Numero 2 del 2013
Titolo: Politica interna- Do you remember rottamazione?
Autore: Massimo Cacciari
Articolo:
(da «L'Espresso» n. 3-2013)
Si narrava che sarebbe stata la volta se non della rottamazione, di generosi rinnovamenti. Si alzava a diritta lo squillo grillino, a sinistra rispondeva quello di Fiorenza. E a seguire gli altri, tutti impegnati a coprire l'abisso tra «casta» politica e «società civile». Primarie dappertutto. Competition is competition. Slogan, sia chiaro, che non ho mai frequentato e ai quali ancora meno ho creduto. Ma certo era difficile immaginare che avrebbero partorito così infinitesimi topolini. Renzi ha salvato qualcuno dei suoi e ha evitato la rottamazione - poco altro poteva combinare. Le primarie del Pd non hanno risolto alcun problema di «linea» (come si sarebbe detto all'epoca di Bersani), né avrebbero potuto, trattandosi esattamente dell'opposto di un confronto congressuale all'interno di un partito-partito. Tanto meno risulta chiarito il rapporto con il compagno Vendola, anche se insisto nel dirmi convinto che al momento buono non farà alcuna barricata contro un'intesa con Monti. Come previsto, le pseudo-novità a la Grillo illanguidiscono non appena le televisioni si trovano in altre faccende affaccendate (grande rivoluzione anche questa: gli italiani guardano ancora la tv e sono influenzati dalle sue meraviglie mille volte più che da social network, Twitter, ecc.). Ma il colmo della novità, da Guinness dei primati, lo abbiamo raggiunto con la «risalita in politica» di Silvio Berlusconi, candidato premier. In qualsiasi Paese sulla faccia della terra la ricandidatura di una persona vicina all'ottantina per la sesta volta, e dopo prove fallimentari di ogni genere e su tutti i palcoscenici del mondo, sarebbe stata immediatamente accolta da una tale omerica risata e da un grido così unanime di «basta!», da costringerla al ritiro in tempo reale. Da noi, no; noi siamo nuovi, originali, un laboratorio. Anzi, il replicante viene invitato dappertutto, fa audience, la gente dice che recita bene e cresce nei sondaggi. Per spiegare simili fenomeni occorre l'antropologo o lo scrittore, più che il politologo. Chi può dirsi innocente per una simile tragica farsa? Chi non ha responsabilità per l'immobilismo culturale, etico, politico, per la decadenza di questo Paese, che essa da sola basta e avanza a rappresentare? Invidio chi riesce ad assolversi, imprenditore o professore, politico o giornalista che sia.
Ma ci si può forse consolare con la certezza che il tempo del centrodestra berlusconiano e della Lega di Bossi sono comunque finiti. Sì, ma quanto potranno ancora condizionare i non pochi resti della loro antica potenza all'interno di un Parlamento, i cui meccanismi nessuno ha saputo modificare, malgrado due decenni di chiacchiere? Poiché il problema ormai non sono le elezioni, ma il governo che ne nascerà. Sarà un governo davvero costituente? Allora l'agenda va ben oltre quanto hanno detto sia Bersani che Monti. Non perché si tratti di inventare impossibili miracoli sul fronte dello sviluppo o della riduzione dell'imposizione fiscale. Ci sono vincoli e priorità «ragionieristici» che sarà bene ripetere, visto che né Bersani né Monti sono costretti a fare demagogia per vincere. La mission possibilissima del prossimo governo è tutta politica: eliminare le ingessature amministrative-burocratiche che fanno sì che aprire o svolgere qualsiasi attività in Italia costi dieci volte più in denaro e tempo che in qualsiasi altro Paese occidentale: delegiferare e costruire snelli testi unici su tutte le materie interessanti, imprese e occupazione; eliminare le province, conferendone le competenze a città metropolitane e regioni; dar corpo effettivo al federalismo fiscale, a partire dalle spese sanitarie (assumendo come ministri ad hoc uomini come Ricolfi!); avviare una revisione complessiva della nostra Costituzione, che è bellissima quanto, con buona pace di Benigni, da due decenni almeno, palesemente bisognosa di importanti restauri, almeno per superare il bicameralismo, istituire il Senato delle autonomie e normare la vita dei partiti; fare una legge definitiva sul conflitto di interessi. E usare ogni euro resosi disponibile per sostenere l'avvio di nuove imprese e garantire solidi ammortizzatori sociali. La «novità» attuale è che ancora una volta pochissime idee in questo senso circolano tra partiti e movimenti in lizza. E ancora meno uomini in grado di comprenderle e volerle realizzare. Le liste dell'uno e dell'altro sono giustapposizioni di personalità diversissime, in gran parte stra-collaudate. Chissà perché non ci sarebbero potuti stare anche D'Alema e Veltroni... Ne risulteranno maggioranze politiche solide? Si faranno le riforme necessarie? Hic sunt leones...