituita dall'unità dei più deboli: forse è il caso che il dialogo con il Terzo Settore, che noi e la Fish abbiamo iniziato da tempo, diventi più intenso, più coinvolgente. Forse è il caso che tra Fand e Fish cadano le ultime diffidenze, le ultime gelosie e si faccia fronte comune nei confronti di chi vuole cancellare tutte le conquiste realizzate nel corso di lunghi anni di lotte e di grandi sacrifici da parte dei movimenti nazionali e internazionali dei disabili. Forse è il caso che i ciechi, dentro e fuori dall'Unione, imparino a parlare una sola lingua con una sola voce, per difendere le nostre specificità contro chi ci vuole omologare e fare parti uguali tra bisogni disuguali. "L'unione fa la forza", recita un vecchio adagio, ma ce n'è un altro altrettanto vecchio che sostiene una verità opposta: "ognuno pensa per sé e Dio pensa per tutti". Noi dobbiamo compiere il miracolo di comporre in una sintesi compiuta questi due estremi; dobbiamo tutelare i nostri interessi tenendo alta la nostra bandiera, ma all'interno di un movimento più ampio e più visibile, e proprio per questo in grado di influenzare le decisioni politiche. Questo mio punto di vista è stato largamente condiviso dall'Assemblea dei Quadri Dirigenti, tenutasi a Tirrenia il 29 ottobre u. s.; infatti è stato approvato all'unanimità l'ordine del giorno da me presentato che invitava Fand e Fish a predisporre un urgente piano di lotta per ottenere la separazione della riforma dell'assistenza da quella fiscale e la creazione di un tavolo tecnico costituito da rappresentanti del governo da una parte e rappresentanti della disabilità dall'altra, secondo il principio del "niente su di noi senza di noi". La Relazione Programmatica del 2012, che ci accingiamo ad esaminare, è stata scritta a più mani dai responsabili di settore delle diverse attività: essa contiene un elenco di iniziative, sicuramente non tutte realizzabili, rivolte a dare una risposta, più o meno puntuale, ad una gamma di bisogni tutti riconducibili ai condizionamenti della cecità che accompagnano la persona priva della vista dall'alba al tramonto, lungo tutto l'arco della sua esistenza. Una grande, grandissima responsabilità per chi si è assunto l'onere di esercitare il diritto-dovere della rappresentanza e della tutela di tutti i ciechi e gli ipovedenti italiani. Per riuscire nel difficile compito occorre una grande tensione morale, una forte passione civile, un robusto sentimento di solidarietà, una lucida intelligenza politica. Tutte queste doti sono rinvenibili nei nostri Quadri Dirigenti, ma non bastano; è necessario disporre di un'organizzazione forte, responsabile, consapevole, capace di reggere il tempo e adeguarvi le strategie di lotta e i mezzi per realizzarle. Anche noi, come il nostro governo, abbiamo bisogno di riforme strutturali, per far compiere alla nostra organizzazione un salto di qualità. È tempo, cioè, di attuare un nuovo modello associativo fondato su una grande espansione dei servizi a favore dei soci: essi potrebbero vedere nelle strutture periferiche un loro punto di riferimento e forse potrebbero anche smettere di domandarsi che cosa fa l'Unione per loro e per quale motivo dovrebbero rinnovare la tessera. Forse è tempo di richiamare in vita la vecchia circolare 27 del 1999 - magari liberandola della polvere che nel frattempo si è accumulata su di essa - che conteneva, e contiene ancora, le istruzione per l'uso per un di più di democrazia partecipativa, di gestione collegiale, di divisione dei compiti, per un di più di rappresentanze e di referenti locali, per un di più di impegno e di assunzione di responsabilità. È tempo, finalmente, che si ponga mano a quella manutenzione straordinaria della nostra organizzazione di cui ho parlato in tempi più recenti: manutenzione straordinaria che passa attraverso la realizzazione di una banca dati, la formazione professionale e l'aggiornamento dei Quadri Dirigenti e dei dipendenti, la creazione di siti web accessibili a livello regionale e provinciale, l'utilizzazione