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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 7-8 del 2015

Titolo: LAVORO- Il lavoro fa per me!

Autore: Ida Palisi


Articolo:
Considerare i non vedenti e gli ipovedenti una risorsa per il Paese. Non uno slogan demagogico, ma un percorso possibile tracciato dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti a Napoli, nella due giorni di convegno sul tema "Il lavoro fa per me!", organizzato lo scorso giugno nella sede dell'università Parthenope al Centro Direzionale con il sostegno dell'Irifor (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione). Un appuntamento importante per fare il punto della situazione occupazionale e valorizzare le azioni positive volte all'inclusione lavorativa ma anche per lanciare le proposte per il futuro in materia di diritto al lavoro, come la corretta applicazione e l'aggiornamento delle leggi vigenti per il collocamento mirato delle persone con disabilità. Secondo i dati diffusi dall'Unione e confermati dal Ministero del Lavoro, sono oltre il 75% le persone con disabilità visiva disoccupate o in cerca di occupazione, e la percentuale aumenta se si parla di giovani. Appena 18 mila quelle avviate al lavoro (dati al 2012). A partire da queste considerazioni, il presidente nazionale dell'Unione Mario Barbuto ha chiesto sostegno ai sindacati per l'adeguamento dei luoghi di lavoro e l'accoglienza senza pregiudizi, e uno sforzo collettivo a tutte le organizzazioni sociali affinché si solleciti anche la responsabilità politica a ogni livello. «Le nostre istituzioni aprano le porte ai ciechi e alle persone con disabilità», ha detto il presidente nazionale, che ha anche lanciato la proposta di una federazione unica delle organizzazioni che si occupano di disabilità, unite sotto la bandiera della solidarietà sociale. La proposta è stata accolta con favore da Vincenzo Falabella, presidente della Fish (con la Fand, la principale federazione di persone disabili in Italia), che ha sottolineato come il mondo delle persone con disabilità debba cambiare, emanciparsi dallo stigma dei falsi invalidi e iniziare un percorso di condivisione che migliori la qualità della vita ed eviti l'esclusione e l'emarginazione. Il presidente della Fish ha parlato anche delle disparità territoriali per quanto riguarda l'occupazione delle persone con disabilità, con alcune regioni del Sud dove è permanente a causa della carenza di aziende obbligate, e di una crisi economica che colpisce soprattutto i disabili. «In questa congiuntura negativa del mondo del lavoro - ha detto Falabella - l'Italia deve garantire strumenti di sostegno alle persone con disabilità. C'è una discrasia enorme tra ciò che scrive la nostra carta costituzionale e quelli che sono gli interventi legislativi. Vanno riviste le leggi e non devono esserci più differenze tra gli interventi dei territori». «Oggi i non vedenti - ha concluso il presidente della Fish - hanno la capacità di non essere relegati solo a fare i centralinisti. Ci sono menti eccelse, e possono rivestire posti e ruoli di responsabilità». Napoli, secondo il presidente della Sezione provinciale dell'Unione Ciechi e Ipovedenti, Mario Mirabile, è l'emblema delle difficoltà che i disabili incontrano per inserirsi nel mondo del lavoro. «Tra ciechi e ipovedenti gravi - ha detto Mirabile - in Campania si contano circa 10.000 disabili visivi, di cui 5.000 nella sola città di Napoli. Tra questi sono circa 350 le persone che lavorano. Dopo anni di assoluta paralisi ed inerzia, soltanto negli ultimi mesi il Centro per l'impiego ha iniziato ad aggiornare le graduatorie; la commissione provinciale ex legge 68/99 si è riunita pochissime volte con risultati assolutamente scarsi; i posti riservati agli operatori telefonici si sono notevolmente ridotti e la Sezione di Napoli dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha in atto un ricorso al Consiglio di Stato per la mancanza di controlli da parte degli organi competenti sul rispetto della legge 113/85. Attualmente ci sono circa 100 centralinisti e 50 massofisioterapisti iscritti nelle apposite liste di collocamento che chissà se e quando potranno essere occupati. Oltre alle professioni di centralista e massofisioterapista, ritenute "classiche" per i ciechi, ci sono poi alcune persone con disabilità visiva che esercitano altre professioni - come alcuni insegnanti di musica, lettere e lingue - e altre che esercitano la libera professione, come avvocati e psicologi ma, in tutta la regione, sono solo una decina o poco più». Il