Logo dell'UIC Logo TUV

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

torna alla visualizzazione del numero 7-8 del Corriere dei Ciechi

Numero 7-8 del 2016

Titolo: EUROPA- La disabilità nella UE: le sfide aperte

Autore: Michele Novaga


Articolo:
Michele Novaga intervista Maurizio Molinari, portavoce del Parlamento europeo in Italia

Nella simpatica intervista che ci aveva concesso nel numero 10 - ottobre 2014 avevamo raccontato la storia di Maurizio Molinari, giornalista freelance non vedente collaboratore di varie testate italiane e straniere da Bruxelles dove si era stabilito da alcuni anni. E lo avevamo lasciato col suo sogno nel cassetto di diventare cronista sportivo, data la sua grande passione per il calcio e per la Juventus in particolare. "Il Corriere dei Ciechi" lo ha ricontattato perché nel frattempo Maurizio ha cambiato lavoro e dopo tanti anni di assenza è tornato a vivere in Italia.

D. Maurizio, dalla nostra intervista sono cambiate per te molte cose...
R. Beh sì: diciamo che nell'ultimo anno ho cambiato lavoro, sono tornato a Roma con la mia compagna, ho avuto un figlio e ho perso mio padre.
D. Che fai ora a Roma?
R. Sono addetto stampa del Parlamento europeo per l'Italia. Gli addetti stampa negli stati membri (il Parlamento ovviamente ha addetti stampa negli uffici di Strasburgo e Bruxelles per i vari temi e che coprono le 24 lingue comunitarie) sono responsabili delle relazioni con i giornalisti che non sono a Bruxelles o a Strasburgo ma che vivono e lavorano in uno dei paesi membri e che hanno interesse per le attività del Parlamento europeo. Invitiamo i giornalisti a Bruxelles e Strasburgo per le plenarie e per dei seminari che facciamo ad hoc oppure gli comunichiamo le attività del Parlamento.
D. È più difficile il lavoro del dipendente rispetto a quello del libero professionista?
R. Il mio lavoro è cambiato molto: da freelance a un lavoro più regolare. Viaggio molto: spesso sono a Strasburgo, tre o quattro volte all'anno vado a Bruxelles e spesso mi muovo all'interno dell'Italia. Un lavoro vario e diverso che ora mi fa stare dall'altra parte della barricata. Se prima avevo a che fare con gli uffici stampa da giornalista, ora ho a che fare coi giornalisti da addetto stampa.
D. Il motivo della nostra intervista è anche sapere cosa fa il Parlamento europeo soprattutto per i diritti delle persone con disabilità.
R. Diciamo che è molto attivo e sta lavorando su due linee direttrici: da un alto promuove una legislazione orizzontale specifica per aumentare e armonizzare i diritti delle persone con disabilità e dall'altro invece fa quello che nel gergo internazionale si chiama mainstream cioè includere i diritti delle persone con disabilità anche nella legislazione non specifica e che non riguarda solo le persone con disabilità ma tutti in generale.
Del primo gruppo fa parte quel provvedimento molto importante che si declina sotto il nome di Atto europeo sulla disabilità e che finalmente, dopo la proposta da parte della Commissione del dicembre scorso, adesso si sta discutendo in Parlamento. Dovrà poi essere votato prima di passare al Consiglio seguendo il tradizionale iter.
D. In concreto in che cosa consiste?
R. L'atto sull'accessibilità si propone di armonizzare a livello europeo tutto quello che riguarda i diritti delle persone con disabilità: per esempio se io vado in Francia ci sono dei diritti e in Italia ce ne sono altri. Per la legislazione transalpina ci sono dei diritti delle persone con disabilità anche per quanto riguarda le costruzioni. Per esempio in Inghilterra ci sono delle norme sul lavoro che in Italia sono diverse. Ecco, per tutti questi motivi servirebbe una legislazione che omogenizzasse il tutto e che garantisse pari dignità a quegli 80 milioni di persone con disabilità all'interno della UE che sono destinate a diventare 100 milioni nei prossimi decenni con l'invecchiamento della popolazione. Questo provvedimento al di là dei contenuti di cui sarà riempito, darà anche garanzie e certezze in tutti gli ambiti: dalla mobilità all'occupazione, dalle pari opportunità, allo sport in tutta Europa. Sarà un documento importante e speriamo che i diritti delle persone con disabilità vengano concepiti nella maniera più ampia possibile. Nella mente di molti c'è ancora una certa resistenza nel capire che i disabili devono essere concepiti come una risorsa e messi nelle condizioni di esserlo.
