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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Kaleîdos

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Numero 2 del 2012

Titolo: Lenin, il trio rosso - I parte

Autore: Diane Ducret


Articolo:
(tratto da «Le donne dei dittatori»)
Si chiamavano Clara, Nadia, Magda, Felismina, Jang Qing, Elena, Caterina, Mira... Sono state spose, amanti, muse, ammiratrici... Si sono innamorate di un uomo crudele, violento e tirannico, l'hanno convinto che era bello, affascinante, onnipotente. A volte l'hanno dominato, a volte sono state tradite e ingannate. Alcune di loro sono state quasi più feroci del loro uomo. Spesso l'hanno seguito fino alla morte. Hanno tutte contribuito a plasmare le personalità più potenti e terribili del Xx secolo.
Del resto, uno degli ingredienti fondamentali del successo politico dei grandi dittatori è proprio il fascino esercitato sulle donne, che li inondavano di lettere d'amore. Come aveva capito Adolf Hitler, «l'importante è conquistare le donne, il resto arriva dopo».
Diane Ducret ricostruisce gli incontri, le strategie seduttive, gli amori, il peso politico, il destino delle donne che hanno intrecciato le loro vite con quelle di Mussolini, Lenin, Stalin, Salazar, Bokassa, Mao, Ceauşescu, Hitler, fino a entrare nel loro letto. «Le donne dei dittatori» esplora così i meccanismi più profondi e segreti del rapporto che lega sesso e potere. E, raccontandoci la storia da un'angolatura inedita, ci aiuta a capire l'attualità.
«Vi sono però molte zanzare (...). Non so perché, ma si accaniscono soprattutto su Volodja».
Nadja Ul'janova
Nadja «l'aringa»
Edipo da Marx
San Pietroburgo, 1894. Vladimir Il'ič Ul'janov, ventiquattro anni, esercita il mestiere di giurista alla giornata e stenta a farsi una clientela: «Ho superato il mio bilancio, e non ho più speranza di riuscire a cavarmela con le mie risorse personali. Se ti è possibile, mandami ancora un centinaio di rubli». La signora Ul'janov, sua madre, lo sostiene finanziariamente dopo la sua decisione di andare a San Pietroburgo per finire il corso di diritto ed esercitare la professione di avvocato. Stanco di aspettare dei contratti, l'anno seguente Vladimir decide di lasciare la Russia e soggiornare per la prima volta in Europa. Scopre così le molteplici tentazioni che le ricche città occidentali sono in grado di offrire ai giovani intellettuali. Fortuna che mamma Ul'janov è sempre lì a guardargli le spalle: «Con grande spavento, mi vedo ancora in difficoltà con le mie finanze. Il piacere di comprare dei libri è così grande che il denaro se ne va il diavolo sa dove. Sono un'altra volta costretto a cercare aiuto: se possibile, inviami cinquanta o cento rubli».
Vladimir sa di poter contare sul sostegno incondizionato di Marija Aleksandrovna Ul'janova. Già a dicembre del 1887, quando il precoce agitatore era stato espulso dall'università di Kazan, la madre aveva cercato di prendere in mano l'avvenire del giovane figlio. Per assicurarsi una rendita che la sua pensione di vedova non bastava a garantirle, oltre che per fornire un'attività quotidiana a Vladimir, aveva comprato una grossa proprietà nei dintorni di Samara, 900 chilometri a sud-est di Mosca. Nel profondo del suo cuore sperava che il lavoro nei campi e il contatto con i contadini avrebbero calmato gli ardori ribelli di quel figlio testardo, facendolo rinsavire da certe sue idee strampalate. Per quell'acquisto ha dovuto sborsare i 7500 rubli ottenuti dalla vendita della casa di famiglia di Simbirsk, dove i suoi figli avevano visto la luce.
Ma Vladimir non ha trovato la sua strada fra i solchi che sua madre aveva tracciato per lui: «La mamma voleva che mi occupassi della campagna. Io ci ho pure provato, ma ho visto che non andava». La gestione di un'azienda agricola, non si confaceva affatto a questo giovane goffo e mingherlino. Qualche disappunto con i «kulaki» - con i quali, ammette lui stesso, «i rapporti erano diventati assurdi» - ha avuto ragione della sua volontà già poco incline.
Piuttosto è partito per la capitale in cerca di fortuna, dopo aver ottenuto la laurea in legge da esterno. Se il foro gli offre poche soddisfazioni, la metropoli e il suo rimescolamento sotterraneo contro il potere degli zar risvegliano in lui il gusto per la lotta politica. L'attivismo divora gran parte del suo tempo, finché non viene notato da alcuni agitatori socialisti. Preso in giro dai contadini di Samara, eccolo adesso al centro di una rete di clandestini di ogni dove che condividono la sua visione del mondo o, almeno, la sua energia. Non importa quale sia l'oggetto, i suoi discorsi infiammano i camerati, sia per la qualità dello stile sia per la precisione retorica. Anche grazie alle sue arguzie taglienti, si costruisce una reputazione di agitatore di coscienze. L'Ochrana (la polizia segreta) non si lascia sfuggire questo giovane puledro socialista.
Al rientro dopo un soggiorno in Europa, nel 1895, viene arrestato dalla temibile polizia politica dello zar. In carcere a San Pietroburgo, attende il suo primo processo. Temendo che possa morire di fame, sprovvisto com'è del necessario, mamma Ul'janova gli fa pervenire in abbondanza ogni genere di aiuto:



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