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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS-APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 1 del 2017

Titolo: ITALIA- Quel concorso inaccessibile

Autore: Laura Pasotti


Articolo:
Gennaro, la "Buona Scuola" e le pastoie della burocrazia
Gennaro Iorio, 35 anni, ha partecipato al "concorsone" della Buona Scuola ma non lo ha passato. Nessuno degli ausili chiesti per poter sostenere la prova in autonomia è stato concesso. Ora attende la decisione sul ricorso presentato contro l'Ufficio scolastico regionale

"Non ho la sfera di cristallo. Non posso dire quale sarebbe stato il risultato della mia prova se avessi avuto gli ausili che avevo richiesto. Quello che so è che ho fatto una fatica terribile. Non so dire in quale misura questo mi ha svantaggiato, ma quello che è certo è che non ho avuto la possibilità di lavorare in autonomia e questo mi ha penalizzato". A parlare è Gennaro Iorio, 35 anni, insegnante di Storia e Filosofia che, a maggio 2016, ha partecipato insieme a circa 165 mila colleghi al "concorsone" della Buona Scuola, e non ha superato la prova scritta. Originario di Napoli, due lauree, cieco, Iorio all'epoca insegnava in un istituto tecnico commerciale di Imola, nel bolognese, con un contratto da 18 ore alla settimana da settembre a giugno. "Non insegnavo le mie materie ma facevo potenziamento - spiega Iorio - una nuova tipologia di insegnante a cui vengono affidati progetti, attività di recupero ma che, sostanzialmente, fanno da "tappabuchi": arrivano la mattina e se manca qualcuno sono loro a sostituirlo". Un contratto precario, quindi. Che Iorio pensava di lasciarsi alle spalle in cambio di un posto fisso nella scuola pubblica.
La storia però è andata in modo diverso. Lo ha raccontato lui stesso in una lettera pubblicata sul blog "Invisibili" del Corriere della Sera. "Ho compilato il modulo del Ministero dell'Istruzione in cui mi si chiedeva di quale ausilio necessitavo per sostenere la prova. Ho scritto che avevo bisogno di un computer attrezzato con sintesi vocale e barra Braille, ho specificato che il formato della prova fosse accessibile e ho chiesto una persona di fiducia per un'eventuale copia del mio elaborato scritto, sperando che non fosse necessaria".
Dopodiché, Iorio ha contattato l'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna per sapere se le sue richieste fossero state accettate. Ed è stato allora che ha scoperto che il Cineca, che aveva predisposto il software per la prova, non si era preoccupato di renderlo accessibile, in palese violazione delle normative. A partire dalla Legge Stanca (4/2004) che contiene disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici.

La denuncia all'Ufficio scolastico regionale
"Non si tratta di software costosi o improponibili ma di ausili in dotazione da tempo nelle scuole" spiega. "La verità è che non c'è stata la minima attenzione né la volontà di rendere l'esame accessibile".
Inizia così un lungo scambio di mail (e intanto i tempi iniziavano a stringere) con l'Ufficio scolastico regionale, in cui Iorio proponeva alcune soluzioni per rendere la prova accessibile come, ad esempio, la trascrizione dei quesiti in Braille, l'uso del suo display o di un software di scrittura e lettura per ciechi.
Richieste e soluzioni alternative che sono state respinte. L'unico "ausilio" che gli è stato concesso è una persona di fiducia (per leggere le domande e scrivere le risposte), insieme a 90 minuti di tempo in più rispetto agli altri per sostenere la prova.
"Nessuno mi ha mai detto "o così o niente" ma è come se lo avessero fatto - continua - e considerato che si trattava di un concorso che, in teoria, si svolge ogni tre anni e che vincerlo, sempre in teoria, vorrebbe dire entrare di ruolo nella scuola, ho deciso di provare".
Ancora prima di conoscere l'esito della sua prova, Iorio ha però denunciato l'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna per averlo costretto a sostenere l'esame in una condizione di svantaggio. "Sì, certo mi hanno dato più tempo ma non era quello di cui avevo bisogno" precisa. "Quello di cui avevo bisogno era poter leggere le domande e scrivere le risposte in autonomia. Invece, ho dovuto farmi leggere le domande e dettare risposte, unità didattiche e simulazioni di lezione. E ho investito un sacco di tempo nella prova di inglese in cui ho dovuto rispondere a quesiti di comprensione del testo in lingua, senza poter leggere il testo stesso". Una delle domande prevedeva di delineare un programma didattico sull'educazione civica. "Quando il prof cieco dettò l'articolo 3 della Costituzione" è il titolo di quello proposto da Iorio, "mi sono ritrovato a dover dettare la norma che prevede la rimozione delle barriere culturali e sociali, un vero paradosso".
L'ufficio stampa del Ministero ha affidato all'edizione bolognese di Repubblica la replica alle accuse di Iorio: "Per il professor Iorio non c'è stata alcuna penalizzazione, il Miur nel suo caso come in quello di altri docenti non vedenti che hanno affrontato il concorso ha fornito il supporto necessario secondo le disposizioni contemplate dalla legge. Alla domanda di ausili da parte del professor Iorio, l'amministrazione ha accordato più tempo per rispondere alle domande e un tutor che lo accompagnasse. Altre metodologie assistive, come tastiere Braille esterne o computer con tastiera Braille installata, avrebbero potuto svantaggiare i candidati nel caso di un crash del pc: sarebbe stato impossibile avere una postazione di emergenza in aula per ciascun candidato con disabilità, mentre erano presenti postazioni in più utilizzabili da tutti i candidati in casi di emergenza. Il Miur inoltre tiene a smentire la teoria secondo la quale nessuno aveva pensato prima ai candidati diversamente abili: il software utilizzato prevede fra le sue funzioni proprio quella di garantire tempo aggiuntivo a chi sostiene la prova".
Nella controreplica Iorio ha affermato che "la risposta del Ministero mi ha ferito come individuo e come cittadino e rivela una radicale ignoranza su cosa significhi accessibilità".
La storia di Gennaio Iorio è finita così sui giornali, "un'esposizione mediatica che mi ha portato tanta solidarietà ma anche numerosi attacchi, basta andare a leggere i commenti agli articoli usciti, commenti pieni di cliché sui ciechi".