D. Parlando di legislazione specifica per le persone con disabilità c'è anche il trattato di Marrakech che riguarda in particolare le persone non vedenti.
R. Esatto. Questo trattato riserva a tutte le persone non vedenti o ipovedenti il diritto alla lettura attraverso esenzioni di copyright per l'accesso libero ai libri affinché - attraverso biblioteche autorizzate o anche organizzazioni o enti come potrebbe essere l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ci si possa liberamente scambiare testi anche a livello transfrontaliero. Ciò è utile perché aumenterebbe la disponibilità di libri anche se con gli smartphone siamo abbastanza avanti.
D. Però questo trattato sembra essersi arenato...
R. Il Parlamento ha già votato per la ratifica da parte della UE del trattato. La cosa è ancora in Consiglio ed ora sono gli stati membri che devono decidere. Ci sono però alcuni blocchi come anche quello dell'Italia che sostiene che la Ue non sia competente alla ratifica nonostante abbia già ratificato la convenzione per i diritti delle persone con disabilità. Il Parlamento sta reiterando con interrogazioni e varie discussioni in aula la domanda agli stati membri per ratificare il trattato di Marrakech. Proprio giovedì scorso è stato discusso in aula il fatto che la convenzione venga rispettata appieno. Bloccare un trattato del genere per motivi procedurali non è un buon segno da parte degli stati membri.
D. E poi c'è anche altro in questa materia?
R. In materia specifica di disabilità poi c'è tutta la direttiva sull'accessibilità dei siti internet pubblici; ma qui il problema è l'ampiezza dell'ambito della direttiva. Se per esempio si arriva ad escludere le app che stanno diventando più usate dei siti internet la direttiva avrebbe molto meno senso. Bisogna raggiungere un compromesso tra l'ampiezza dell'ambito di attuazione della direttiva e la sostenibilità a livello di costi.
D. Mi sembra di capire che comunque il Parlamento è molto vigile e attento sulle questioni che riguardano la disabilità...
R. Diciamo che il Parlamento in questo ambito è all'avanguardia e chiede sempre di più: più diritti per le persone con disabilità e un ambito più ampio di attuazione delle direttive. Dopo vari tentativi finalmente la Commissione ha presentato la proposta sull'Accessibility Act e questo è un ottimo segno.
D. Mi fai qualche esempio di legislazione non specifica di cui accennavi all'inizio?
R. Recentemente c'è stato un voto sul mercato unico digitale, un provvedimento in cui non c'è al centro di tutto la disabilità ma ci sono norme che riguardano l'accesso al mercato per le persone con disabilità.
D. Tornando all'Accessibility Act, una volta approvato in Italia dovremmo adeguarci: non sarà facile.
R. Che le cose debbano cambiare è assodato, ma bisogna vedere cosa implicherà la legge, i tempi del cambiamento. È anche vero che neppure noi disabili possiamo esigere la luna: si può rendere il Colosseo utilizzabile e accessibile alle persone con disabilità, però non si può ricostruirlo senza gradinate. Cioè ben vengano tutti gli interventi per l'accessibilità, ma ci sono contesti in cui interventi strutturali sono difficili (tipo monumenti e palazzo storici), allora ci si può attrezzare con percorsi tattili, elevatori, rampe, ecc. che non intacchino la bellezza dei monumenti ma che li rendano fruibili anche alle persone con disabilità.
Bisogna sempre tenere un equilibrio tra costi, fattibilità dei cambiamenti e diritti. Se certe cose non sono fattibili, si valuterà. Il sistema di assunzione delle persone con disabilità in Italia con le quote e le multe basse per le aziende non funziona e questa è una cosa che si può cambiare senza costi. Che le aziende si rifiutino di applicare le quote e preferiscano pagare le multe perché gli conviene, è una cosa che grida vendetta.
D. Succede solo da noi?
R. Nella mia esperienza lavorativa in Inghilterra sono molto più avanzati ma i problemi ci sono a tutti i livelli.
D. Abbiamo ancora molto da lavorare forse dal punto di vista della mentalità?
R. La mentalità la cambi molto più gradualmente di quanto non cambino le leggi e si cambia solo vedendo le persone con disabilità all'opera. Per cambiare la mente servono le testimonianze, le storie e poi naturalmente delle leggi che ci aiutano.

