Numero 4 del 2012
Titolo: Bisogna ascoltare
Autore: Antonio Russo
Articolo:
Leggendo le notizie che parlano del momento di crisi che viviamo, mi ha colpito una frase del Presidente americano Barack Obama: di rigore si può morire affrontando anche un evento storico come questo dalle tante incognite per la società futura. E' secondo me una constatazione giusta se si pensa a come certe situazioni sociali debbano per forza di cose interessare sempre i più deboli: è come se si dicesse alla gran massa della gente che la guerra è utile per salvare quello che alle classi dirigenti resta della nostra umanità, con tutto ciò che questa evidente forzatura potrebbe comportare.
Se guardiamo alla situazione attuale del nostro Paese, possiamo dire che mai come adesso le persone svantaggiate sentono il pericolo incombente della fine di quel qualcosa che per lo meno ha garantito ai più deboli una vita migliore adattata a questo tipo di società che comunque ritiene il disabile, il malato, il non integrato alla cosiddetta comunità dei normali, un soggetto-oggetto da emarginare e basta.
Fino a che punto possiamo e dobbiamo parlare di ascolto delle nostre esigenze nell'ambito socio-politico che per propria scelta ci considera diversi? A chi andrebbe posta questa inevitabile domanda tenendo conto del periodo storico in cui viviamo? La risposta è difficile, se si ritiene che noi disabili siamo tra le cause che potrebbero portare allo sfascio questa «sana convivenza sociale».
Ci sarebbe poco o nulla da ascoltare, per cui si potrebbero ripristinare i ghetti di vita umiliante che per secoli ci hanno relegati come disabili nelle buie voragini del consorzio umano. Teorie a parte, il problema della nostra identità personale viene visto e sentito da noi sordociechi come un qualcosa da mantenere per gestire anche al minimo le difficoltà di vita delle quali da queste pagine abbiamo sempre parlato; nell'attuale momento di crisi come potremmo farci conoscere meglio e da chi? Quando tutto sembra cambiare in peggio, il valore della coesistenza tra vite ed esperienze vitali diverse ha una valida ragione per opporsi a questo disegno distruttivo del bene comune?
Sono come voi siete in questo momento, pensieroso e perplesso, con un desiderio interiore di fare capire ai tanti che siamo in difficoltà col vivere che spesso ci condanna al fatale isolamento da tutto e tutti: stiamo parlando di una sana assistenza alla persona anche disabile che non si collega necessariamente a servizi pratici ovviamente indispensabili, ne abbiamo ampiamente discusso, stiamo discutendo di un fatto gravissimo: a causa delle azioni mancate di qualsiasi dirigenza sociale e politica, noi sordociechi potremmo ritrovarci senza punti di riferimento che ci garantiscono certezze immediate e future.
Questo discorso si estende agli aspetti dell'autonomia strumentale che a noi tanto interessa nella vita quotidiana, la nostra difficoltà nella comunicazione può essere superata soltanto grazie a persone che ci aiutano a districarci tra i se, i ma ed i perché della vita che cambia. Se le persone che ci circondano sono veramente motivate a darci una mano, cambiare per noi potrebbe voler dire andare avanti in meglio, altrimenti gli scenari dell'esclusione possono esserci imposti da chi non vuole ascoltare ed informarsi per almeno conoscere il nostro vissuto di tutti i giorni.
Possiamo anche usare il metodo del rigore operativo nel risistemare una economia che da qualche tempo è in difficoltà, ma come ha sottolineato anche il nostro Presidente della Repubblica Napolitano, tagliare le spese alla cieca per il sociale, la cultura, la scuola e per la ricerca scientifica, non crea le basi per garantire anche alle giovani generazioni un sistema di vita che attualizzi e realizzi le loro legittime aspirazioni: se si parla di disabili ed altri disagiati la questione si fa davvero delicata; fermiamoci, sediamoci tutti intorno al tavolo della ragione e cerchiamo di fare il possibile per guardare avanti con le nostre vecchie e nuove esperienze che, in un contesto culturale diverso, affrontino in modo nuovo il vivere legato al disagio, con volontari ed operatori più motivati per condividere il domani di tutti con più serenità: è questo un mio augurio.
Antonio Russo