di social network, il coinvolgimento dei vedenti nelle attività dell'Unione con particolare attenzione per gli insegnanti di sostegno e per i genitori dei nostri ragazzi che hanno maggiore dimestichezza con i nostri problemi; completamento delle strutture dell'Univoc e dell'Irifor sull'intero territorio nazionale; la stipula di apposite convenzioni con gli enti locali e con ogni altra istituzione pubblica e privata, al fine di coinvolgerli nel nostro progetto associativo utilizzando le loro risorse economiche; reperimento di nuovi soci sostenitori da utilizzare per l'erogazione dei servizi e soprattutto di nuovi soci effettivi ai quali occorre restituire il gusto dell'appartenenza, facendoli sentire utili e necessari. Ognuno di noi dovrebbe sempre tenere presente che un'associazione senza soci è solo una scatola vuota. Maggiore spazio merita il tema dell'autofinanziamento: è finito il tempo dei contributi di funzionamento, sta per finire quello del finanziamento dei progetti a livello europeo, nazionale e locale; è assolutamente urgente la creazione, ai diversi livelli della struttura associativa, di un organismo deputato alla raccolta fondi, costituito da persone specializzate nei diversi settori, di possibili approvvigionamenti. Altrettanto spazio merita il nostro rapporto con i politici: non possiamo estraniarci, disimpegnarci, e poi pretendere il loro sostegno a favore delle nostre rivendicazioni. Ritengo che fare politica sia un preciso dovere di ogni cittadino. Altrettanto dicasi per i rapporti con il mondo dei sindacati, dei datori di lavoro e dei consumatori. Per ultimo, ma non ultimo, la necessità di mantenere vivo il dibattito culturale sulle principali tematiche che ci toccano come uomini e come cittadini, attraverso la realizzazione di un giornale elettronico aperto a tutti, l'utilizzazione del forum di discussione "Idee a confronto", magari con modalità più accessibili, e soprattutto delle trasmissioni on-line della sede centrale, diventate sempre più uno strumento di partecipazione attiva e di aggiornamento dei soci e dei dirigenti. È solo un elenco e come tale non può che essere incompleto; è la mia ricetta per far cambiare passo alla nostra Associazione, renderla più efficiente, più efficace nel conseguimento dei nostri obiettivi, per farla vivere dentro una crisi che durerà a lungo e che a lungo condizionerà la vita dei più deboli. Una ricetta non proprio nuova, perché figlia delle intuizioni del passato, recente e meno recente, rispettosa della volontà del XXII Congresso Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, riflessa nelle Mozioni congressuali, frutto anche di un ampio e lungo dibattito. Il XXII Congresso Nazionale ha posto con forza il tema di una maggiore autonomia delle Sezioni provinciali e dei Consigli regionali, essendo queste strutture più vicine alla base associativa, responsabili quindi in un diverso rapporto con i soci, che sono il vero punto di forza di ogni struttura associativa. Se vogliamo che la nostra Associazione assomigli sempre più ad una macchina perfetta nella quale ogni parte abbia una sua precisa funzione, una volta stabilito il che cosa fare, bisogna decidere anche come farlo e chi ne è responsabile. Più volte ho illustrato in Consiglio Nazionale il concetto di gerarchia delle responsabilità, necessaria a verificare se i deliberati dei diversi organismi statutari vengano completamente attuati o no, secondo precise responsabilità: il Consiglio regionale che vigila sulle Sezioni provinciali, la Direzione Nazionale che vigila sui Consigli regionali, il Presidente Nazionale sulla Direzione Nazionale. Il concetto di gerarchia delle responsabilità è stato sempre condiviso, dalle persone chiamate in causa, ma mai concretamente attuato; si è preferito non disturbare e intervenire solo quando chiamati. Un'altra costante che ho dovuto amaramente constatare nei miei lunghi anni di Presidenza Nazionale, è costituita dalla pratica della delega ad altri dei propri compiti, con il risultato