Numero 3-3sup del 2012
Titolo: Un mondo di App
Autore: Emiliano Angelelli
Articolo:
Emiliano Angelelli intervista Massimiliano Martines
Internet, l'accessibilità nel frastagliato mondo dell'ipovisione
Il numero di siti web cresce esponenzialmente ogni anno; sempre più utenti, infatti, utilizzano questo mezzo per comunicare da una parte all'altra del mondo, le tecnologie migliorano, ma non sempre a questa crescita corrisponde un accesso più semplice per chi naviga. Si chiama accessibilità, una questione che riguarda tutti, ma che per gli oltre 1,5 milioni di ipovedenti italiani rappresenta un problema assai più grave. Ne abbiamo parlato con Massimiliano Martines, componente della Commissione Osservatorio Siti internet dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (www.uiciechi.it/osi) che si occupa del monitoraggio per l'accessibilità dei siti.
D. Qual è lo stato dell'arte dell'accessibilità di Internet per gli ipovedenti?
R. Si può riscontrare una situazione a due facce: da una parte c'è stato un miglioramento complessivo per ciò che riguarda la presa di coscienza di queste problematiche da parte degli sviluppatori, ma dall'altra, a partire dal 2003, quando si è celebrato l'anno del disabile, l'interesse è sceso.
D. E questo secondo te a cosa è imputabile?
R. Prima di tutto al fatto che allo stato attuale in Italia non esiste una vera e propria cultura dell'accessibilità per l'ipovisione. Perché l'ipovisione è poco conosciuta, a volte anche dagli stessi addetti ai lavori, ovvero dai medici, in quanto si tratta di una patologia riconosciuta solo da 15 anni. C'è da dire poi che gli stessi ipovedenti mostrano ritrosia a farsi riconoscere come tali. C'è un aspetto psicologico importante che interviene in questo senso: l'ipovedente tende a volersela cavare da solo, magari utilizzando la lente e ingrandendo i caratteri. E così chi si occupa di realizzare siti continua a farlo come ha sempre fatto.
D. C'è quindi una mancanza di comunicazione.
R. Esatto. Perché bisogna considerare che i problemi dell'ipovisione sono legati sia all'accessibilità che all'usabilità, e quindi assimilabili a quelli che riscontra un normodotato. Quest'ultimo quando trova delle difficoltà a raggiungere una certa informazione all'interno di un sito si arrangia da solo e si guarda bene dal segnalare la cosa al webmaster. Il medesimo problema, però, riscontrato da un ipovedente è di tutt'altro carattere, perché non è una questione di usabilità, ma di accessibilità, e quindi della possibilità di raggiungere una particolare sezione del sito.
D. E' un problema più generale di accessibilità quindi?
R. Sì, soprattutto di come l'accessibilità viene vista. Oggi è considerata solo un costo aggiuntivo e non un qualcosa che serve a rendere i siti migliori. Quest'ultimi vengono resi, per così dire, «accessibili» perché va fatto e non perché è utile per tutti. D. In quanto membro della Commissione Osi, quali sono i principali punti deboli dei siti che hai riscontrato in questi anni?
R. Le maggiori difficoltà riscontrate da un ipovedente sono legate al fatto che usa lo strumento assistivo, che personalizza il browser o che semplicemente vede poco e accede solo a una porzione di sito. Di conseguenza le principali debolezze dei siti sono rappresentate dalla mancanza di contrasto fra lo sfondo e il primo piano, dai link inseriti in maniera poco chiara e dalla mancanza assoluta o dall'utilizzo inefficace del cosiddetto «mouse over» attraverso il quale il link cambia colore al passaggio del mouse.
D. Forse si dovrebbe smettere di pensare che il web sia come la carta stampata?
R. E' vero. Perché con il web abbiamo la rifrazione della luce, la retroilluminazione degli schermi e i monitor possono essere più piccoli del normale. Oggi come oggi, infatti, i siti tendono a essere concepiti principalmente per i pc desktop e solo ultimamente vengono pensati anche per schermi di dimensioni più ridotte, come ad esempio quelli dei tablet.
D. Ecco parliamo dei tablet.
R. Con i tablet i problemi di cui parlavo sopra si amplificano, perché è vero che si possono ingrandire i caratteri, ma la superficie a disposizione rimane la stessa e il rischio è che l'ipovedente legge solo tre o quattro lettere alla volta. E se il sito è suddiviso in diverse colonne il rischio di perdersi è elevato.
D. Come si può intervenire per migliorare la situazione?
R. Tanto per iniziare basterebbe applicare la Legge Stanca, la quale in realtà è piuttosto vecchia rispetto allo sviluppo delle nuove tecnologie, ma che perlomeno consentirebbe di migliorare un po' la situazione. Basterebbe, ad esempio, che il webmaster verificasse meglio i contrasti attraverso i fogli di stile. Inoltre la Legge Stanca impedisce l'utilizzo di immagini in movimento, non solo per gli ipovedenti, perché lo strumento assistivo si blocca, ma anche per i normodotati con problemi di epilessia. E ti posso assicurare che oggigiorno la maggior parte dei portali ha al suo interno immagini in movimento, in flash ad esempio, o con didascalie che si muovono al passaggio del mouse.
