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Corriere dei Ciechi

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Numero 6 del 2015

Titolo: RUBRICHE- Sibemolle

Autore: a cura di Flavio Vezzosi


Articolo:
La fisarmonica nel jazz
Tradizionalmente la Fisarmonica è stata considerata uno strumento marginale destinato soprattutto alla musica popolare e d'intrattenimento. Nonostante tutto è riuscita col tempo ad avere una maggiore identità e a proporsi in numerosi ambiti come strumento colto.
La Fisarmonica giunse negli Stati Uniti nel secolo scorso grazie ad alcuni emigranti e pare che il primo ad inserire la fisarmonica in un'orchestra fu il batterista di New Orleans Ben Peyton. Sin dai primi dieci anni del secolo scorso esisteva una tradizione fisarmonicistica nel Ragtime (musica scritta ed eseguita senza improvvisazione) grazie ai fratelli Piero e Guido Deiro i quali incisero dei rulli di Ragtime. Intorno al 1920, l'Italo-americano Tito Guidotti, dirigeva un trio di fisarmoniche accompagnate da chitarra e contrabbasso.
All'inizio l'uso della fisarmonica nel Jazz fu prevalentemente orchestrale, fra il 1929 e il 1932 - primi anni dell'epoca dello Swing e quindi delle Big Bands - Buster Ira Moten, pianista oltre che fisarmonicista, si esibiva nella Big Band di suo zio Bennie. In seguito, affermatisi gli arrangiamenti orchestrali, Joe Cornell Smelser registrò con Duke Ellinghton e Benny Goodman che furono i più imponenti arrangiatori del tempo. Nel successivo periodo incontriamo Charlie Magnante che fu un compositore, arrangiatore e didatta fecondissimo; egli era infatti impiegato in quasi tutte le sedute di registrazione jazzistiche newyorchesi in cui occorresse una fisarmonica; non possiamo parlare di lui però come di un improvvisatore puro. Parallelamente la fisarmonica Jazz trovò spazio in Europa, soprattutto in Francia, dove si affermò il celebre "swing musette" francese, un termine che peraltro indicava una scuola fisarmonicistica; tra i maggiori esponenti ricordiamo: Louis Richardet e Tony Murena che furono stilisti di grande eleganza nonché compositori produttivi. Anche in Italia si iniziò a parlare di fisarmonica jazz, grazie all'eccezionale Gorni Kramer che scoprì il jazz mediante i maestri americani non fisarmonicisti ed esprimendosi quindi in un linguaggio tutt'altro che usuale. Kramer, diplomato in Contrabbasso ma fisarmonicista dall'infanzia sotto le cure paterne, disponeva di un naturale talento musicale che gli permise di imporsi oltre che come jazzista anche come autore di canzoni di successo e direttore d'orchestra.
Fra il 1940 e il 1950 si affermò un'altra corrente Jazzistica il Bebop, una sorta di opposizione dei musicisti di colore alla commercializzazione dello Swing; fra i fisarmonicisti che maggiormente rappresentarono questo nuovo stile musicale citiamo: Alice Hall, ritenuta la prima fisarmonicista bop, con un ardito senso dell'improvvisazione e June Garner che faceva parte dell'orchestra di Earl Hines in cui suonavano Charlie Parker e Dizzy Gillispie.
Menzione a parte meritano alcuni famosi personaggi che hanno realmente fatto la storia della fisarmonica Jazz: Art Van Damme e Mat Mathews. Art incise oltre quaranta album suonando un Jazz fortemente stilizzato ottenuto seguendo un itinerario che va dal solo al duo, al trio, al quartetto ed infine il quintetto (fisarmonica, vibrafono, chitarra, basso e batteria) che poi ha rappresentato la sua vera identità; da sottolineare che è risultato per oltre dieci anni di seguito il fisarmonicista più votato dai critici della famosa rivista Down Beat. Jazzisticamente più rigoroso, Mat Mathews, si formò con i grandi del bop e del jazz francesi e americani; firmò una serie di dischi che lo imposero come il primo fisarmonicista di scuola moderna.
Verso i primi anni del 1950, in contrapposizione al nervosismo ed alla frenesia tipica del Bebop, sorse una nuova corrente dal suono più equilibrato e "freddo": il Cool Jazz. In questo periodo incontriamo i fisarmonicisti: Leon Sash, famoso fra il 1954 e il 1957, Lanny Dijay celebre fra il 1953 e il 1955, Domme Frontiere che nel 1955 incise un album in sestetto. Tommy Gumina noto virtuoso sull'esempio di Art Van Damme e pioniere nell'uso della fisarmonica nelle sue diversità elettroniche ed infine Marty Paich e Pet Jolly nati fisarmonicisti e divenuti poi pianisti.
Per quanto riguarda l'Europa, la Francia e l'Italia videro l'attività dei francesi Joe Rossi, Josi Baselli, Louis Corchia, Michel Hausser, Jean Corti e sicuramente il più famoso: Marcel Azzola. Azzola nel corso della sua carriera ha praticato un po' tutti i generi musicali anche se approda al Jazz solo negli anni '80 formando un trio con Marc Fosset e Patrice Caratino e suonando con Stéphane Grappelli, Martial Solal e Christian Escoudé. Fra il 1992 e il 1993, entrando a far parte di un Jazz ormai contemporaneo e moderno, forma con Gianni Coscia, Antonello Salis e Richard Galliano, una formazione di sole fisarmoniche chiamato "Quartetto Nuovo".
Tra questi artisti Gianni Coscia rappresenta l'unione fra la scuola di Kramer e la fisarmonica contemporanea; oltre che autore di due album ricchi di reinvenzione folklorica quali "La briscola" (1989) e "Il bandino" (1993), Coscia condivide con Azzola il rifiuto di un solismo virtuosistico privilegiando l'improvvisazione. Antonello Salis invece, nato come fisarmonicista e poi divenuto pianista, nel 1989 la riscopre e realizza con "Quelli che restano" un intenso lavoro per fisarmonica sola; è infatti adesso ricercato più come fisarmonicista che come pianista. Richard Galliano è il fisarmonicista più conosciuto al momento; anche se diplomato in trombone, approda allo strumento accompagnando vari cantanti dell'epoca. Nel 1991 incide in quartetto "New Musette" con l'intento di rimodernare la tradizione musette attraverso l'espressività della musica jazz, operando allo stesso modo in cui Astor Piazzolla, suo Maestro e amico, aveva fatto con la tradizione del tango. Attualmente il più influente fisarmonicista d'avanguardia è l'americano di origine slovacca Guy Klucevsek.
In Italia troviamo un giovane movimento di fisarmonicisti che rappresentano un nuovo approccio allo strumento tecnicamente/armonicamente superiore al passato seppur con differenti direzioni e sono: Luciano Biondini (che segue con personalità il filone del Galliano pensiero), Simone Zanchini (che segue la direzione più etnico/sperimentale e quella del Bop puro) e Renzo Ruggieri (anche didatta molto impegnato, che segue la direzione della scrittura per grosse formazioni oltre ad un quartetto più tradizionale; risulta molto interessante il suo Solo Accordi on Project dove esplora l'improvvisazione totale).
(da http://www.jazzconvention.net/)



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