di far cadere sulle spalle di pochi il lavoro che dovrebbe essere fatto da molti. Il discorso sulle patologie dei meccanismi associativi potrebbe essere molto lungo, ci siamo limitati qui a citare solo due esempi semplicemente per significare che è arrivato il tempo di voltare pagina. E il tempo è particolarmente propizio; questi ultimi mesi, a partire da luglio, certamente a causa della grave crisi economica in atto e a causa di una maggioranza politica intenta prevalentemente a tutelare gli interessi del proprio elettorato, hanno dimostrato che tutto quello che si è conquistato in 91 anni di storia associativa, può essere perduto in un solo giorno: il diritto allo studio, il diritto al lavoro, il diritto all'assistenza, alla formazione professionale, all'informazione, alla cultura, alla riabilitazione, alla prevenzione della cecità, alla fruizione dei beni culturali e del tempo libero. In una parola: il diritto alle pari opportunità e alla pari dignità. Gli ultimi mesi hanno dimostrato che la furia demolitrice delle leggi del mercato possono travolgere anche i diritti acquisiti e cancellare le più belle pagine di civiltà giuridiche: alcuni articoli della nostra Costituzione, il Trattato di Nizza sui Diritti fondamentali dell'uomo, la Convenzione sui Diritti umani del Consiglio d'Europa, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. È l'avanzare di un così terrificante tsunami che non ci ha dato neanche il tempo di pensare, di ragionare, almeno di aver paura; i ciechi italiani sono rimasti storditi, increduli, attoniti; ma quando hanno preso coscienza di ciò che stava accadendo si sono alzati in piedi e come animali feriti hanno gridato la loro rabbia, la loro indignazione e hanno chiesto di andarsi a incatenare davanti al Parlamento, di piantare le tende davanti alle Prefetture, di proclamare lo sciopero della fame. E tutti, tutti gli altri, volevano fare qualcosa per rendere visibile la loro disperazione. Io credo che occorra fare tutto questo ed altro ancora, ma credo, soprattutto, che di fronte ad un così impressionante scenario, la nostra Associazione debba avere uno scatto di orgoglio per recuperare l'antica passione civile per costruire, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, una diversa cultura della disabilità, una diversa cultura della cecità, dei suoi costi e dei suoi condizionamenti. Dobbiamo parlare al mondo politico, al mondo sindacale, ai datori di lavoro, ai consumatori, alle organizzazioni religiose, al volontariato, all'intera società civile; le nostre ragioni sono troppo forti per non lasciare il segno. Per tutto questo occorre un profondo cambiamento mentale, una mobilitazione delle coscienze, occorre riscoprire il valore assoluto dell'associazionismo e viverne l'appartenenza come imperativo categorico. Non siamo più quello che eravamo, siamo quel che siamo grazie alla geniale intuizione di Aurelio Nicolodi, il fondatore della nostra Associazione; abbiamo la possibilità di trasformare una tragedia in una commedia a lieto fine. La crisi economica ci ha tolto gran parte dell'acqua nella quale abbiamo nuotato per anni in mare aperto, ora dobbiamo guardare il cielo e inventarci le ali sapendo che volare è fantastico e sublime. Ma sappiamo anche che tutti noi siamo angeli con una sola ala e che per volare dobbiamo stare abbracciati. Dobbiamo stare abbracciati per difendere l'indennità di accompagnamento al titolo della minorazione, la doppia indennità per i ciechi pluriminorati; dobbiamo stare abbracciati per difendere il diritto allo studio dei nostri ragazzi, il diritto al lavoro dei nostri giovani, il diritto all'assistenza dei nostri anziani; dobbiamo stare abbracciati per difendere il diritto alle pari opportunità delle nostre donne, il diritto alla riabilitazione visiva dei nostri ipovedenti; dobbiamo stare abbracciati per difendere il diritto alla pari dignità, alla non discriminazione, alla cittadinanza piena di tutti i ciechi del mondo. Viva l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti!