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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS

 

Corriere Braille

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Numero 15-5sup del 2012

Titolo: Necrologio

Autore: Giuliano Ciani


Articolo:
Prima di addentrarmi nel ricordo personale di Mons. Sergio Goretti, ritengo giusto riportare alcuni cenni biografici.
Nasce a Città di Castello, il 2 aprile 1929. Dopo aver frequentato gli studi nel seminario della sua città e nel Pontificio Seminario Regionale Umbro, passò al Pontificio Seminario Romano, laureandosi in teologia. Fu ordinato presbitero il 5 aprile 1953 nel duomo di Città di Castello, per breve tempo ricoprì l'incarico di vice-parroco e di insegnante di religione nella sua diocesi, poi nel 1955 fu richiamato a Roma al servizio della Santa Sede, svolgendo varie funzioni presso la Sacra Congregazione del Clero e fungendo anche da segretario privato del prefetto, cardinale Pietro Ciriaci. Fu giudice nel Tribunale regionale del Lazio, insegnante presso la Pontificia Università Salesiana, collaboratore di varie riviste e periodici. Fu nominato vescovo di Assisi e di Nocera Umbra e Gualdo Tadino il 14 dicembre 1980. Il 6 gennaio dell'anno successivo ricevette l'ordinazione episcopale dal papa Giovanni Paolo Ii nella Basilica di San Pietro in Vaticano a Roma. L'8 febbraio 1981 prese possesso canonico della diocesi di Assisi e, il giorno successivo, della diocesi di Nocera Umbra e Gualdo Tadino. Il 30 settembre 1986, in seguito all'unione delle due diocesi, assunse la guida pastorale della nuova diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, che guidò fino al 19 novembre 2005. Per alcuni anni fu segretario della Commissione per la Dottrina della Fede e la Catechesi; fu nominato dal Papa membro del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, dal 1992 al 1997; fu presidente del Segretariato della Conferenza Episcopale Italiana per l'Ecumenismo e il Dialogo, dal 1990 al 1995; fu membro del Consiglio permanente della Cei, dal 1990 al 2005; fu presidente della Conferenza Episcopale Umbra, dal 1996 al 2005.
Durante il suo episcopato si consolidò la vocazione universale di Assisi come «città della pace», consacrata definitivamente da Giovanni Paolo Ii, che la visitò per ben sei volte, celebrandovi nel 1986 (27 ottobre) e nel 2001 gli incontri con i rappresentanti di tutte le religioni del mondo. Divenne vescovo emerito l'11 febbraio 2006.
E' scomparso il 22 giugno 2012 ad Assisi all'età di 83 anni.
Ma perché Mons. Sergio Goretti ha a che fare con il nostro mondo e anche con l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti?
Ho avuto modo di trascorrere lunghi anni vicino a Mons. Goretti avendo avuto l'opportunità di far parte del consiglio di amministrazione dell'istituto Serafico per sordomuti e ciechi di Assisi che è sotto la giurisdizione dell'Ordinario Diocesano. Sono stati gli anni probabilmente più difficili dell'era Goretti perché hanno coinciso con il dramma del terremoto e con le peripezie anch'esse drammatiche della ricostruzione.
Ho avuto modo di apprezzare le straordinarie doti umane dell'uomo, ma soprattutto una interpretazione dell'essere pastore straordinaria che si è estrinsecata in una continua presenza al fianco delle popolazioni per le quali si è battuto sostenendo con grande vigore ed in ogni sede il principio della continuità abitativa.
Proprio per questo volle che prioritaria fosse la ricostruzione delle abitazioni prima ancora che i luoghi di culto. Sergio Goretti era un pastore talmente attento e talmente scrupoloso, così legato alla sua gente che conosceva gran parte delle famiglie della sua diocesi, pur vasta, personalmente. Nel suo infinito peregrinare per la diocesi con estrema umiltà si soffermava a conversare con le persone calandosi con sofferenza nelle problematiche sia delle comunità sia delle singole famiglie.
Un particolare riguardo però Mons. Goretti lo riservò all'istituzione Istituto Serafico per Sordomuti e Ciechi ed ai suoi ospiti. Definì l'istituto Serafico «la mia cattedrale» e ne curò la crescita prima e la ricostruzione poi, con uno slancio ed un amore difficili da descriversi. Conosceva uno per uno gli ospiti del Serafico, si soffermava con loro chiamandoli per nome e non lesinando il suo tempo per loro.
L'arroganza e la presunzione non ebbero mai ospitalità né nel suo cuore né nella sua mente. Costruì intorno al Serafico e alla sua missione un consenso vastissimo coinvolgendo le istituzioni e coinvolgendo la nostra associazione, la quale per lungo tempo ha collaborato e ha lavorato per l'Istituto Serafico, insieme all'Istituto Serafico e quindi per i suoi ospiti ciechi, pluriminorati gravi e gravissimi. Nella nostra associazione Mons. Goretti ha sempre creduto in virtù della sua storia, della sua dirigenza che nel corso dei decenni ha saputo modificare la vita dei ciechi italiani.
Ricordo agli albori di questa collaborazione un incontro fra una nostra delegazione guidata da Tommaso Daniele e Mons. Goretti e ricordo la passione e la tenerezza con la quale quest'uomo di fede e di cultura parlava dei suoi ragazzi del Serafico.
Non è facile e non è questa la sede per giudicare l'opera di mons. Goretti, tuttavia è bene ricordarlo come un uomo di chiesa e di fede che ha saputo fare assurgere a valori fondanti della sua missione pastorale l'umiltà e l'amore.
Purtroppo con il pensionamento del Mons. Goretti per raggiunti limiti d'età è venuto rapidamente meno, non certo per volontà dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, il rapporto con l'Istituto Serafico.
Chi ha avuto la fortuna come me di frequentare quest'uomo, un vero pastore del popolo, dovrebbe avere imparato molto, come affrontare, ad esempio, con il sorriso dettato dalla fede la sofferenza propria e degli altri, come essere tolleranti di fronte all'arroganza degli uomini e degli eventi, come essere umili pur ricoprendo un ruolo importante. Questo è stato Sergio Goretti. La speranza è che quei principi, che quelle azioni possano tornare ad ispirare un numero sempre maggiore di persone perché certamente sono in grado di migliorare sia spiritualmente che materialmente la vita dei credenti e comunque delle intere comunità. Con la scomparsa di Mons. Goretti, i ciechi tutti hanno perso un uomo e un cuore che sempre ha battuto per la loro causa. Io ho perso un punto di riferimento e soprattutto un amico il cui legame basato su stima e affetto non si dissolverà a causa di questo temporaneo distacco.
Giuliano Ciani



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