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Corriere dei Ciechi

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Numero 7/8 del 2018

Titolo: ATTUALITÀ- Accogliere un amico a quattro zampe

Autore: Elena Ferroni


Articolo:
L'estate, forse più di ogni altro periodo dell'anno, è il tempo del riposo, in cui ci si ferma per qualche settimana, il tempo della vacanza. Vi siete mai chiesti perché una persona cieca porta con sé un cane guida quando si reca in un albergo, un Bed and Breakfast o addirittura una spiaggia? La domanda è assolutamente legittima ed ora proverò a spiegarvene il motivo. Ogni individuo non vedente ed il suo amico a quattro zampe condividono tutti i momenti della loro vita quotidiana: salgono insieme su auto e mezzi pubblici per raggiungere l'università oppure il posto di lavoro, si recano in palestra o a passeggiare, a fare una visita medica o a mangiare una pizza in compagnia di amici, a fare la spesa al supermercato e, perché no, anche in vacanza. La persona cieca ed il suo cane camminano fianco a fianco ogni giorno, sui loro percorsi, con la normalità di chi è abituato a fare insieme perché quando per qualche seria ragione si deve fare a meno l'una dell'altro, chi ha una disabilità visiva incontra molta fatica e tristezza.
Partire per una vacanza al mare, in montagna o in una città d'arte con il proprio cane guida vuol dire riservare molto spazio in valigia, per il suo cibo se difficile da reperire, per qualche gioco, per la spazzola ed i prodotti antiparassitari e per un bel tappetino da viaggio su cui possa comodamente dormire. Vuol dire anche però preoccuparsi che sui mezzi di trasporto e presso le strutture in cui ci recheremo, il nostro prezioso compagno a quattro zampe troverà uno spazio altrettanto confortevole oltre a quello che gli abbiamo riservato nella nostra valigia. Purtroppo questo non è sempre così scontato ed è per tale motivo che nel nostro paese c'è una legge che tutela l'accesso del cieco con il suo cane guida: è infatti utile ricordare che se in Italia una compagnia di trasporti su gomma, rotaie o aerei, il gestore di una struttura ricettiva o di una spiaggia, dicesse di no al cane guida, oltre a negare l'accoglienza ad un cliente e ad essere passibile di multa (L. 36/1974 e L 60/2006), compirebbe anche un atto di vera e propria discriminazione: non permettere l'ingresso della guida a quattro zampe vuol dire lasciare fuori anche la persona che quell'animale accompagna, apparentemente è il cane che non può entrare ma in realtà chi si rifiuta è un individuo in quanto cieco, come ci dice la legge 67/06 attraverso il concetto di discriminazione indiretta.
Poste queste premesse legislative, voglio ora chiedermi con voi che cosa sa fare un cane guida per ciechi. Un cane sa salire su un mezzo di trasporto pubblico e rannicchiarsi sotto o di fronte al posto in cui si siederà il suo conduttore cieco, oppure nel bagagliaio o sedile posteriore dell'auto, rimanendo tranquillo finché non arriveranno a destinazione. Un cane sa fermarsi davanti alla reception dell'hotel o B&B dove il cieco avrà prenotato ed aspettare con pazienza che il suo padrone prenda i dovuti accordi insieme alle chiavi della stanza. L'animale sale senza problemi in ascensore o può percorrere anche le scale. Sa riconoscere lungo il corridoio la porta della sua camera, fermandosi di fronte ad essa, quando ha visto almeno una volta dove si trova, specialmente se il suo conduttore cieco rinforzerà questo comportamento con premi e lodi. Un cane così educato ha imparato fin da cucciolo che i bisogni fisiologici si fanno in ambiente esterno, quando il padrone prende in mano il guinzaglio e si esce insieme. Un cane guida infine è capace di scomparire vicino all'ombrellone in spiaggia, o nella sala da pranzo di un albergo o ristorante, acciambellandosi sotto al tavolo o accanto alla sedia della persona non vedente, senza dare fastidio in alcun modo agli altri clienti o bagnanti. Non dimentichiamo infatti che in tutti questi contesti l'animale continuerà ad indossare la sua pettorina da lavoro ed il guinzaglio. Il rischio piuttosto sarà che a causa dei suoi occhi dolci, qualche vicino di ombrellone, cameriere o commensale vorrà allungare le mani per una carezza o per dare un bocconcino goloso, tutte azioni di cui è opportuno chiedere il permesso alla persona non vedente.
A questo punto abbiamo imparato almeno due concetti fondamentali: il primo che un cieco che si sposta con l'aiuto di un cane appositamente educato, lo fa in ogni contesto della sua vita; secondo, un cane che conduce un individuo non vedente è addestrato a tale scopo e resta sotto il controllo del suo padrone in tutti gli spazi condivisi con altre persone, perché indossa guinzaglio e pettorina da lavoro.
Chiarito quindi il ruolo di questi animali educati ad aiutare le persone con disabilità visiva e la cui presenza è fondamentale per il loro movimento autonomo, auspico che da quest'estate, gestori di hotel o B&B, lidi e strutture turistiche, forti della consapevolezza dell'"indissolubilità" di questa coppia a sei zampe composta da uomo e cane, corrano il rischio dell'accoglienza e non ci costringano a mostrare tesserini con le leggi vigenti in Italia o peggio a far elevare sanzioni pecuniarie. Accogliere vuol dire sorprendersi della capacità di questi cani di donare un aiuto silenzioso e discreto nel movimento, che spesso fa dimenticare quasi della loro presenza, tanto sono educati. Oltre a permettere a chi porta la difficoltà di una disabilità visiva di muoversi con maggiore libertà anche nei luoghi di vacanza, meno familiari rispetto a quelli della vita quotidiana del resto dell'anno.
Per concludere, non resta altro da dire che questo: la prossima volta in cui arriverà come cliente un cieco con il suo cane guida, non devo perdere l'occasione per dire sì, senza paure o pregiudizi, con la naturalezza di chi sa dare ospitalità al meglio, a tutti coloro che lo chiedono, presso la propria struttura turistica. Così facendo, scegliendo la strada del sì a quel cliente con una guida a quattro zampe, anziché l'amarezza derivante da un rifiuto, si potrà gustare per entrambi, gestore dell'esercizio pubblico e cliente non vedente, la gioia dell'essere accoglienti e dell'essere accolti, perché dare ospitalità è un piacere e non dovrebbe essere mai il risultato della difesa di un diritto.



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