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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS-APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 6 del 2015

Titolo: REGIONI- Alto Adige: al servizio della disabilità

Autore: Michele Novaga


Articolo:
Josef Stockner, per 50 anni Presidente dell'Unione in Alto Adige

Non è facile riassumere quasi mezzo secolo di Presidenza dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Bolzano in una conversazione telefonica. Ma Josef Stockner accetta di farlo con la cordialità che lo ha sempre contraddistinto e chiedendo scusa in anticipo: "Sono di madrelingua tedesca, mi perdonerà per il mio italiano". Una precisazione infondata data la sua perfetta conoscenza della lingua di Dante che imparò all'inizio degli anni Sessanta a Brescia per seguire un corso di centralinista. Nato nel 1940 e cieco dall'età di 14 anni, grazie all'allora presidente e fondatore dell'Unione dei Ciechi di Bolzano che sale fino alla sua Velturno per spiegargli che un cieco nella vita ha molte possibilità, va a studiare in un istituto di Innsbruck dove rimane tre anni. Tornato a Bolzano nel 1963, comincia a lavorare come centralinista all'ospedale della città e qualche anno dopo ad interessarsi in prima persona delle questioni dei ciechi. È il 1968 quando viene eletto consigliere e poi al vertice più alto dell'Unione cittadina. "Quando ho assunto la Presidenza, la nostra sezione aveva circa 240 soci e un bilancio di poche migliaia di vecchie lire. Ho dovuto imparare un po' tutto e il dottor Bonvicini, presidente della sezione dell'Unione di Trento che è stato il mio mentore, mi ha aiutato sulle questioni legislative così come sulla stesura dello Statuto".
Ma sono moltissimi i ricordi, sia personali che professionali che affiorano: "Ricordo la mia prima esperienza al Congresso Nazionale dell'Unione a Roma nel 1972 come delegato. Eravamo alloggiati nelle stanze di un albergo sulla via Aurelia che portavano i nomi dei fiori". Fu quella la prima partecipazione di una lunga serie che non si interromperà nemmeno quest'anno che presidente non lo è più dato che, anche al prossimo Congresso, sarà delegato della propria sezione. "Ma ricordo anche quando nel 1978 la Provincia autonoma di Bolzano ha assunto il compito di adeguare le pensioni per gli invalidi civili, ciechi e sordomuti in proprio: per noi è stata una grande svolta che ci ha portato dei benefici interessanti".
Stockner durante il suo lunghissimo mandato ha attraversato epoche e periodi storici diversissimi tra loro. Ma quanto è cambiata l'attitudine della società verso i ciechi in questi anni? "Ora c'è più sensibilità soprattutto da parte dei giovani che sono più aperti e informati su quello che succede nel mondo e che hanno vedute più ampie. Ma è cambiata anche la società in cui tutto è più veloce e passa rapidamente. E meno male che sono arrivate le nuove tecnologie che ci hanno permesso di leggere, scrivere e comunicare con più facilità".
Seppur immerso nelle questioni dell'Unione per 47 anni, non ha mai trascurato la famiglia e la moglie sposata nel 1965: "Abbiamo avuto tre figli maschi ed ora abbiamo anche sei nipoti. E mia moglie mi è stata sempre vicina ed è sempre stata al mio fianco accompagnandomi in macchina a tutti gli appuntamenti e supportandomi nella mia attività. C'era anche lei quella volta in cui siamo andati in Val Martello salendo fino a oltre 1700 m. in un maso a trovare un bambino che aveva perso la vista. Fu una bella esperienza perché riuscimmo a spiegare alla mamma, preoccupata per il futuro di suo figlio, che nella vita ci sono sempre delle possibilità e delle speranze. Anche per un cieco". Le stesse che l'Unione è riuscita a mettere a disposizione di tantissimi giovani del territorio, così come aveva fatto con lui a suo tempo, formandoli e dando loro la possibilità di entrare nel mondo del lavoro: "La mia più grande soddisfazione è stata quella di collocare i giovani non vedenti al lavoro: come avviene ancor oggi e come avvenne negli anni '70-'80 quando formammo 35 telefonisti, 15 fisioterapisti, diversi insegnanti, musicisti e tanti altri giovani che facevano lavori artigianali da casa".
Formazione che ancora continua all'interno del Centro dei ciechi nel cuore di Bolzano inaugurato nel 1980. "Qui offriamo servizi di mobilità, di assistenza precoce e corsi per centralinisti sempre che ci sia un numero sufficiente di persone interessate. Mentre nella sede dell'Unione, oltre alle attività di segreteria, svolgiamo servizi di orientamento per i giovani".
Un lavoro svolto con la collaborazione delle istituzioni locali con le quali i rapporti sono sempre stati ottimi. "Ho visto passare tanti assessori del sociale e della sanità in questi anni e devo dire che abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con loro. Anche se una volta era più semplice ottenere delle leggi sulla tutela dei nostri diritti. Oggi forse c'è un po' troppa burocrazia che genera qualche problema". Quella stessa burocrazia che negli ultimi tre anni gli ha impedito di portare a casa, come presidente, un altro risultato rilevante questa volta nell'ambito del miglioramento dei servizi per i non vedenti. "Abbiamo avuto dei problemi con l'azienda dei trasporti di Merano e Bolzano per quanto riguarda l'installazione di annunci sonori delle fermate sia all'interno dei mezzi pubblici che alle fermate stesse. Pensavamo di riuscire a risolvere la questione entro il 2014. Ma non è stato così". Se ne occuperà il suo successore, il dottor Valter Calò al quale consegna un'associazione in salute con 740 iscritti che rappresentano l'80% dei ciechi dell'intero territorio. E al quale vanno il suo augurio e un consiglio: quello di lavorare fianco a fianco con tutti i soci. "Io sono sempre riuscito a farmi volere bene da entrambi i gruppi linguistici (italiani e tedeschi) e a lavorare bene con loro".
Ora si godrà le montagne e i boschi della sua Velturno dove - dice - si concederà delle passeggiate all'aria aperta. Ma sono in molti a giurare che, essendo ancora consigliere dell'Unione e vicepresidente del Centro ciechi, saranno ancora molte le occasioni di vederlo al lavoro. Come dire: le montagne possono aspettare...

