Numero 1-3 del 2002
Titolo: La legislazione europea in materia di telecomunicazioni non risponde alle esigenze dei disabili
Autore: Redazionale
Articolo:
Nell’economia di mercato l’assenza di regole certe può produrre discriminazione
Come si cercherà di dimostrare, l’Unione Europea non ha tenuto conto nella regolamentazione del mercato delle telecomunicazioni del diritto delle persone disabili di accedere e di fare uso degli strumenti e dei servizi disponibili per gli altri cittadini.
Per semplicità, non ci addentreremo in tecnicismi di alcun tipo, ma ci limiteremo ad evidenziare i problemi e le possibili, mancate soluzioni.
La nostra analisi si incentra su due importanti normative: la Direttiva sui terminali per le comunicazioni radio e televisive, che riguarda soprattutto la regolamentazione degli apparati ricevitori (1999/5/EC), già in vigore dall’aprile del 2001 e il pacchetto di proposte per la revisione delle direttive europee in materia di telecomunicazioni, tra cui la Direttiva Quadro e quella sul servizio per tutti e sui diritti dei consumatori.
La Direttiva sui terminali si propone di dinamizzare il mercato riducendo i vincoli, ma riconosce alla Commissione il diritto di stabilire alcuni requisiti essenziali per particolari esigenze. Si dà il caso che nessun requisito è mai stato sancito a tutela dei consumatori con disabilità.
L’iter burocratico delle suddette proposte di Direttiva è ormai in fase di conclusione e si possono quindi verificare i risultati conseguiti dalle organizzazioni delle persone disabili con la loro attività di sensibilizzazione.
La Direttiva Quadro e quella sul servizio per tutti e sui diritti degli utilizzatori sono state migliorate in sede parlamentare rispetto al testo originario, tuttavia rimangono ancora aperti molti interrogativi sulla loro efficacia riguardo alle possibilità per le persone disabili di accedere alle meraviglie tecnologiche del futuro.
Un primo fondamentale problema consiste nella separazione del tutto artificiosa tra la regolamentazione degli apparati riceventi e quella delle reti e dei servizi offerti agli utenti. Infatti, non è assolutamente possibile separare i servizi dagli strumenti che consentono di accedervi e pertanto l’assenza di una reale regolamentazione dei televisori digitali che tra qualche anno sostituiranno quelli analogici attualmente in uso lascerà mano libera ai costruttori, i quali certamente non si preoccuperanno delle difficoltà degli utenti con disabilità.
Ma quali saranno queste difficoltà?
Tra qualche anno il televisore che avremo in salotto non sarà più soltanto una fonte di intrattenimento totalmente passiva,ma grazie al sistema digitale di trasmissione dei dati, consentirà di effettuare molte più operazioni di quelle attuali. Si potrà seguire un numero indefinito di programmi televisivi, si potrà utilizzare il televideo nella tradizionale modalità passiva, ma anche in modo interattivo, cioè in andata e ritorno e si potrà navigare in Internet senza ricorrere al computer.
Alcune categorie di persone si troveranno in parte o del tutto escluse da queste innovazioni, altri incontreranno notevoli difficoltà. Pensiamo soprattutto agli spettatori con deficit visivo, uditivo o mentale.
Per tutte queste fasce di utenti sarebbe necessario prevedere fin dall’inizio (così come richiede il principio della progettazione per tutti) soluzioni appropriate per superare gli ostacoli che incontrano.
Per le persone con problemi di udito dovrebbero essere assicurate la sottotitolazione e la traduzione nel linguaggio dei segni; per le persone con deficit visivo, si dovrebbe assicurare la possibilità di accedere a tutte le informazioni che compaiono sullo schermo oltre alle pure e semplici immagini: elenchi di servizi, guide ai programmi, informazioni relative al commercio elettronico, eccetera; per le persone con deficit mentale si dovrebbero prevedere istruzioni semplificate.
Una tale filosofia sarebbe certamente utile anche a tutte quelle persone che si trovino in difficoltà a causa di insufficienza culturale o dell’età. Se si considera che nel 2020 il 25% della popolazione sarà costituito da persone anziane e che almeno il 15% della popolazione sarà affetta da qualche deficit sensoriale, fisico o psichico, appare chiaro che il 40% dei potenziali utenti sarà discriminato, in quanto gli sarà precluso, in parte o del tutto, l’accesso alla televisione, che è oggi la fonte principale di informazione, soprattutto per le persone meno abbienti e meno colte.
Le soluzioni tecnologiche sono già state studiate, ma se il mercato si svilupperà senza regole i costruttori non saranno incentivati a sperimentarle e ad adottarle.
La Direttiva Quadro, così come è stata licenziata dal Parlamento Europeo, tiene conto di alcune delle richieste delle organizzazioni delle persone disabili. Essa invita i legislatori ad incoraggiare la cooperazione tra gli operatori di rete e i costruttori di apparecchiature, tuttavia rimane chiara l’esclusione di qualsiasi previsione normativa per queste ultime, ora e in futuro.
Inoltre, viene riconosciuta la necessità di fornire agli utilizza