presidente nazionale Anmil e Fand Franco Bettoni ha ricordato la recente condanna della Corte di Giustizia Europea all'Italia «per non aver adottato tutte le misure necessarie a garantire un adeguato inserimento professionale delle persone con disabilità nel mondo del lavoro, pronuncia alla quale il Parlamento italiano ha prontamente risposto con un emendamento inserito nel Decreto Occupazione, in base al quale "i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad adottare accomodamenti ragionevoli (...) nei luoghi di lavoro, per garantire alle persone con disabilità la piena eguaglianza con gli altri lavoratori". Un primo segnale rispetto al quale ora si attende una vera e propria attuazione e che, tutti insieme, dobbiamo pretendere». Dal canto suo, l'Uici sta valutando di dotarsi di una vera e propria agenzia per il lavoro, secondo quando ha annunciato Paolo Colombo, componente della Direzione Nazionale e responsabile del settore lavoro dell'Unione, che ha anche ribadito la necessità di una legislazione di sostegno in favore delle libere professioni e delle attività di impresa svolte dai non vedenti. Colombo ha parlato di valorizzare le professionalità dei docenti non vedenti nel contesto dell'attuale riforma scolastica, di «riscoprire le attività tradizionali e permettere lo svolgimento di nuove in modo che anche la persona non vedente, messa nelle giuste condizioni, possa scegliere e svolgere al meglio il suo lavoro e avere un proprio progetto di vita. Così come l'osservanza dei requisiti di accessibilità che le nuove tecnologie consentono e una diversa organizzazione dei servizi del collocamento, sostenendo strumenti di politica attiva che favoriscono l'incontro di domanda e offerta di lavoro. Non dimentichiamo che il lavoro, per i non vedenti, rappresenta la strada maestra per il rispetto della dignità come persone». Dal convegno è partita la richiesta al Governo di aggiornare la normativa sui centralinisti e di attuare quella sugli operatori della comunicazione, e di riconoscere una figura professionale di secondo livello, quale quella del massaggiatore, affinché sia accompagnata da normative che prevedano il collocamento obbligatorio. Giovanni Battafarano, Segretario Generale dell'Associazione Lavoro&Welfare ha fatto il punto proprio su quest'ultima questione. «I dati della Relazione al Parlamento sulla legge 68 relativi agli anni 2012-13 segnano una diminuzione del numero degli iscritti alle liste di collocamento e degli avviamenti al lavoro. Si passa dai 721 mila iscritti del 2008 ai 676 mila del 2013; gli avviamenti passano dai 28 mila del 2008 ai 18 mila del 2013, dei quali solo l'11% viene intermediato dai centri per l'impiego. Inoltre risultano numerose le esenzioni e le esclusioni dall'obbligo di assunzione, scarse le sanzioni per ritardato invio dei prospetti o per mancata assunzione. Le cause degli scarsi avviamenti sono due: la crisi economica e la cattiva attuazione della legge. Occorre battersi affinché non si strumentalizzi la crisi per rinviare le assunzioni e vigilare affinché le pubbliche amministrazioni e le aziende private procedano alle assunzioni dovute». Sulla questione si è espressa anche l'onorevole Chiara Gribaudo, membro dell'XI Commissione Lavoro pubblico e privato e relatrice del disegno di legge Atto Camera 1779. «La situazione occupazionale negli ultimi anni è stata difficile per tutti. Abbiamo assistito non solo alla crisi ma al mancato finanziamento delle bellissime norme che abbiamo in Italia. Dopo anni di segno meno tuttavia iniziamo a mettere qualche "più", con la riforma del terzo settore da un lato e il Jobs Act dall'altro. Gli ultimi dati Istat hanno rilevato che il settore dei servizi ha avuto un incremento di occupazione molto positivo per cui è qui che dobbiamo andare a promuovere l'inserimento delle persone con disabilità». L'onorevole Gribaudo ha parlato della riforma della norma sui centralinisti, spiegando che «Vogliamo che i criteri nuovi tengano conto dei nuovi mezzi tecnologici. Il metodo con cui la proposta di legge sceglie di intervenire è quello dell'integrazione e di attualizzare il nucleo della 113». Il Sottosegretario di stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Sandro Gozi ha espresso in un video messaggio la sua posizione: «Vanno sviluppate politiche attive di inserimento a livello locale, nazionale e anche europeo. Tutto questo può essere fatto se si continua a riflettere insieme alle associazioni per trovare nuove strade contro le esclusioni».



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