Il nuovo presidente, Valter Calò
Cinquantacinque anni, veterinario e non vedente da dieci a seguito di un distacco di retina che ha colpito prima un occhio e subito dopo l'altro, il dottor Valter Calò è il nuovo presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Bolzano.
D: Presidente, le tocca il compito arduo di succedere a Josef Stockner, presidente degli ultimi 47 anni...
R: Beh, effettivamente è molto difficile succedergli e prendere il suo posto. Io per ora ho cercato di entrare in punta di piedi per continuare nel solco del suo operato.

D: Quali sono le sue idee per il futuro dell'associazione?
R: Per ora non dico niente e non enuncio progetti e programmi, ma assicuro che lavorerò cercando di apportare le mie esperienze. L'Unione è una macchina ben avviata. Sicuramente mi piacerebbe interagire con tutti e con le istituzioni e accolgo il consiglio di Josef di dialogare con tutti i soci indipendentemente dal gruppo linguistico di appartenenza. Per me non c'è il cieco italiano, o vecchio. Il cieco è il cieco, e io devo pensare alle loro problematiche e a quelle degli ipovedenti. Comunque per me Josef e Nikolaus (Fischnaller, presidente del Centro ciechi di Bolzano) saranno fonte di ispirazione.

D: Risolverà la questione degli annunci sonori degli autobus del settore pubblico di Bolzano e Merano che si prolunga da un po' di anni?
R: Diciamo innanzitutto che la vicenda degli avvisi sonori, grazie all'operato di Josef, sta per essere conclusa con l'installazione già di alcuni di loro a bordo. Ma ad ogni modo cercherò di sedermi e parlare con l'azienda dei trasporti per spiegargli i nostri problemi: voglio interagire e mediare sperando di trovare un interlocutore interessato all'ascolto. Sono convinto che se le persone interagissero di più sarebbe più facile risolvere anche cose che si protraggono da tempo. Ma il problema non riguarda solo noi e non vorremmo fosse trattato come tale. Questi sono strumenti utili a tutti. Anche al turismo.

D: C'è ancora molto da fare per l'integrazione dei non vedenti anche in una regione come l'Alto Adige considerata all'avanguardia in molti settori e nei servizi sociali?
R: Io dico che il benessere di una civiltà si vede dalle agevolazioni e dai servizi a disposizione di tutti. Per chi come me è diventato cieco o per chi si ritrova dopo un incidente in sedia a rotelle bisognerebbe mettere a disposizione psicologi e persone qualificate che gli facciano ritrovare l'autostima. Comunque sia, noi ciechi dobbiamo farci vedere e il nostro bastone bianco oltre che un mezzo utile al nostro orientamento, deve diventare il nostro simbolo di identificazione.



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