D. Quindi andrebbe regolamentato meglio il tutto?
R. In realtà ne approfitto per lanciare un appello alla Commissione Ipovisione affinché si riprovi, così come si era tentato di fare nella scorsa legislatura, ad approntare un tavolo tecnico per migliorare l'algoritmo attualmente utilizzato per i contrasti dei monitor. Questo permetterebbe ai webmaster di lavorare meglio perché l'algoritmo previsto dalla Legge Stanca non è sufficientemente efficace.
D. Quali sono i vostri obiettivi come Commissione Osi?
R. Per prima cosa visionare i siti interni dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti perché prima di tutto dobbiamo essere noi a realizzare dei siti accessibili altrimenti non ha senso chiedere agli altri di venirci incontro. E poi fare una valutazione ad ampio spettro dei siti web, e quindi promuovere una campagna stampa sui principali quotidiani nazionali per attirare l'attenzione su questo problema.
D. Finora quale grado di ascolto avete riscontrato a livello istituzionale?
R. Negli ultimi anni è un po' scemato, soprattutto nel corso dell'ultima legislatura. Ma forse questo dipende dal fatto che è scemato l'interesse generale, come se il fatto di aver approvato la legge Stanca avesse risolto tutti i problemi. Sia chiaro, il quadro non è negativo, molte cose sono state fatte, ma un altro degli obiettivi della Commissione Osi sarà proprio quello di riportare l'attenzione su questi problemi. E' necessario. Così come è necessario tenere alta l'attenzione all'interno dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Una verifica, infatti, che avevamo fatto tempo fa sui siti interni non era stata affatto soddisfacente, perché spesso si tende a fare le cose in maniera casalinga e questo non produce buoni risultati.
D. Parliamo dei sistemi operativi? Partiamo da Windows.
R. Windows ha avuto sicuramente il pregio, sin dalla versione 95, di realizzare il codice di programmazione in modo tale che gli strumenti assistivi (Zoom Text, Lunar e Windows Ice) potessero essere gestiti direttamente dal sistema operativo. Questo ha certamente facilitato l'utilizzo del pc da parte di non vedenti e ipovedenti. Inoltre Windows ha dato la possibilità di avere una sorta di accesso facilitato per i disabili visivi attraverso la personalizzazione del desktop.
D. E Macintosh?
R. Macintosh ha deciso di procedere in maniera diversa includendo la strumentazione assistiva (lo screen reader per i non vedenti e lo zoom per gli ipovedenti) all'interno del sistema operativo. In questo caso i ciechi ne hanno beneficiato perché avendo lo screen reader integrato hanno potuto essere autonomi in tutto e per tutto. Diverso il discorso per gli ipovedenti; lo zoom, infatti, non è allo stesso livello del corrispettivo strumento assistivo, perché consente solo di ingrandire caratteri e icone. Sì, permette di usare il computer, ma se l'ipovedente ha specifiche esigenze di ipovisione potrebbe riscontrare dei problemi di utilizzo.
D. E chiudiamo con Linux.
R. Per Linux vale più o meno lo stesso discorso. Perché si ha a disposizione solo una lente ed è necessario verificare caso per caso.
D. Negli ultimi anni iPad e iPhone hanno conquistato il mercato. Com'è la situazione per questi strumenti?
R. Ci sono molti ipovedenti che usano l'iPad e si trovano molto bene, ma dipende molto dal tipo di ipovisione e dal tipo di utilizzo che se ne fa. L'iPad non è un computer e neanche uno smartphone, è una via di mezzo, è un tablet. Se l'utilizzo è limitato al controllo delle e-mail e alla lettura del giornale può andar bene. L'iPad 2 ha lo screen reader e lo zoom integrati, che però non possono essere utilizzati contemporaneamente. Questo costringe gli ipovedenti a utilizzare la sintesi vocale, il che può risultare stancante, anche per una scarsa abitudine al suo utilizzo. Ho avuto occasione di provare l'iPad recentemente nel corso di un workshop e molti ipovedenti in quell'occasione erano entusiasti, perché con pochissimi movimenti riuscivano a ingrandire le icone, la pagina e il testo. Questo è vero ma andrebbe verificato attraverso un utilizzo prolungato. Quello che intendo dire è che la scelta di comprare iPad o iPhone non dovrebbe diventare una moda. E' necessario provare i singoli strumenti e capire se sono adatti alle proprie necessità di ipovisione.
D. Alla fine l'iPad è un tablet e l'iPhone uno smartphone. Ne esistono di diverse tipologie in commercio. Che idea ti sei fatto?
R. Faccio un esempio personale: se si ha un problema di albinismo come il mio, nel quale il contrasto è decisamente importante, in questo momento gli smartphone che garantiscono la resa migliore sono quelli che hanno un contrasto bianco nero molto netto. Questi utilizzano, infatti, una nuova tecnologia che si chiama True black grazie alla quale il contenuto dello schermo si vede addirittura sotto il sole. Tempo fa ho fatto una prova insieme a un altro ipovedente con una patologia diversa dalla mia, mettendo a confronto un telefono che sfrutta questa tecnologia con un altro telefono. Ebbene, nel suo caso, i numeri che risultavano più nitidi erano quelli del dispositivo che usavano la tecnologia citata. Quindi l'unica soluzione, come dicevo prima, è provare perché a diverse patologie corrispondono esigenze diverse.
Emiliano Angelelli