La Commissione Cultura del Parlamento europeo indebolisce l'Atto europeo sull'accessibilità

Venerdì 13 luglio 2016, la Commissione Cultura del Parlamento europeo ha votato a favore della rimozione dei servizi di media audiovisivi, programmi televisivi ed e-book compresi, dall'Atto europeo sull'accessibilità, il che significa che essi non devono essere accessibili. La Commissione ha approvato la proposta della sua relatrice responsabile su questo tema, on. Petra Kammerevert (Socialisti e Democratici), e della portavoce del Partito popolare europeo nella Commissione stessa, on. Sabine Verheyen, che limita notevolmente il campo di applicazione della legge.
In questo modo, 80 milioni di persone con disabilità in Europa corrono il rischio di veder negato l'accesso ai programmi televisivi e ai libri digitali, che sono strumenti essenziali per la cultura e l'informazione nella nostra società. Ciò costituisce un chiaro esempio di esclusione sociale e di discriminazione e viola i diritti sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che l'UE ha ratificato. Tra l'altro, nel suo articolo 30, la Convenzione precisa che "gli Stati parti riconoscono il diritto delle persone con disabilità a prendere parte su base di uguaglianza con gli altri alla vita culturale e adottano tutte le misure adeguate a garantire che le persone con disabilità abbiano accesso a programmi televisivi, film, spettacoli teatrali e altre attività culturali, in formati accessibili".
Commentando la votazione, il presidente dell'EDF - European Disability Forum, Yannis Vardakastanis, ha dichiarato: "Il Parlamento europeo ha sempre combattuto per difendere i diritti delle persone con disabilità. Facciamo affidamento sul Parlamento europeo e sulla sua Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO), che ha la responsabilità principale in merito alla direttiva, affinché essa sia conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e affinché 80 milioni di europei con disabilità non siano esclusi dall'accesso ai servizi di media audiovisivi e ai libri digitali. L'UE ha l'obbligo di essere in linea con la Convenzione ONU che ha ratificato. Negare alle persone con disabilità l'accesso ai programmi televisivi e ai libri digitali e, pertanto, l'accesso alle informazioni e alle attività culturali è un'evidente discriminazione, esclusione sociale e una violazione della Convenzione".
Anche il presidente della Commissione dell'Unione Europea dei Ciechi per le relazioni con le Istituzioni Europee, Rodolfo Cattani, ha dichiarato che "gli emendamenti con i quali si elimina, dalla proposta di Atto Europeo sull'Accessibilità, il riferimento ai servizi di media audiovisivi costituiscono un attacco senza precedenti al diritto di accesso all'informazione e alla cultura da parte delle persone cieche e ipovedenti e uno sfregio alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle persone con Disabilità".
Mario Barbuto, Presidente nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, auspica che i parlamentari europei eletti in Italia sappiano contribuire a sanare la ferita inferta dal Parlamento europeo a 80 milioni di persone con disabilità in Europa. "Chiameremo tutti i nostri rappresentanti nazionali a Bruxelles ad un impegno chiaro e convinto accanto alle persone con disabilità perché vengano assicurati i loro diritti di cittadini", aggiunge Barbuto.



Torna alla pagina iniziale della consultazione delle riviste

Oppure effettua una ricerca per:


Scelta Rapida