Numero 2 del 2018
Titolo: SOSTEGNO PSICOLOGICO- Crescere insieme... in Lombardia
Autore: Maria Panariello
Articolo:
Il progetto "Stessa strada per crescere insieme", che vede la partecipazione del CNOP - Consiglio Nazionale Ordine Psicologi - e l'UICI - Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - finalizzato alla creazione di un supporto psicologico ai parenti di giovani ciechi e ipovedenti, è in pieno fermento in Lombardia.
A coordinare i lavori qui, è Elisa Ercolino.
D. Dott.ssa Ercolino, perché ha deciso di partecipare alle selezioni per questo progetto?
R. Lavoro da 10 anni con la disabilità visiva, prima come assistente alla comunicazione e ora come psicologa e tiflologa con due cooperative di Milano. Partecipare a questo progetto era la giusta prosecuzione della mia carriera.
D. Cosa c'era di diverso prima dell'arrivo di "Stessa strada"?
R. L'obiettivo più importante di questo progetto è sicuramente la costruzione di una rete, a livello territoriale e nazionale. Proprio per questo, siamo partiti dalle sedi provinciali Uici, per far conoscere i nostri contenuti e fare una raccolta di bisogni.
D. Come siete entrati in contatto con le famiglie?
R. Questo è stato il passo successivo, contattare le associazioni dei genitori. Abbiamo costruito un rapporto molto profondo a Milano con l'Ageranvi, che si occupa appunto di ragazzi ciechi e ipovedenti, Bambini in braille e l'Ans, l'Associazione Nazionale Subvedenti. E poi è arrivata quella che per noi è stata una vera conquista, l'incontro con le realtà ospedaliere.
D. Cosa manca nelle strutture ospedaliere, nell'ambito dell'assistenza ai genitori con ragazzi ciechi e ipovedenti, secondo lei?
R. Si tratta di un passaggio molto sensibile questo, perché è qui che avviene il primo contatto dei genitori con la disabilità dei propri figli. Secondo noi il tassello che mancava e che manca ancora, per certi versi, visto che il lavoro da fare è ancora tanto, è l'assenza di una relazione tra ospedali e realtà territoriali. Proprio per questo, all'inizio, abbiamo scelto di andare di persona alla Fondazione Mondino di Pavia, al San Raffaele di Milano e insieme ai colleghi del Piemonte, anche alla Fondazione Robert Hollman, per incontrare le famiglie.
D. Anche loro lamentavano una carenza di supporto in queste strutture?
R. Non è una vera carenza, ma una incapacità di fare ponte. Una volta terminata la settimana di terapia, i genitori non sanno a chi rivolgersi ed entrano in una spirale molto cupa, fatta di angoscia e inadeguatezza. A questo serve una rete, a sapere in che mani lasciare i pazienti successivamente. In Lombardia, per fortuna, ci sono molte strutture efficienti, il problema è che ognuna è slegata dall'altra e che manca una vera e propria presa in carico.
D. Quanti sono gli psicologi che lavorano con lei in Lombardia?
R. In teoria 7, in pratica 5-6. Purtroppo non siamo distribuiti uniformemente. Le province più coperte sono quelle di Milano, Varese e Brescia. Aspettiamo con ansia nuovi psicologi, per integrare il personale. Molti genitori lamentano di essere troppo lontani dalle nostre sedi, l'obiettivo quindi è quello di intensificare il supporto, anche nelle aree periferiche.
D. Quali sono i problemi che i genitori riscontrano più di frequente?
R. C'è soprattutto la tendenza a pensare "e adesso cosa faccio?". La paura di non avere gli strumenti adeguati, di non avere le informazioni per affrontare la disabilità dei loro figli. Quello che offriamo ai genitori è quindi un'assistenza pratica e tiflologica insieme. Perché questi sono i primi bisogni che i genitori esprimono. Solo successivamente emerge la richiesta di un supporto psicologico.
D. Ci sono state occasioni d'incontro tra i genitori nella vostra area?
R. Il 24 ottobre presso la Casa della Psicologia, si è tenuto un incontro per i genitori con i genitori. Ci sono state testimonianze di madri e padri, che hanno elaborato questa esperienza e che quindi sono passati già all'aspetto più pratico. Le testimonianze di solito servono moltissimo. Con le associazioni dei genitori stiamo costruendo poi progetti ad hoc. Con alcune di esse ci stiamo focalizzando soprattutto sulla figura paterna, spesso messa in secondo piano. Sembra infatti che la disabilità dei figli debba essere affrontata solo dalla madre. Con altre associazioni, abbiamo messo a punto il progetto "Siblings", rivolto ai fratelli dei giovani ciechi e ipovedenti, che spesso vivono una situazione di disagio, anche perché vengono involontariamente trascurati dai genitori.
D. Come sono i rapporti con gli altri ordini professionali?
R. Di totale apertura e disponibilità. Abbiamo incontrato le realtà ospedaliere, che ci hanno aperto le loro porte. Ma anche l'Ordine degli Psicologi della Lombardia ci sta dando una grande mano, specialmente con la messa a disposizione di spazi e strumenti.
D. Qual è l'obiettivo che vorrebbe raggiungere con questo progetto?
R. Dare delle risposte ai genitori. Ci sono molte famiglie perse, che non hanno punti di riferimento. L'obiettivo del 2018 deve essere la creazione di più momenti di incontro tra genitori, di eventi di auto mutuo aiuto, in cui l'esperienza dell'uno possa essere utile all'altro.