Numero 2 del 2018
Titolo: ATTUALITÀ- Il metodo Braille: una luce nel buio
Autore: Pietro Piscitelli
Articolo:
Quale Presidente della Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita" - l'istituzione che da novant'anni promuove lo studio e la cultura tra i non vedenti - intendo, con semplicità, illustrare l'importanza e le finalità del metodo braille, rifuggendo dalla tentazione di scrivere un Trattato che, sono certo, risulterebbe indigesto ai più.
Il primo pensiero che scaturisce istintivamente alla sola lettura del titolo di questa breve intervento è che il metodo braille rappresenta ormai da due secoli lo strumento attraverso il quale il cieco ha potuto superare il buio dell'ignoranza e divenire protagonista ed artefice del proprio destino. Infatti, il riscatto sociale dei minorati della vista ha avuto inizio proprio da quando si è affermato e, progressivamente diffuso, il metodo di lettura e scrittura braille, inventato in Francia da Louis Braille quasi due secoli fa. Attraverso il metodo braille il cieco è riuscito ad appropriarsi della possibilità di leggere e scrivere autonomamente e, progressivamente, affrancarsi dall'ignoranza, dalla povertà e dall'emarginazione e rivendicare il diritto di sentirsi uomo tra gli uomini ed entrare a far parte, a pieno titolo, della società civile. Man mano che il sistema braille si diffondeva anche tra i ciechi meno abbienti, è cresciuta la richiesta di libri per la lettura amena, per lo studio e, più in generale, per soddisfare il bisogno di conoscenza. La comunicazione autonoma e la conoscenza diventano, dunque, acquisizione di consapevolezza della possibilità anche per una persona cieca di poter costruire un percorso formativo individuale che lo mettesse in condizione di elevare la propria condizione sociale. L'Unione Italiana Ciechi nel suo manifesto costitutivo, non a caso aveva messo fra i primi posti l'istruzione proprio in considerazione del bassissimo indice di alfabetizzazione che c'era nella nostra categoria che sino a quel momento era stata destinataria solo di elemosina, che riconoscevano al cieco il diritto alla vita non ritenendo necessaria, invece, una sua presenza nei processi produttivi e di trasformazione della società. Quando, finalmente, nel 1928 nasce la Biblioteca, il tema dell'istruzione inizia ad essere davvero un momento di scelta perché il patrimonio librario da quel momento sarebbe diventato ricchezza di tutti i ciechi. Per trasformare quella segnografia in linguaggio, però, c'era un grande lavoro da fare: diffondere e far conoscere il Braille a tutti. Nella prima fase questo compito fu svolto in maniera egregia dagli Istituti speciali, che con un percorso didattico altamente specialistico riuscirono a fare in modo che le generazioni dei ciechi dell'epoca, pur fra disastri e tragedie fra cui il secondo conflitto mondiale, non perdessero mai l'entusiasmo e la curiosità di sfidare la vita superando con percorsi formativi, anche universitari, quegli stereotipi che volevano il cieco un essere da commiserare, questo sino al 1977.
Con l'integrazione scolastica degli alunni minorati visivi nella scuola comune, si è aperta una nuova era e si è reso necessario un radicale mutamento di concepire il percorso scolastico, poiché da subito l'Unione poté constatare l'assoluta impreparazione del sistema scolastico italiano che non aveva un corpo docente professionalmente preparato ad accogliere i disabili visivi. Un ulteriore danno, poi, si è registrato con l'avvento delle nuove tecnologie, che non intendo affatto demonizzare in quanto indispensabili in alcuni pezzi del percorso formativo, poiché il mezzo tecnico viene usato troppo spesso come scorciatoia per evitare di ammettere la mancanza di conoscenza nell'approccio con un disabile visivo. Non credo che i comportamenti quotidiani nelle azioni base delle persone siano mutati, anche se le abitudini si sono modificate e adeguate all'imposizione di stili di vita che ci arrivano dall'esterno, per cui credo che per un ragazzo cieco resti imprescindibile la conoscenza degli spazi e dell'ambiente che lo circonda. La percezione aptica non può essere sostituita in toto da una voce metallica che prova a darci soluzioni al superamento delle difficoltà del momento che al contempo blocca l'elaborazione e il pensiero e quindi la costruzione individuale della risoluzione al problema. Non mi sembra poi che pc o tablet abbiano cancellato l'uso di penna, quaderni o testi scolastici che con fogli da disegno, compassi, squadrette ecc. sono ancora presenti nello zaino. Allora perché punteruolo e tavoletta dovrebbero andare in soffitta fra i ricordi? Perché il ragazzo cieco deve perdere la conoscenza della scrittura e affidarsi ad una macchina? Forse sono queste le domande che non ci facciamo più, perché abbiamo deciso che la fretta e la velocità deve avere precedenza in tutto. In questi anni grazie ad un grande lavoro fatto dalla Biblioteca si è provveduto a modernizzare e rendere sempre più conforme agli standard internazionali il sistema di scrittura e lettura Braille, proprio perché ci siamo resi conto che era giunto il momento di una sua manutenzione. A parte i tecnicismi, ma le emozioni dell'individuo le abbiamo dimenticate? Un bimbo cieco che per la prima volta si trova fra le mani un punteruolo è pronto ad aprire una porta nel mondo che lo porti a conoscere ambienti e vite diverse rispetto al suo vissuto personale sino a quel momento. Quando poi si compie il passaggio successivo nell'utilizzo delle mani per leggere da soli, ritengo sia un passaggio emozionale irripetibile. Quando le mani avvertono quei puntini per la prima volta, fanno anche fatica magari a riconoscere la propria scrittura, nella mente comincia a crearsi un nuovo spazio di conoscenza personale e autonomo che sino a quel momento non esisteva perché erano gli altri a raccontare. Questo è il Braille e quel suo modo speciale di donare libertà e autonomia. Questo linguaggio ha bisogno di attenzione quotidiana ma è di facile comprensione e conoscenza anche per quei vedenti che decidessero di far conoscenza con il nostro mondo. Questa combinazione di punti è ancora indispensabile se il cieco vuol salvaguardare e difendere la propria identità linguistica e culturale, pur consci e consapevoli che vanno utilizzate nuove metodologie didattiche per il suo apprendimento.
Nel cammino verso il domani sta la conferma della insostituibile funzione del Braille, ancora oggi la luce che illumina il cammino del cieco verso l'emancipazione e l'inclusione sociale, la luce che squarcia il buio dell'ignoranza e guida verso la conquista delle alte vette del sapere.