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Il Progresso

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Numero 2 del 2013

Titolo: Viaggi- Nella Tuscia con «Madama la Nocciola Romana»

Autore: Rita Salimbeni


Articolo:
(da «Vie del gusto» n. 1-2013)
Immense distese di noccioleti circondano le sponde del Lago di Vico, riserva naturale già dagli anni 80, quando questa coltivazione era fonte di sostentamento per molte famiglie dei paesi nei dintorni, anche perché delle nocciole, un po' come per il maiale, non si butta via nulla
Tonda, gentile, ma soprattutto Dop, di origine protetta. Tre semplici appellativi per descrivere un frutto così piccolo, la Nocciola Romana, che non si direbbe proprio in grado di generare tanto interesse, soprattutto economico, considerato un fatturato annuo di una cinquantina di milioni di euro. Benché sia meno nota della «sorella» piemontese, la nocciola della Tuscia, terra degli Etruschi, coltivata nel cuore del Lazio, tra la provincia di Roma e quella di Viterbo, viene annoverata tra le maggiori produzioni sia a livello nazionale che europeo, seconda solo alla Turchia. I numeri, in effetti, parlano da soli: trenta i comuni interessati, per un totale di 30 mila addetti sul territorio. La sola Associazione di produttori, Aop Nocciola Italia, che racchiude in sé le organizzazioni dei tre principali comuni viterbesi coltivati, Ronciglione, Capranica e Caprarola, conta 2.500 produttori su 11 mila ettari di terra, che ogni anno sfornano circa 20 mila tonnellate di nocciole, di cui un buon 10% biologica, 30% da lotta integrata, 60% classica. Cifre a parte, però, non bisogna tralasciare il poetico contesto che fa da sfondo alla sua ingente produzione. Oltre i boschi e le faggete dei Monti Cimini, immense distese di noccioleti circondano le sponde del Lago di Vico, riserva naturale di un certo rilievo già dagli anni 80, quando questa coltivazione costituiva una fonte di sostentamento per molte famiglie dei paesi nei dintorni, anche perché delle nocciole, un po' come per il maiale, non si butta via nulla. Si impiegano intere, in granella e finanche le bucce hanno la loro importanza, essendo utilizzate come combustibile, del tutto naturale, per il riscaldamento nei gelidi inverni cimini.
Iniziative che fanno bene al cuore. Se fino a qualche tempo fa la nocciola, così come la frutta secca in generale, era poco consumata perché considerata un alimento ricco di grassi, oggi, invece, è parte integrante della dieta mediterranea, aiutando a ridurre in molti casi il rischio di malattie croniche, come il diabete o quelle cardiache. Un piccolo frutto, quindi, che in generale fa bene sia al cuore vero e proprio che a quello dell'economia di un territorio, facendo da traino anche al turismo delle terre farnesiane. Da questa consapevolezza ha preso spunto una recente iniziativa della Camera di Commercio di Viterbo e dei produttori all'Aeroporto di Ciampino di Roma, dove la distribuzione gratuita di confezioni monodose di nocciole tostate, insieme ad una brochure informativa anche in lingua inglese, ha suscitato curiosità ed interesse tra i turisti italiani e stranieri. Un modo come un altro per portare oltre confine un prodotto di qualità che, soprattutto nel periodo natalizio, riempie le tavole degli italiani. La storica azienda familiare, proprio di Ciampino, La Casa del Dolce, ad esempio, ogni anno prende circa 150 quintali di nocciole della Tuscia per ricavarne torroni artigianali, noccoli, nocciolcreme da distribuire in tutta la Regione e non solo, ma soprattutto alcune specialità tipiche laziali come il pangiallo romano, un dolce a base di farina, miele e frutta secca, che si prepara a Natale e che trova origine addirittura nell'età della Roma imperiale, o come «l'addormentasuocere», nocciole ricoperte di cioccolato extra fondente e pralinate con lo zucchero. Grande, dunque, l'importanza attribuita a «madama la nocciola», come viene chiamata a Caprarola, il paese dove sorge il bellissimo Palazzo Farnese e che più di ogni altro vede legata la sua economia al gentil frutto in guscio, tanto da dedicarle ogni anno, sul finir dell'estate, una festa con tanto di carri allegorici che ne decantano le qualità.
Premio nazionale Dolce con Nocciola Romana Dop. Stessa cosa dicasi per un altro Comune della Tuscia, quello di Ronciglione, dove le istituzioni locali hanno organizzato, nel seicentesco Palazzo delle Maestranze, il premio nazionale «Dolce con Nocciola Romana Dop», giunto ormai alla sua quarta edizione, per il fine settimana del 24 e 25 novembre. «Un premio di pasticceria unico in Italia» dice l'assessore comunale al turismo Fabio Troncarelli «sia perché è dedicato alla promozione di uno specifico frutto, come elemento di spicco del territorio, oltre che ingrediente fondamentale nel settore, sia perché ha ottenuto una medaglia partecipativa dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano». Una giuria composta da esperti e personalità ha assaggiato e valutato le «creazioni» di diciassette artigiani pasticceri, provenienti da diverse regioni. Al concorso, infatti, sono stati ammessi solo dolci originali, di forte impatto visivo e che, naturalmente, contenevano la Nocciola Romana Dop. I pasticceri, che hanno raggiunto Ronciglione da diverse parti d'Italia, hanno concorso per tre categorie: torta artistica, torta moderna e torta da viaggio, la nuova frontiera della pasticceria. Dopo un'attenta degustazione di tutti i dolci in gara, la giuria tecnica, presieduta da Mario Ragona e Rossano Vinciarelli, pasticceri di fama mondiale, ha così decretato i vincitori, assegnando per la prima sezione, il primo premio a Mario Zugliani da Cervia ed il secondo a Catia Martini da Anzio; per la categoria «torta moderna», il primo premio è andato alla pasticceria Dolci tentazioni di Corchiano (Viterbo) ed il secondo ad Agnese Benassi da Ferrara; per la «torta da viaggio», infine, ha vinto Renato Zara da Termoli, mentre il secondo posto è andato alla pasticceria Primavera di Viterbo.



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