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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS

 

Corriere Braille

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Numero 15-5sup del 2012

Titolo: Il Cavaliere di Gran Croce e la crociata dei fanti senza cavallo e senza croce

Autore: Angelo De Gianni


Articolo:
Qualche giorno fa, il Presidente nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha annunciato, in una circolare, di aver ricevuto dal Presidente della Repubblica l'importante onorificenza di Cavaliere di Gran Croce: ogni minorato della vista dovrebbe esserne contento, perché il prestigioso riconoscimento attribuito ad un membro del gruppo sociale accresce il prestigio di tutta la categoria. Questa, secondo me, dovrebbe essere una reazione normale; e invece no! Appena si è diffusa la notizia, apriti cielo! Su alcune liste di discussione ha avuto inizio la «crociata dei fanti», dei «critici ad oltranza», in altri termini, di coloro che, per le ragioni più svariate, ritengono il riconoscimento ingiusto, immeritato o eccessivo.
Io non prendo posizione: non mi si accusi di essere un tirapiedi perché non sono un dirigente associativo che mira ad ingraziarsi il superiore, né intendo candidarmi ad una carica all'interno o al di fuori dell'Unione; non sono un «nemico del Presidente» perché condivido molte sue scelte passate e presenti e perché le «guerre civili» non mi sono mai piaciute, dato che indeboliscono tutte le parti in lotta e lasciano solo sconfitti.
Io voglio esaminare la situazione in base ai fatti oggettivi, riscontrabili da chiunque li osservi in buona fede: tra i banchi dell'Università mi hanno insegnato che chi vuol far valere un diritto o chi ne contesta l'insussistenza, deve provare quanto affermato (il cosiddetto onere della prova). D'accordo, qui non siamo in tribunale! Tuttavia, per essere credibile, chi fa un'affermazione deve comunque dare agli interlocutori un minimo di dimostrazione della fondatezza di quanto detto o scritto.
Ciò premesso, nel dvd contenente gli articoli realizzati in occasione del novantesimo anniversario della fondazione dell'Unione si può leggere uno scritto contenente la disamina dei principali provvedimenti normativi strappati al Parlamento Italiano da Tommaso Daniele e dai suoi più stretti collaboratori, e gli scettici che ritenessero di parte il contenuto del supporto magnetico, possono sempre far riferimento alla Gazzetta ufficiale, che non mente mai! A quanti disabili visivi quelle leggi hanno migliorato le condizioni di vita, i detrattori dell'Unione neanche immaginano: senza quella perla che è stata ed è la legge 120 del 1991, oggi io farei un lavoro molto meno gratificante di quello che svolgo attualmente e la mia retribuzione sarebbe certamente più bassa; e chissà quanti altri ciechi e ipovedenti possono affermare altrettanto!
Quasi quotidianamente leggo, attraverso circolari e comunicati, le lettere che la Presidenza nazionale del sodalizio invia a Ministri, Sottosegretari, Direttori generali, esponenti di enti locali, di associazioni di categoria e di altri enti ed istituzioni: è un lavoro estenuante, giacché ogni lettera, ogni comunicato stampa e, più in generale, ogni comunicazione scritta richiede un impegno mentale e un'attenzione elevati, dovendo essere al contempo breve, chiaro e completo.
Nell'immaginario di molte persone il capo è un individuo che dà ordini, trascorre le giornate a pranzo e a cena, si fa fotografare sorridente con gli amici e, dopo qualche tempo, riceve un premio.
Le cose non stanno proprio così! Dietro un incontro con un ministro ci sono giorni di contatti informali, un incessante lavoro di pressione per essere ricevuti; dietro una decisione importante ci sono consultazioni con i collaboratori più affidabili e riunioni estenuanti; dietro il titolo di «professore», su cui qualcuno ha posto l'accento con toni sarcastici, ci sono mesi di studio (e lo dico per esperienza diretta), per preparare gli esami scritti e orali finalizzati al conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento, mesi in cui si vive senza pause, al motto quasi benedettino di «studia et labora».
Un leader, nei momenti difficili, deve mantenere la calma, ha bisogno di prendere decisioni con lucidità, non può abbandonarsi ad isterismi o azioni impulsive che potrebbero compromettere in pochi giorni il lavoro di molti anni. Chi occupa posti di rilievo deve avere la percezione della realtà che lo circonda e deve agire cinicamente al momento opportuno, anche al costo di sentirsi accusato di immobilismo e di arrendevolezza.
I fanti (termine che non uso in senso dispregiativo), il più delle volte, non hanno il cavallo, nel senso che non occupano posizioni di responsabilità e, di conseguenza, neppure portano la croce che metaforicamente rappresenta le difficoltà e gli impegni gravosi che una leadership comporta: è comprensibile, perciò, che non si rappresenti a pieno la complessità del lavoro che il Presidente nazionale di un'associazione di grandi dimensioni e con un apparato organizzativo articolato come l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti deve svolgere; altrettanto comprensibile è che queste persone non si rendano conto, per inesperienza, che, in simili circostanze, una percentuale di insuccessi è, per così dire, fisiologica, soprattutto in momenti difficili come l'attuale.
Quello che, invece, non riesco a comprendere è come si possa dichiarare pubblicamente che non si è fatto abbastanza per i minorati visivi italiani, senza, tuttavia, fornire elementi validi a supporto delle proprie affermazioni e senza indicare ciò che si sarebbe dovuto fare e non si è fatto.
L'Ufficio lavoro della Sede centrale dell'Unione, negli ultimi anni, ha reso noti numerosi bandi di concorsi pubblici, ai quali potevano partecipare anche i disabili visivi. L'Irifor ha predisposto un servizio di supporto per la preparazione ai concorsi. Mi risulta che l'interesse, per queste iniziative, da parte dei privi della vista, sia stato praticamente nullo! Se, però, viene soppresso il centralino e si prospetta la disoccupazione, per i cosiddetti fanti, è colpa dell'Unione e del suo Presidente, che non hanno fatto nulla per impedire che ciò si verificasse!
Angelo De Gianni



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