Una discriminazione che riguarda tutti i ciechi
Ma Iorio va avanti, "la mia battaglia è una questione simbolica", grazie anche all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti che sostiene dal punto di vista economico il ricorso presentato contro l'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna per discriminazione e sul quale il Tar in fase cautelativa ha espresso parere negativo. "L'Uici mi appoggia anche dal punto di vista legale perché la causa è rappresentativa di ciò che loro difendono: la discriminazione che mi ha colpito potrebbe riguardare tutte le persone cieche".
Nel ricorso i legali chiedono l'ammissione di Iorio alla prova orale, "sarebbe la decisione migliore dal nostro punto di vista", in alternativa la rilettura della prova già sostenuta da Iorio a maggio 2016 con una rivalutazione da parte di una commissione esterna che tenga conto delle condizioni in cui è stato costretto a lavorare e, come ultima ipotesi, la ripetizione della prova scritta con tutti gli ausili richiesti dall'insegnante. "Quest'ultima sarebbe la decisione meno gradita e una beffa - precisa Iorio - perché io la prova l'ho già sostenuta".
Per l'anno scolastico 2016/2017, Gennaio Iorio insegna Storia e Filosofia a Bologna, nel Liceo Righi, con un contratto di 8 ore alla settimana fino a giugno. "Da un lato, sono contento perché posso insegnare le materie per cui ho studiato e mi sono abilitato, dall'altro, la mia situazione è peggiorata rispetto all'anno scorso, faccio meno ore alla settimana e questo significa anche una busta paga più bassa" spiega. "Certo, posso dire di essere stato fortunato perché ho quasi sempre lavorato ma il problema dei contratti precari è che un anno sei qui, l'anno dopo non si sa".
Iorio è inserito nelle graduatorie di istituto e, come molti altri colleghi, a inizio anno scolastico ha ricevuto richieste di messa a disposizione per il sostegno. "Si tratta di contratti buoni, da 18 ore alla settimana, che ti danno punti preziosi per la graduatoria, ma io le ho rifiutate tutte", afferma. Il motivo? "La cosa che più mi interessa è il benessere dello studente e non si possono accettare richieste a scatola chiusa", risponde. I docenti chiamati a coprire i posti di sostegno infatti non sanno che tipo di disabilità hanno i ragazzi che andranno a seguire. "Sono un insegnante disabile e anche se questo non mi impedirebbe di prendere un incarico come insegnante di sostegno, non ho le competenze per svolgerlo" afferma Iorio. "Ecco perché ho rifiutato. Anche da questo punto di vista il non aver superato la prova del concorso mi ha danneggiato". Il problema, come ha scritto in una lettera aperta pubblicata a dicembre 2016 da Avvenire, "è che nel momento in cui io rinuncio per una scelta etica di rispetto nei confronti del disabile che dovrei seguire, subisco un danno nella mia posizione in graduatoria, perché più lavori più punti fai, e più punti fai, più lavorerai. I punti che si perdono non li recuperi più ma io preferisco non lavorare che non dare a uno o più studenti un docente di sostegno capace di valorizzarli. Il valore è qualcosa che dovremmo sempre vedere dietro i nostri studenti".



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