Numero 7/8 del 2018
Titolo: RUBRICHE- Il lavoro fa per me!
Autore: a cura di Tamara Lo Vasco
Articolo:
Disabilità visiva e lavoro, cosa iniziare a fare?
Mi chiamo Tamara Lo Vasco, mi sono laureata nel 2004 in giurisprudenza e dal 2005 lavoro in una grossa società assicurativa.
Sollecitata dal coordinatore della commissione N.A.L., scrivo queste righe sulla base della mia esperienza personale.
Ritengo infatti che alcune tematiche meriterebbero una presa di posizione da parte di U.I.C.I. per sviluppare buone prassi relativamente al mondo del lavoro per le persone con problematiche visive.
Innanzitutto vorrei porre l'attenzione sul collocamento mirato.
Con questo termine andrebbe inteso che si debbano conoscere quali siano le competenze di un soggetto disabile, al fine di prevedere un inserimento coerente con le sue caratteristiche, anche in considerazione del fatto che, negli ultimi anni le tecnologie assistive hanno rivestito un'importanza fondamentale.
Spesso, però, le potenzialità delle persone con problematiche visive, in connessione con l'utilizzo di tali strumentazioni, non è conosciuto da chi si occupa degli inserimenti lavorativi.
Proprio alla luce di questa carenza informativa, l'U.I.C.I. dovrebbe farsi promotrice di alcune iniziative, dalla formazione del personale che si occupa di collocamento mirato, alla creazione di centri dove poter identificare concretamente propensioni ed attitudini della persona disabile, così da individuare il luogo lavorativo più adatto all'inserimento nel posto di lavoro, alla formazione delle categorie imprenditoriali per far conoscere quali mansioni possa ricoprire una persona con disabilità visiva.
Bisognerebbe studiare alcune misure utili al raggiungimento di tali risultati come ad esempio:
- inserire un disabile visivo per ogni sede provinciale del collocamento mirato al fine di poter, una volta formato, fare da trait d'union tra esigenze delle varie aziende e necessità per le persone con disabilità, ma che potrebbe, nello stesso tempo, sensibilizzare le aziende medesime per quanto riguarda le assunzioni delle persone con disabilità incrociando le richieste tra domande ed offerte di lavoro;
- prevedere incentivi per quelle Pubbliche Amministrazioni o imprese private che virtuosamente inseriscano persone con problematiche visive;
- implementare un p.f.i. (piano formativo individualizzato) al momento dell'assunzione, o ogni qualvolta fosse previsto un cambio di mansione, (che tenda ad evidenziare quali risultati debba raggiungere il soggetto ed in cui vengano riportate le misure poste in essere per il raggiungimento di tali obiettivi; è auspicabile che vengano ricompresi tutti i soggetti e le strutture coinvolte);
- tirocinio: mediante tale strumento verrebbero fornite le competenze necessarie all'utilizzo delle strumentazioni informatiche e allo svolgimento dei vari compiti afferenti all'attività lavorativa. Il tirocinio, ovviamente, dovrebbe avere come scopo finale l'assunzione definitiva del soggetto, qualora venga valutato idoneo.
Il secondo punto è quello relativo al tutoring.
Va infatti tenuto presente che l'inserimento occupazionale non si esaurisce al momento dell'ingresso nell'azienda o nell'ente. È quindi necessario predisporre un servizio che segua, quando sia opportuno, il disabile.
L'istituto del tutoring, del resto, viene già ampiamente utilizzato in azienda tra soggetti normodotati. Con i necessari adattamenti (ad esempio il tutor dovrebbe essere un soggetto interno od esterno specializzato e preparato sulla disabilità del lavoratore), può quindi risultare molto utile anche nel caso di dipendenti disabili.
Questo istituto dovrebbe concretizzarsi attraverso la presenza costante di un operatore che affianchi l'inserimento lavorativo del disabile, almeno fino a quando la situazione di reciproca conoscenza tra datore di lavoro e lavoratore non si stabilizzi.
Questo non trova però un effettivo riscontro normativo.
Credo quindi che l'U.I.C.I., coinvolgendo anche le altre associazioni di disabili, debba farsi promotrice di una normativa in tal senso e valutare, altresì, se fosse possibile formare personale con problematiche visive che possa ricoprire tali mansioni.
Un altro punto molto importante da affrontare è quello relativo all'abbattimento delle barriere virtuali.
L'U.I.C.I. dovrebbe far comprendere, mediante qualsiasi strumento si ritenga opportuno utilizzare (sensibilizzazione alle softwarehouse o mediante pubblicità progresso) che rendere accessibili i software già al momento della loro creazione comporterebbe sicuramente un minor spreco di risorse economiche, poiché i programmi risulterebbero immediatamente utilizzabili da chiunque. Andrebbe altresì rivista la legge 4/2004 per quanto concerne il settore privato, affinché possano essere sanati i vuoti normativi presenti.
Tutte queste misure consentirebbero certamente di poter frequentare, in completa autonomia, anche i corsi online che spesso si richiede di svolgere ai dipendenti.
Andrebbe comunque verificata, anche attraverso INVAT, l'accessibilità delle piattaforme online o dei programmi aziendali più comunemente utilizzati (ad esempio SAP), perché se resi fruibili con gli screenreader potrebbero consentire di svolgere mansioni ove ne sia previsto il loro utilizzo.
Un ultimo punto su cui vorrei porre l'attenzione riguarda la necessità di poter sviluppare, da parte di U.I.C.I. studi di fattibilità relativamente a nuove mansioni anche nel settore privato (figura del liquidatore ad esempio) per verificare se sia possibile svolgere tale professione.
Preciso infine che i punti che ho voluto affrontare scrivendo queste brevi righe sono derivati anche da alcune riflessioni dovute alla situazione dell'epoca in cui viviamo: a causa della crisi, infatti, alcune aziende, piuttosto che taluni enti pubblici, potrebbero avere la necessità di trasferire lavoratori disabili visivi in altri settori aziendali, al fine di massimizzare la loro performance e produttività.