Numero 3-3sup del 2012
Titolo: Momento di riflessione
Autore: Vanda Dignani
Articolo:
Un'atmosfera celeste sembrava avvolgerci ed avvolgere tutte le cose intorno a noi, la nave ci aspettava sulla superficie del mare e noi con quell'entusiasmo un po' ingenuo e fantasioso, tutto giovanile, guardavamo l'immensità dell'acqua che ci circondava e che con la sua tranquillità e con il suo aspetto sereno, sembrava invitarci, per realizzare un sogno che avevamo da tempo.
Ci mischiammo alla folla che saliva ordinatamente e questo contatto umano accrebbe il nostro entusiasmo ed il nostro desiderio di andare. Aspettavamo con ansia il rullio della nave che ci dicesse come il nostro sogno stava realizzandosi e come il desiderio di percorrere un cammino insieme ad essa, si facesse ad ogni istante più vicino. Gli occhi non si staccavano dalla visione di un mare tranquillo ed invitante e noi attendemmo con ansia l'inizio di quel rullio meraviglioso.
Finalmente la nave cominciò a muoversi ed il nostro cuore batté più forte nella percezione di un momento bello in cui tutta la nostra attenzione si spostava verso un percorso atteso e desiderato.
La percezione di quel rullio tipico della nave in cammino venne colta da noi ed il cuore cominciò a battere più forte e con più entusiasmo. La nave andava tranquilla e noi insieme ad essa percorrevamo lo spazio azzurro di un mare pieno di attesa e di serenità. Che meraviglia!
Tutti i nostri pensieri svanirono e rimase soltanto la visione di quella superficie che ci catturava, affascinandoci; questo sentimento di gioia, però, non durò molto e solo dopo pochi istanti ci accorgemmo che qualche cosa stava per succedere. Un rumore sordo avvalorò la nostra percezione e noi cominciammo a sentire il cuore in gola. Che stava succedendo? In un primo momento non riuscimmo a renderci conto, ma poi capimmo che qualche cosa non andava e che quel rumore strano non annunciava niente di buono: era proprio così. Nel giro di un breve istante quel trambusto generò paura e noi capimmo che la sensazione di un pericolo imminente era realtà; quella percezione spaventosa entrò nel nostro animo ed il nostro sogno sembrò cambiare direzione e trasformarsi in un'angoscia profonda. I visi sereni della gente che era salita insieme a noi si trasformarono in maschere di preoccupazione e di paura. Tutto sembrò cambiare di tono, di direzione ed il sogno pian piano cominciò a trasformarsi e divenire un incubo. E' difficile fissare quegli istanti, ma quello che più sembrò colpirci e spaventarci fu ciò che seguì a questo primo inspiegabile rumore.
Tutto diventò veramente caotico e spaventoso quando la nave cominciò ad inclinarsi e quando cose e suppellettili cominciarono a cadere di fronte a noi e sopra di noi. Quello che comunque ci prese e ci terrorizzò, non fu tanto il cadere delle suppellettili, quanto piuttosto il buio che in un istante avvolse la nave, un blackout profondo che generò spavento ed un caos indescrivibile; fu proprio quel caos, figlio del buio, che generò un tremendo senso di terrore. Fortunatamente quel blackout non durò un'eternità, ma bastò quell'attimo terribile per suscitare un panico che difficilmente si sarebbe superato.
A quel punto le persone viste come immerse in un'oscurità senza fine, cominciarono a cercarsi e a non trovarsi e la vita si tramutò anche se per poco tempo in attimi non esprimibili.
Io che ero abituata a quell'oscurità, riuscii a non farmi sorprendere dallo spavento, ma a cogliere quello che da questa esperienza potevo trarre di positivo.
Io, in virtù di una vita priva di luce in cui la cecità la faceva da padrona, cominciai a temere ed a riflettere: che cosa pensare di chi quel buio lo viveva in tutta la sua esistenza senza la possibilità che un raggio di luce lo pervadesse? Questo pensiero mi penetrò nell'anima e confesso che creò in me un senso di sofferenza profonda, più profonda dell'oscurità che mi circondava. Pensai a chi come me, per tutta la vita non poteva vedere né l'azzurro del mare, né quello del cielo che si fondevano, dando all'atmosfera un senso di magia meravigliosa.
Pensai allora a quanta gente, nella sua superficialità e nella sua non conoscenza di certi problemi profondi, non riesce ad immaginare le grandi implicazioni che include in sé il problema del non vedere, non considerando chi per tutta la vita rimane immerso in un buio che difficilmente può essere squarciato.
Certo, nessuno può negarlo, i falsi ciechi ci sono e ci sono i «furbetti» che pur di percepire una pensione o qualche aiuto che a loro non spetterebbe, vanno avanti prevaricando i veri non vedenti, danneggiandoli e falsando la profondità del loro vero problema. Come fare? Occorre guardarsi davvero intorno, ma soprattutto guardarsi dentro per cogliere la vera essenza che dovrebbe sempre essere alla guida di ogni pensiero in cui il vero cittadino disabile si trova a combattere ogni giorno. Questa riflessione sembra logica e quasi impossibile da determinare nelle persone di buon senso, purtroppo però il problema esiste, ed esiste l'egoistica furberia di coloro che «si vendono per un piatto di lenticchie». E' una riflessione che mi coglie ogni volta che i falsi disabili si presentano all'orizzonte dei veri non vedenti ed un senso di indignazione mi afferra ed io vorrei con un solo gesto, con una sola parola, eliminare dal nostro orizzonte, fatto di dolore e di preoccupazioni, quei «furbetti» che con il sostegno di persone compiacenti, sembrano godere per aver trovato un espediente capace di risolvere i loro problemi economici. La nostra Unione si oppone con tutte le sue forze al determinarsi di una situazione tanto incresciosa ed ingiusta, ma tale situazione c'è e sta a noi, a tutti noi, combatterla con tutte le nostre forze; è questo infatti che genera il vero buio e il vero blackout, ed ognuno di noi figlio di questa grande Associazione e di una vita senza egoismi e senza furberie, deve per quanto gli è possibile eliminare siffatta situazione. La vita non è fatta per i furbi ma è fatta per le persone oneste e quindi per coloro che pur conoscendo i propri limiti sanno individuarli e combatterli. Non è, questa mia conclusione, un momento retorico fatto di parole, ma è la conoscenza dei veri problemi che ci circondano e che ognuno di noi cerca di risolvere ponendo davanti a sé soluzioni oneste, dignitose e sicuramente valide.
Vanda Dignani