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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 1 del 2012

Titolo: SCUOLA E LAVORO- Resistere e innovare

Autore: Luciano Paschetta


Articolo:
La qualità dell’integrazione scolastica in Italia

Si potrebbe sintetizzare così quanto emerso dai lavori dell'VIII Convegno internazionale sulla qualità dell'integrazione, tenutosi a Rimini nei giorni 18, 19 e 20 novembre. Resistere nel sostenere l'inclusione quale modalità irrinunciabile per la scolarizzazione dei disabili, e innovare, verificato alla luce di questi quasi quarant'anni di esperienza e di fronte alla crisi in atto, sviluppando un modello che, garantendo pari opportunità per i ragazzi, favorisca il miglioramento complessivo della qualità del sistema, e che, pur risultando economicamente sostenibile, non si limiti a risparmiare operando dannosissimi tagli lineari. "Ci fa molto piacere", si legge nella mozione conclusiva del Convegno di Rimini, "sentire dal presidente del Consiglio Monti che il governo intende far pagare la crisi a chi finora ha pagato di meno. Anzi, abbiamo imparato da don Luigi Ciotti, nel suo intervento al nostro Convegno, che si dovrebbe anche far pagare a chi ha rubato il presente e il futuro di molte parti del nostro Paese. La scuola, dalla sua parte, ha già dato! Troppi alunni per classe, insegnanti mal formati, mal pagati, risorse ridotte al lumicino non sono una "riduzione degli sprechi", ma semplicemente spesa differita nel tempo, perché i danni sociali, civili, culturali di una scuola arida, si riverberano nel futuro in una società più stupida. I costi dell'ignoranza sono molto alti. Alti come i costi causati dal pericolo di una deriva sociale, dai giovani che rischiano di restare senza un futuro, che non sia quello di seguire le strade perverse proprio di coloro che rubano il futuro al Paese. Ma sappiamo che la scuola non ha bisogno di finanziamenti a pioggia: noi vogliamo osare proporre la capacità selettiva e qualitativa di una politica economica che non sia meramente distributiva (come meramente orizzontali sono stati i tagli) ma di sostegno e sviluppo dei punti reali di qualità e di difficoltà... una scuola delle opportunità educative per tutti pensa al futuro e va oltre la paura. Il futuro già presente oggi ci parla di un forte aumento dell'eterogeneità sociale, individuale, economica, esistenziale dei nostri alunni. Non vogliamo correre il rischio di continuare a separare i bambini per categorie ognuna titolare di un cosiddetto "problema" o "disturbo". Tale eterogeneità chiede invece oggi non solo meno alunni/studenti per classe, ma un approccio aperto alle ricerche didattiche e all'organizzazione curriculare: flessibilità, competenza creativa, insegnanti come comunità professionale e non solitari esegeti, "capitale sociale" dove tutti gli alunni/studenti, ognuno con la sua identità, si facciano colleghi, maestri e allievi dei compagni. In questa nuova eterogeneità sociale, figlia della globalizzazione, anche l'integrazione dei nostri alunni/studenti con disabilità prende nuova spinta: non è una nicchia a sé, da trattare con la compassione, e neppure nei tribunali, ma uno dei punti forti dell'azione che aiuta tutti a crescere...". Non occorrono nuove leggi, basta applicare correttamente quelle esistenti e, forse, ritrovare lo spirito originale che ha mosso il processo di integrazione scolastica. La garanzia del successo di un processo di inclusione non è certo data dal numero di ore di sostegno, ma dal livello di coinvolgimento dei docenti curriculari, della classe e dell'intera comunità scolastica. Per quanto ci riguarda, sarà necessario riflettere sull'efficacia, per i ragazzi con disabilità visiva, dell'attuale modello di integrazione scolastica che, facendo perno quasi unicamente sul docente di sostegno, ha ignorato che la legge 104, per l'integrazione dei disabili sensoriali, trattandosi di soggetti con normali capacità di apprendimento, prevedeva la presenza di una specifica figura professionale: il "mediatore della comunicazione".



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